#Eight 3.0

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parte 3 di 3 ✔
Ancora stento a crederci che è stata pubblicata anche questa parte. È stato lunghissimo questo 8° capitolo, sia nella stesura che probabilmente nella lettura.
(FATEMI SAPERE SE VI È RISULTATO TROPPO PESANTE!)
But, here we are!
Ve la consegno a mezzanotte, così per iniziare bene la settimana (o almeno questa era l'intenzione! 🙈)
Aspetto le vostre impressioni, as always ❤
Enjoy.

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«Lui...lui è importante per me. Non è solo il ragazzo con cui sono andato a letto. È prima di tutto il mio migliore amico, il mio confidente, la mia ancora... e ho paura, Luca. Ho paura che se affrettassi troppo le cose, con tutte le questioni che ho ancora da risolvere, finirei per perderlo.
E non voglio, perché.. non saprei da dove cominciare, sarei in balia di me stesso senza di lui.»
Sentendo Filippo pronunciare l'ultima frase, un brivido attraversa la schiena di Simone.
È incredulo e non pensava che tenesse a lui così tanto.
«Capisci cosa intendo?» dice, poi, Filippo.
«Per la miseria, amico, sei proprio cotto...mi sembra di essere in una di quelle serie per teenager americane!» commenta Matteo, ma il veronese sembra non prestare attenzione alla frase.
«E sta un po' zitto Teo!» lo ammonisce Luca «Comumque si, ti capisco, eccome» aggiunge.
«È bastata una sciocchezza, ieri, per farlo infuriare» esclama a gran voce, interrompendo Luca.
«Non oso immaginare come potrebbe reagire se dovessi ferirlo sul serio. Quando ti ho detto quella cosa prima, sul voler stare con lui, io...vorrei avere davvero il coraggio di farlo, di provarci. Ma sono troppo problematico, non sono stabile emotivamente, questo...scoprire me stesso a 25 anni io...è difficile e non voglio ferirlo, perché ci tengo davvero troppo, e questa cosa mi manda fuori di testa. Si merita di essere felice e non so quanto potrà esserlo standomi accanto.»
Simone, ascoltandolo, prova uno strano formicolio alla bocca dello stomaco.
Da un lato non riesce a smettere di sorridere, nè tantomeno di fermare il battito impazzito del suo cuore.
È bellissimo sentire Filippo parlare di lui in quel modo e si dà un paio di pizzichi sul braccio per realizzare di non averlo sognato, tutto quel discorso.
Dall'altro però, gli torna in mente Nicole, e le ultime frasi del discorso del veronese. Si sente mancare il terreno sotto i piedi quando si rende conto che la situazione è ancora molto delicata e tutto potrebbe distruggersi con estrema facilità, una volta tornati a Trento.
E subito inizia tremare senza controllo e sente l'aria mancargli.
Cosi, nel muoversi, finisce contro la lampada, facendola cadere.
Sentendo il rumore, Filippo si volta e lo vede fare dei grossi respiri, gli si legge in faccia che è turbato.
«Simo? Che hai? Simone!»
Ma il palleggiatore non lo sente e scappa via quasi correndo.
«Senti, Luca, devo andare. Ti richiamo» dice chiudendo la chiamata e iniziando a seguirlo, preoccupato.
«Gian! Ehi, ehi fermati.» lo esorta, ottenendo però l'effetto contrario.
«Simone!» lo chiama mentre, aumentando la velocità del passo riesce ad avvicinarlo. «La smetti di correre?»
«Non sto correndo. Cammino veloce» dice a mò di spiegazione il più piccolo.
«Che?»
«Sei tu che hai le gambe corte e non riesci a starmi dietro. Che posso farci?»
«Simpaticone»
Il palleggiatore di tutta risposta gli fa una linguaccia ed entrambi scoppiano a ridere.
«Mi dici cosa è successo?»
«Niente»
«Dai Simo, non posso tirarti le parole di bocca ogni volta.»
«Possiamo...parlarne mentre facciamo colazione?»
«Va bene»
Ritornano in camera e recuperano il sacchetto portato su da Simone poco prima. Decidono di mangiare sul letto, seduti a gambe incrociate, uno di fronte all'altro.
«Adesso parli?»
«Ti ho sentito prima, a telefono.»
«Cosa hai sentito, di preciso?»
«Io...» inizia Giannelli mentre spezza il proprio croissant a metà «...ho sentito che parlavi con Luca. Di me...e di te.»
«Te l'ho detto Simo, ne devo pur parlare con qualcuno altrimenti rischio di impazzire sul serio. La situazione non è facile.»
«Lo so.»
«E quindi?»
«Non credevo pensassi quelle cose di me.» sussurra Simone
«Ti sottovaluti troppo, ragazzino. Sei solare, sei divertente, sei intelligente, sei altruista. Sei speciale, ti meriti qualcuno che ti renda felice sempre.»
«Allora mi merito te.»
«Probabilmente sono io a non meritarmi te.» risponde pacato lo schiacciatore.
«Ma tu mi rendi felice!»
«Anche tu mi rendi felice, ma Simo, lo sai che sono un distributore di problemi che cammina. Non posso pensare di caricarti addosso le mie questioni irrisolte. Sei troppo importante, perché io possa permettere a me stesso di distruggerti, anche non volendo. Ti voglio, ma sarei egoista a tenerti legato a me, in questo momento. Non posso rischiare di rovinare la cosa piú bella che mi sia capitata nella vita.»
«Anche tu»
«Mh?» chiede Lanza perplesso
«Sei la cosa più bella che mi sia capitata nella vita.» afferma annullando le distanze con un abbraccio.
Filippo si perde nei suoi occhi nocciola.
«Fallo» gli dice Simone sostenendo lo sguardo del più grande.
Si avvicinano impercettibilmente, come se una forza esterna, alla fine, li spingesse sempre uno tra le braccia dell'altro.
«Cosa?» domanda lo schiacciatore, sentendo i loro respiri fondersi per la vicinanza.
«Baciami.» dice mentre continuano ad avvicinarsi.
Trascorrono gran parte della giornata così, a letto, baciandosi, coccolandosi.
Hanno le gambe intrecciate, la testa di Simone sul petto di Filippo, che gli accarezza dolcemente il braccio, quando il più piccolo decide di spezzare il silenzio.
«Stasera ti porto in un posto»
«Dove?»
«Poi lo vedrai. Fidati.»
«Eddai Gian, dimmi dove. Voglio sapere come devo vestirmi, in che modo presentarmi...»
«Vestiti come preferisci, sei sempre bellissimo, e poi non ci farà caso nessuno al tuo abbigliamento.»
«Che significa che non ci farà caso nessuno?! Dove andremo?»
«Fil, sta tranquillo. Non ti fidi di me?»
«No. Mi fido solo di te.» risponde con convinzione il veronese stampandogli piccoli baci sulle labbra ad ogni parola.
Simone aveva pensato a tutto: la coperta dove stendersi, una cena semplice ma completa, una bottiglia di buon vino, calici e qualche candela come decorazione.
«Non posso credere che hai fatto tutto questo» continua a ripetere incredulo Filippo
«Perchè no?»
«Non lo so. È come...è una cosa abbastanza intima.»
«L'ho fatto per noi. Beh, per te.»
«Per me?»
«Per chiederti scusa per come mi sono comportato in questo periodo. Da quando... lo sai...da Rio. Mi dispiace averti trascinato in questo casino.»
«Non mi hai trascinato da nessuna parte, non essere stupido.»
«Ma se io avessi continuato a mentenere il controllo, se-»
«Smettila.» lo interrompe lo schiacciatore «Ti sembra che io abbia fatto qualcosa contro la mia volontà?»
Il più piccolo scuote il capo come segno di negazione.
«Allora non preoccuparti, non sentirti in colpa. Se avessi voluto respingerti lo avrei fatto subito, lo sai che non ti prenderei mai in giro, non ti mentirei mai. Forse il tuo abbassare le barriere mi ha dato solo la spinta per fare quello che desideravo da tempo.»
«Non...non capisco» dichiara Giannelli visibilmente confuso
«Ricordi la festa di Natale a casa di Tine, l'anno scorso?»
«Si»
«Pioveva a dirotto quando andammo via. Dovevo riaccompagnarti a casa. Quando ci sedemmo-»
«Mi ricordo»
«-quando ci sedemmo in macchina, abbassasti il cappuccio della felpa e ti girasti verso di me, con i capelli tutti appiccicati alla fronte. Mi sorridesti. Uno di quei sorrisi tutti tuoi. Sai, quelli che ti imbarazzano, uno di quei sorrisi teneri, uno di quelli che ti rendono...te. Avrei voluto baciartelo via quel sorriso. Quella sera, nella mia auto, al freddo, bagnati fradici è stata la prima volta in cui ho pensato sul serio di baciarti, che l'ho desiderato consciamente...»
Il palleggiatore non sa che dire, inclina leggermente la testa di lato e sorride, uguale a come è stato descritto dal veronese poco prima.
«Si, proprio così...» sussurra Lanza avvicinandosi, guardandolo negli occhi e posando le sue labbra su quelle del compagno, così come avrebbe voluto fare quella notte di dicembre. È tutto estremamente dolce, romantico...magico.
È come se le loro bocche fossero nate per stare l'una sull'altra, le loro lingue fossero programmate per cercarsi, i loro occhi fossero destinati ad incatenarsi e i respiri a fondersi.
«Sei incredibile» dice Simone ancora ad occhi chiusi, mentre preme il viso contro la mano di Filippo.
«No, non lo sono. Questo è semplicemente l'effetto che hai su di me, che hai sempre avuto su di me.» gli bacia la tempia e si chiede il perché. Perché continuare a negare quanto lo voglia, quanto lo desideri?
Perché deve rendere tutto così difficile? Perché deve complicare le cose ad entrambi? E allora parla:
«Simo, pensavo una cosa»
«Ah davvero, sai anche pensare?»
«Scemo!» esclama, colpendolo leggermente sulla spalla «Sto cercando di dire una cosa seria» aggiunge, sbuffando.
Simone risponde facendogli il verso e vedendo il viso dell'altro diventare paonazzo, non riesce a non sciogliersi in una risata.
Filippo si sente mancare il terreno sotto i piedi.
Il suono della sua risata, pura e spontanea, gli resta dentro, lo fa stare bene. Troppo bene, da perdere totalmente il controllo.
Lo afferra per la maglietta e lo tira a sé, fino a quando non sono talmente vicini da sentire i loro respiri mischiarsi l'un l'altro.
«Quanto sei bello quando ridi» mormora, fissandolo, Filippo.
Simone è molto sorpreso dal gesto, dal complimento improvviso, ma prova comunque a rispondergli a tono.
«Solo quando rido?» chiede ammiccando, senza interrompere il contatto visivo.
«Lo sei sempre» dice, diretto e sicuro, Filippo «ma quando sorridi il tuo viso risplende e.. e.. e il mio autocontrollo vacilla.» conclude.
Il piú piccolo ride di nuovo, mentre gli cinge il collo con le braccia e lo avvicina.
A Filippo basta sentirlo ridere ad una distanza così ravvicinata, per sentire l'eccitazione invadere ogni fibra del suo corpo. Non gli è mai capitato in tutta la sua vita di sentire il suo corpo reagire a quello di un'altra persona con tanta facilità. Quelle sensazioni non sono altro che un'ulteriore prova del fatto che è totalmente inutile continuare a reprimere tutto, ormai è chiaro come il sole che l'unica persona che vuole è Simone.
E lo vuole davvero.
«Simo» lo chiama con un tono di voce rauco, simile ad un gemito soffocato. «Devi ascoltarmi bene ora, perché non credo che ripeterò queste parole un'altra volta.» continua, portandogli una mano dietro la nuca, impedendogli di allontanarsi.
«...ok »
«Sai benissimo quanto io abbia paura di cosa possa succedere in futuro, a noi due, se dovessimo lanciarci a capofitto in questa storia»
«...si»
«E sai anche quanto io sia spaventato all'idea di dover accettare questo nuovo.. me stesso»
«Si»
«Io.. Credevo di essere intrappolato nel mio passato, avevo paura che non sarei riuscito mai a liberarmene.. almeno fino a stasera.» dice, sollevando il mento del palleggiatore con un dito, costringendolo a guardarlo.
«Stasera mi è bastata la tua risata per cancellare via ogni mia paura, ogni mio dubbio, è stata sufficiente a farmi capire che.. ti voglio» fa una piccola pausa per poi procedere «Sei un ragazzo e...ti voglio! Cioè non ti voglio perchè sei un ragazzo, ma perchè sei semplicemente tu. Voglio viverti al 100%, tutti i giorni e... voglio provare a renderti felice almeno la metà di quanto tu rendi felice me» conclude, baciandogli più volte la guancia.
Simone è stupito, non si aspettava un discorso del genere, non era ancora pronto, non sapeva come reagire.
Vorrebbe piangere dalla felicità, ma l'unica cosa che riesce a fare è fissarlo senza riuscire a dire una parola.
E come se non bastasse inizia a tremare incontrollabilmente, come terrorizzato.
