Lui vede cose che gli altri non vedono.
Lei ha un segreto, probabilmente più di uno.
Lui non sa ancora di cosa è capace.
Lei appare all'improvviso.
Lui è reale, lei forse no.
Insieme danno alla parola ALTRO un significato inaspettato.
Lui e Zoe confabularono per qualche minuto, poi si salutarono.
Con un bacio.
Io avevo nascosto ad Adam molte cose, ma anche lui non scherzava.
Un sorrisetto compiaciuto comparve sul suo volto mentre mi raggiungeva all'angolo della strada.
"Cambia espressione o provo di nuovo a darti un pugno!" gli intimai.
"Esagerato!" Adam si era improvvisamente fermato "Te l'ho detto, lei non è Nia!"
"Aspetta un attimo" dissi subito "Com'è possibile? Tu sai di Nia?" Lo guardai fisso negli occhi e mi resi conto che le cose che non mi aveva detto dovevano essere molte.
Ci fu una pausa, di un silenzio così pesante, che quasi smisi di respirare. E mi pervase un senso di tristezza misto a disgusto. Come quando un libro bellissimo finisce, e il finale fa schifo.
"Quanto tempo è che non mi dici la verità? Anzi, mi hai mai detto qualcosa di vero?"
"Sei sempre il solito. O bianco o nero. O è tutto vero o niente lo è! Se mi fai spiegare forse evitiamo inutili tragedie." Poi continuò "Ci sono cose da dire, quindi parliamone. Non hai detto che mi devi dire qualcosa? Prego, prima tu."
Ci eravamo fermati all'angolo della strada di fronte al cancello della casa del nonno.
"No, no. Prima tu", replicai.
"Ok". Prese fiato come prima di bere una medicina. "Ho io l'altra chiave".
Non ero preparato a questo. "Non è possibile!", dissi.
"Sì che lo è". Mise la mano in tasca dei jeans e me ne mostrò il contenuto.
"Mi prendi per il culo?" sbottai. Quella era una chiave, certo, ma neanche lontanamente simile a quella che avevamo provato nelle serrature della porta rossa. Sembrava piuttosto una chiavetta usb.
"Senti, mi devi credere!", mi mise in mano la chiave e continuò "Questa è la seconda chiave, l'a-l-t-r-a chiave!" Sbuffò.
Aveva scandito fin troppo bene quella parola. Lui sapeva di Alter. Sapeva di Nia. Sapeva più cose di me.
Anch'io sbuffai.
"Nathan, ti prego..."
Negli anni avevo imparato che quando pronunciava il mio nome per intero significava che stava per dirmi qualcosa di grosso.
"Guardala bene. Si incastra perfettamente nell'altra. Sono state fatte apposta perché non si possa fare a meno di entrambe. Quella di tuo nonno apre la porta, e questa contiene le credenziali di accesso".
"Da quant'è che ce l'hai?", mi accorsi che seppur totalmente diversa come forma, la questione dell'incastro poteva essere vera. Era come guardare l'Africa e il Sud America. Anche uno stupido se ne rendeva conto. Era plausibile. Avevo dato per scontato che le due chiavi fossero identiche, ma poteva anche non essere così.
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"La notte in cui tu hai fatto il ritratto..." mi rispose.
Ero perplesso, non sapevo proprio cosa pensare.
"Quella notte" continuò Adam "per me è iniziato tutto".
"Ti ascolto"
"Ho iniziato a sognare cose..."
"Cose? Cose cosa?" chiesi impaziente.
"All'inizio pensavo si trattasse solo di un sogno, ma poi..." si interruppe qualche secondo come se stesse scegliendo le parole giuste "...poi, però, quando mi sveglio, immancabilmente c'è la prova di ciò che ho visto. È come se quello che è capitato a te in questi anni da sveglio, ora stesse capitando a me, quando dormo". Fece un sorriso tirato e solo in quel momento mi accorsi che aveva le borse sotto agli occhi. Non l'avevo mai visto così stanco.
"Cos'hai visto?" chiesi con voce di finta calma.
"Zoe. Prima immagini frammentate e sconnesse, forse ricordi del posto da cui proviene, poi lei".
"Quindi, mi stai dicendo che hai conosciuto lei, i suoi ricordi, tutto il pacchetto insomma, e che ora avete un rapporto per cui vi baciate tranquillamente e ripetutamente per strada e, tutto questo, in quanto? Tre giorni? E pretendi anche che io ci creda?"
"La prima notte ho sognato l'albero, riprodotto su porte, muri, sulla pelle degli abitanti di una strana città e mi sono svegliato pensando alla copertina del tuo vecchio diario... poi ho visto una ragazza che le somigliava ed è apparsa Zoe a scuola, e non dimentichiamoci della chiave, eh sì, la chiave, ed eccoci da tuo nonno alle prese con quella cavolo di una serratura, che poi sono due, e bam! mi ritrovo tra le mani la seconda chiave, quella che mi dicono consenta davvero l'accesso e non solo di oltrevedere la porta e compagnia bella, e poi di nuovo Zoe con bla bla bla e c'è Alter e c'è Panfilia e c'è qui e c'è là e bla bla bla e 'sti due maroni!" mi stava letteralmente inondando di parole e io non potei fare a meno di capire quanto fosse grande il suo desiderio di confidarsi. Questi ultimi giorni dovevano essere stati duri anche per lui. Lo guardai. Aveva il fiatone, come se avesse corso per chilometri. "Cioè Nat, hai presente? Mi stavano succedendo cose incredibili e non te ne potevo parlare!"
"Te l'ha detto Zoe di non dirmi nulla?"
"Sì".
"E ti ha detto anche il motivo?"
"Mi ha chiesto di aiutarla a mandare a casa Nia."
"Certo, come no! E magari ti ha anche detto di non sapere perché lei è qui, che tutto questo non può essere una coincidenza, ma indipendentemente dalla ragione l'altra va mandata a casa!" dissi ironico, ripensando alle parole che mi aveva detto Nia...
"Esatto!"
Adam era confuso ed io ero allibito. Ma per la prima volta pensai che non fosse Zoe quella stronza. O almeno non solo lei.
"Qui c'è qualcosa che non torna, non ti pare?" chiesi ad Adam.
"A cosa ti riferisci di preciso?" Replicò ironico. "Io vorrei sapere perché ci hanno detto le stesse cose, pensano forse che non ci parliamo? O lo hanno fatto apposta, sapendo che sarebbe saltato fuori? E poi perché si somigliano così tanto?"
"Non lo so. Non so più niente. Ma stando qui non ne verremo mai a capo."
Guardammo entrambi in direzione del cancello.
Era il momento di ottenere qualche risposta credibile. O perlomeno che ne avesse la parvenza.