Faticammo a trovare posto, ma una volta seduti decisi di dare inizio ai giochi. Da dove veniva tanta determinazione? Curiosità, supposi. Infatti avrei voluto tempestarla di domande per ottenere più informazioni possibili, ma, pensai, era meglio evitare lo stile da inquisitore, perché avrebbe potuto farla sospettare qualcosa... Anche Nia non era sicura di quello che poteva sapere Zoe, quindi era fondamentale lasciarle credere che per me lei fosse Lei.
"C'è modo di ottenere questo permesso?" iniziai.
"Si può fare tutto, basta avere la chiave giusta" mi rispose ironica.
Mi stava prendendo in giro?!
E chiaramente non è quella che ha mio nonno, pensai tra me e me. "Qualcosa mi dice che tu sai dove si trova", le dissi guardandola dritto negli occhi.
Se voleva giocare, ero pronto ...
"Mmm"
"Mi sbaglio?" poi, dopo un altro boccone, aggiunsi "Io non credo".
Posò la forchetta e fece sparire quel sorriso irritante che aveva dall'inizio della conversazione. Dopo qualche secondo fui costretto ad ammettere che così, seria e silenziosa, somigliava in maniera impressionante a Nia. Aveva gli stessi occhi verdi, le stesse sopracciglia sottili e definite, le stesse labbra magnetiche.
"È più vicina di quello che immagini", disse, interrompendo i miei pensieri. Forse si stava prendendo gioco di me, e mi stava mettendo alla prova per scoprire cosa sapevo, ma almeno mi aveva confermato che era la serratura della porta rossa il punto da cui partire. O almeno così mi sembrava. Come del resto mi parve chiaro che non me lo volesse dire davvero, perché se avesse voluto farlo non avrebbe tergiversato così.
Eppure dovevo assolutamente scoprire di più.
"Ok, ma se tu sei qui, in teoria anche noi potremmo venire a Panfilia, giusto?" Adam si era intrufolato nel discorso. Aveva già finito di divorare quello che aveva nel piatto. Mangiava sempre in fretta, poi, di solito, mentre mi aspettava si perdeva a sbriciolare i vari contenitori. Infatti si era già messo a fare a pezzetti la busta di carta delle posate.
"E per quanto ne sappiamo, o tu hai la seconda chiave oppure c'è un altro modo..." la guardai un attimo sperando che fosse lei a concludere il discorso.
"Non proprio", si limitò a dire, invece. Non sollevò neppure lo sguardo dal piatto.
Adam allora mi guardò e fu come se lo sentissi dire "Oh, almeno ci abbiamo provato".
Era furba, pensai. Dovevo stare molto attento.
Decisi di cambiare strada e di procedere per gradi. Se non mi voleva dare nuove informazioni dovevo almeno cercare delle risposte ai dubbi che avevo. "Se non posso venire a Panfilia, perché allora mi è stato concesso di vedere così tante cose, tutte le visioni di questi anni e, soprattutto ..." cercai di rincarare la dose "in questi ultimi mesi ho potuto vedere anche te?"
Sbattè le palpebre più volte, velocemente, come se fosse stupita dalla mia domanda. O, forse, mi aveva letto dentro e aveva capito tutto. Forse ora anche lei sapeva che io sapevo. Che lei non era davvero lei.
Avrò fatto bene a raccontarle delle visioni? Forse non è stata una grande idea, perché ora di sicuro sa che quella che vedo è un'altra. Saprà anche che le somiglia... dato che l'ho scambiata per lei.
Speriamo almeno che creda che non me ne sia accorto, che non sappia che ce ne sono due.
Ma che altro potevo fare? Che casino...
Almeno non le ho detto nulla di come comunichiamo. Tra l'altro non ho ancora detto niente neanche ad Adam. E, sinceramente, non so se lo farò. E poi, poi c'è Zoe che non mi ha risposto. Non ha potuto o non ha voluto? E' vero, al nostro tavolo è arrivata quella rompipalle di Mary e abbiamo dovuto cambiare discorso... ma poi ho avuto come l'impressione che mi evitasse di proposito, non solo in mensa, anche in classe e alla fine delle lezioni... Praticamente è sparita subito dopo il suono della campana.
Sto da schifo. Per Adam. Per tutta la storia.
Mi buttai all'indietro sulla sedia e cominciai a giocherellare con la penna che prese a oscillare velocemente tra il pollice e l' indice della mia mano destra.
Mi attraversò un pensiero felice: la stavo aspettando.
Poi un altro.
Sapevo il suo nome.
D'istinto lo scrissi sul foglio bianco, pronunciandolo lentamente, a bassa voce. Lettera dopo lettera riempii l'intera pagina.
NIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIA
NIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIA NIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIANIA
Non so per quanto rimasi lì immobile a fissare il foglio. So che all'improvviso qualcosa mi scosse come una doccia fredda.
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ALTER
FantasyLui vede cose che gli altri non vedono. Lei ha un segreto, probabilmente più di uno. Lui non sa ancora di cosa è capace. Lei appare all'improvviso. Lui è reale, lei forse no. Insieme danno alla parola ALTRO un significato inaspettato.