Il piú grande lo nota subito.
«Che c'è?»
«Niente, sto bene.»
«Non sembra»
«Sto bene.. sono un po' sorpreso, ma felice»
«E allora perché tremi?»
«Non lo so...tutte queste emozioni mi hanno sopraffatto, non mi sembra vero che.. che tu che mi stia dicendo queste cose, Fil.. sei.. sei davvero sicuro?»
«Vuoi una prova? Una prova reale?»
«Cosa? Che vuoi dir-»
Filippo non ci pensa su due volte: gli afferra la mano e, tremando, gliela poggia sul cavallo dei suoi pantaloni, per fargli sentire quanto fosse indiscutibilmente eccitato.
«Mi è bastato sentire la tua risata per ridurmi così, e il mio corpo non mente» Lo guarda per qualche secondo negli occhi e lo bacia con una delicatezza, con una lentezza tale da rendere impossibile a Simone trattenere dei piccoli gemiti impercettibili.
Continua a baciarlo e quando si accorge che il tremolio è svanito completamente.
«Voglio fare l'amore con te» mormora al suo orecchio.
Si guardano negli occhi per qualche secondo, entrambi senza fiato, fino a quando Filippo non riprendere a baciarlo, e non sente il più piccolo sciogliersi e lasciarsi andare con più trasporto.
Con un movimento deciso e veloce gli toglie via la maglia.
Resta a fissarlo per un attimo, sfiorandogli il petto con le dita, quando Simone lo esorta a togliersi anche la sua, di t-shirt.
E' quando si ritrovano l'uno di fronte all'altro, seminudi, che i loro baci diventano urgenti, profondi e pieni di desiderio.
Filippo sposta poi le sue mani sulla schiena di Simone, spingendolo lentamente a stendersi sulla sabbia.
Quando è completamente disteso, sale a cavalcioni su di lui e lo guarda negli occhi.
«Fil»
Il veronese inizia a baciarlo ovunque, iniziando dal collo e scendendo verso il basso, soffermandosi sul suo petto.
Si stupisce, poi, nel sentirlo così docile.. così teso.
Lui cosí spavaldo è sicuro di se, che solo qualche giorno prima aveva preso il suo corpo e ne aveva fatto ciò che voleva,
sembrava aver lasciato il posto ad un ragazzino spaventato, che aveva solo bisogno di essere...accudito.
Filippo perde la testa, perché non vuole fare altro che prendersi cura di lui quella sera.
Con una scia di baci, arriva fino al bordo dei suoi pantaloni e non ci pensa due volte prima di abbassarli, tirando via anche il resto. Quando si fa vicino, pericolosamente vicino, Simone lo blocca.
«Non.. non voglio che tu lo faccia»
«Shhh»
«Non.. non devi sentirti obbligato, Fil»
«Chiudi il becco, Simone» dice, baciandolo, prima di scendere di nuovo verso il basso.
Venera ogni centimetro del suo corpo, dalle labbra ai fianchi: li bacia, li morde. Vede la pelle abbronzata del palleggiatore cambiare colore dopo il passaggio della sua bocca e dei suoi denti. È una cosa che ha già fatto, con le ragazze, ma non è mai stato così eccitante. Arriva all'interno coscia, continuando a ripetere i gesti che lo hanno portato fin lí. Sente Simone fremere sotto di lui e l'adrenalina salire in maniera smisurata. Alza lo sguardo per chiedere il permesso che gli viene immediatamente accordato con un cenno del capo.
Il veronese, sa che quello potrebbe essere un totale disastro, ma muore dalla voglia di avere Simone, di farlo suo. Inizia a leccarlo per tutta la lunghezza, dal basso verso l'alto, fino a che non comincia a concentrarsi sulla punta succhiandola piano per poi abbassarsi poco a poco, riuscendo in breve tempo ad inglobarlo tutto. Mantiene un ritmo lento finché non sente la mano del palleggiatore afferrargli la nuca e spingerlo giù, facendogli capire di volerne ancora e più veloce.
«Oddio tu...io...oddio non può essere vero che non lo hai mai fatto prima» dice Simone quasi in estasi «il miglior pompino di sempre» continua tra gli ansiti.
Avverte il compagno sorridere a queste parole mentre è ancora impegnato a soddisfarlo. Filippo lo sente indurirsi ancora di piú nella sua bocca, sa che manca poco perché venga.
