12. Tutta la verità

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Il ginocchio di Iris sfiorava quasi il suo, e lui non riusciva quasi a sopportarlo

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Il ginocchio di Iris sfiorava quasi il suo, e lui non riusciva quasi a sopportarlo. Non perché gli desse fastidio, anzi, ma la pelle di lei che sfiorava la sua era come fuoco. Riaccendeva in lui sensazioni a cui voleva opporsi. Cercava di concentrarsi sul nuovo arrivato, per cercare di non pensare a lei. 

-Caino.-

Iblis si rivolse direttamente a lui, mentre Ertha gli allungava una ciotola piena di infuso, che rifiutò dopo l'esperienza della notte precedente. 

-Il cacciatore.-

Lui sapeva. Strinse le nocche delle mani poggiate sulle ginocchia fino a farle diventare bianche. 

-Il figlio di Eva. Ma non di Adham, a quanto vedo.-

-Che cosa dici? Adham è mio padre. E che ne sai tu dei miei genitori?-

Abele rimaneva in silenzio, mentre la conversazione tra suo fratello ed Iblis pareva accendersi. Vide i muscoli di Caino tendersi mentre lo straniero di fronte a loro pareva beffarsi di lui.

-A quanto vedo- continuò, -ne so molto più di te. E posso vedere i Marchi Angelici, potere concessomi dalla mia Dea. Una Dea molto più vera e presente rispetto al Dio che tuo padre ti ordina di adorare.-

-Stai insinuando che... io sia... un abominio? Il figlio di un Angelo ribelle?-

Iblis rise così forte che Abele, preso dal discorso, sussultò. Mentre Caino reagiva con rabbia, lui rimaneva sconcertato. Naturalmente non credeva ad una sola parola pronunciata dalla bocca di quell'individuo. Non capiva perché suo fratello si scaldava così tanto per delle menzogne.

-Non di un Angelo qualsiasi. No. Tu, Abele, e tutti i tuoi fratelli e sorelle, siete figli di Metatron.-

Caino balzò in piedi, sotto lo sguardo di Iblis, e si diresse nell'angolo in cui erano abbandonate le loro armi. Per troppo tempo se ne era separato, fosse anche solo per una notte, capiva che non avrebbe dovuto farlo. Prese sia la sua che quella del fratello, e si preparò alla lotta. I muscoli delle gambe tesi in posizione di difesa, la lancia di cristallo nero puntata in direzione del petto di Iblis. Bastava un colpo al cuore, e tutto sarebbe finito. Ma ancora una volta, lo straniero rise.

-Cosa vuoi farci con quella, ragazzino?-

-Sono un uomo! Questa lancia è stata forgiata dal Paradiso per imprigionare le anime degli Angeli Ribelli, vieni fuori e combatti!-

Iblis mosse una mano, un movimento quasi impercettibile, ma bastò a far volare verso l'alto la lancia che Caino stringeva nelle mani, bucando la pelle che ricopriva la capanna. Caino perse di vista la sua arma, ma la sentì ricadere al suolo poco più lontano. Sapeva che non si sarebbe rotta, ma non si aspettava di essere disarmato in quel modo. Abele non reagì nemmeno. Capì che non sarebbe servito a nulla.

-Chi sei tu?-

-Siediti, te l'ho già detto, non farmi perdere la pazienza! Siediti anche tu Abele. Ho detto che non siamo nemici. Non dobbiamo esserlo per forza.-

La Stirpe Di Lilith - Il Marchio Di Caino #Wattys2017Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora