Lo sapevo già.
Questo dovrebbe significare che ho un grande intuito e dovrei sentirmi fiera di me.
Ma ora che la mia teoria è stata confermata, provo solo paura, più di prima.
Mi scruta per un attimo e unisce le sopracciglia.
"Come facevi a saperlo?"
Chiede.
"Insomma, me lo sentivo"
Rispondo indifferente.
Esita un attimo, poi continua.
"Bene, allora tornando a noi, farete solo lezioni di ascia..."
"No, non voglio farlo"
Lo interrompo.
"Perchè?"
Domanda stupito.
"E se non ci fosse l'ascia là fuori? Cosa farei per difendermi?"
Aspetto la sua reazione.
Appoggio la schiena alla poltrona e incrocio le braccia.
"Questo progetto non ha senso".
Affermo.
Non mi risponde, è spiazzato.
"Almeno Christabel lo sa?"
Chiedo con un sopracciglio alzato.
"No"
È come se gli mancasse il fiato.
Per così poco.
"Non la prenderebbe bene"
Dice di nuovo.
"Bene, posso andare"
Proprio in quel momento sento i passi dei miei compagni andare a fare colazione.
"Sì, vai pure"
Mi congeda lui.
Io cammino e prendo posto vicino a Gio.
Lei mi assale subito.
"Dove sei stata? Mi hai fatto prendere un colpo!"
Esclama.
"Stai tranquilla"
Le rispondo secca.
Non sono sicura di poter rivelarle quello che l'insegnante mi ha detto.
"Allora, va bene"
Non sembra molto convinta, ma si limita a sorseggiare il latte rancido che abbiamo nella tazza.
Io non tocco quella roba, preferisco il pane duro.
Quando abbiamo finito Isabel ci consegna i fogli con il programma di oggi.
Non credo sia casuale il fatto che sia io che Christabel abbiamo l'ascia.
Sono sicura che provvederanno a cambiarla.
Vado di fianco a lei, non credo di poterle dire niente.
Come ieri, dopo che tutti sono nelle rispettive file, Isabel accompagna prima noi all'ascia.
Intravedo il padre di Christabel farle un cenno amichevole, e sul viso di lei spuntare un sorriso.
Non deve essere così male per Christabel, in fondo, vive quì da quando è piccola, e adesso che si deve addestrare, ha con sé i suoi genitori.
"Bene, prendete le ascie e iniziate".
Dopo sta mattina non credo che abbia voglia di spiegare tutto per filo e per segno.
Vado con Christabel a prendere un'ascia, la scelgo bene, poi andiamo verso i tronchi.
Ovviamente sono finti, ma da comunque una certa soddisfazione.
La impugno e sbatto la lama contro gli alberi.
Tutto l'odio che ho nel cuore, il senso di colpa, la rabbia, si dileguano lentamente man mano che mi sfogo.
Ma l'ora finisce in fretta, e grondante di sudore appoggio l'arma e mi tolgo la felpa prima di sentire un grido.
Sento i peli sulla schiena drizzarsi, perchè ho già avuto sentito quell'urlo.
Avevamo quattro anni, all'asilo, stavo facendo uno di quei giochini stupidi, quando un'ape è entrata dalla finestra.
Una cosa stupida, ma Julia ne era terrorizzata, talmente tanto che urlò.
E quell'urlo era l'urlo che ho appena udito.
Mi metto a correre, quando le urla cessano.
Non ho il tempo di guardarmi intorno che vedo una cerchia di persone.
Julia è a terra, dei paramedici la stanno portando fuori.
Le corro incontro, in lacrime.
"No!"
Urlo numerose volte.
Qualcuno mi blocca, Isabel mi ha presa in braccio e mi sta portando via.
Io mi dimeno, tiro calci e pugni, ma ormai Isabel è diretta in camera.
Mi fa sedere sul letto e aspetta che mi calmi, mentre mi abbraccia.
"Cosa le è successo?"
Chiedo in preda agli spasimi.
"Ha avuto un attacco cardiaco"
Mi ripete lei con un filo di voce.
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La Militaressa
ActionNel 2038, una nuova legge impone a tutti i ragazzi dai sedici anni in su almeno due anni di addestramento militare. Flame ha quasi 18 anni, sta per iniziare l'università, quando la nuova legge la coglie di sprovvista: l'accademia militare di Trento...