Cosí di stacca sonoramente dal membro del ragazzo, iniziando a tracciare nuovamente il percorso immaginario che ha compiuto precedentemente, al contrario, con la punta della linuga. Simone però gli mette due dita sotto il mento e lo fa risalire sul suo corpo in modo da prendergli le labbra tra le sue e baciarle, in uno di quei baci profondi e bagnati. Riesce quasi a sentire il suo stesso sapore nella bocca dello schiacciatore, una scarica elettrica lo attraversa da capo a piedi e non può fare a meno di chiedergli «Perchè?»
Filippo ha le mani perse tra i suoi capelli biondi, quando si stacca e gli dice «Perchè voglio che vieni mentre sono dentro di te» per poi iniziare a dedicarsi ad una pozione del suo collo particolarmente sensibile.
Il più grande ora è completamente steso su di lui, percepisce tutti i suoi muscoli tesi distintamente. Iniziano a muoversi assieme, per trovare la frizione ideale per entrambi.
«Cazzo, sei un talento naturale» afferma Simone, mentre lo schiacciatore fa scendere mano sul suo sedere, cominciando a prepararlo.
«Si?!» domanda per distrarlo.
«Oh si, credimi» risponde Simone a denti stretti, accusando l'intrusione delle dita dell'altro.
Procedono in questo modo per alcuni minuti, finché Filippo non sente il più piccolo cominciare a rilassarsi.
«Fil, Fil, ti prego»
«No, aspetta ancora un momento»
«Ti prego, sono pronto. Ti prego»
«Sicuro?» chiede mentre si posiziona tra le sue gambe, cominciando a spingersi in lui dolcemente. Il palleggiatore annuisce, così dá il consenso all'altro per procedere.
«Porca troia!» esclama poi, dolorante. Ha gli occhi chiusi, stretti, ma vede comunque la figura di Lanza ferma su di lui. «No, io...ok, continua...»
«Apri gli occhi»
«Solo...un attimo» dice, mentre prende confidenza con le spinte.
«Simo, guardami.» gli sussurra il veronese «Per favore, ho bisogno dei tuoi occhi.»
E così si lascia convincere. Sono lucidi, per il dolore, ma allo stesso tempo brillano di una luce che non sa definire.
«Fa male?»
«No. Non più. Puoi...piú ...di più?»
«Ok» risponde lo schiacciatore aumentando il ritmo.
È tutto così meravigliosamente intenso. Questa sensazione di pienezza che lo avvolge, è indescrivibile. Non si è mai sentito così completo in vita sua.
«Sei...perfetto» dice a Simone prima di impossessarsi di nuovo delle sue labbra.
Fanno l'amore così, con calma, con dolcezza, con il cuore.
Il rumore del mare è ormai dimenticato, le loro orecchie sono piene di respiri, gemiti, suppliche e preghiere come quella che adesso Simone gli sta rivolgendo.
«Continua Fil, ti prego. Dio, ti prego, continua, continua»
È tutto amplificato, le sensazioni, le emozioni. Avverte il proprio battito cardiaco accellerare e capisce di essere al limite.
«Io non...sto per...io io-»
Filippo intreccia le sue dita con quelle di Simone, mentre continua a muoversi dentro di lui. Non si ferma finché non lo vede venire sul suo stesso stomaco.
«Oddio, sei...sei..» prova a dire il palleggiatore, mentre vede il piú grande uscire da lui, sfilarsi il condom e comiciare a masturbarsi. Allunga la mano per prendere il suo posto, ma viene immediatamente bloccato. «Non ci pensare nemmeno» riesce a dire lo schiacciatore affannato. Il più piccolo spalanca gli occhi e improvvisamente capisce l'effetto del suo sguardo sul compagno. Lo sente aumentare la velocità, lo vede bruciare, finché i loro occhi non si incontrano ed è allora che raggiunge il culmine anche lui.
Sono distesi, cercano di regolarizzare il respiro. Si sorridono. Filippo accadezza con il naso il viso di Simone.
«Come ti senti?» chiede mentre si bea di quei tocchi.
«Bene. Non mi sono mai sentito così...me come stasera. Con te.» gli risponde.
«Quindi...com'era? Sono un talento naturale?» domanda poi il veronese, sbeffeggiandolo bonariamente.
«Sei pazzesco.» ribatte Giannelli «e sei mio.»
«Sono tuo tanto quanto tu sei mio» dice Filippo, godendosi le poche ore che li stanno dividendo dall'alba.

Come neve al sole.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora