«Ho fatto la denuncia, adesso sto andando a casa» Mattia aveva chiamato Paolo, che gli aveva spiegato cosa aveva fatto alla questura. Non avendo telecamere all'interno del ristorante, era difficile individuare il colpevole.
«Si, va bene. Tanto per oggi non possiamo aprire. Chissà quando potremo farlo» disse Mattia sconsolato, sedendosi al tavolo.
«Ce la faremo vedrai» lo rincuorò Paolo. «Hai sentito qualche ditta per le riparazioni?»
«Si, ma mi hanno proposto dei prezzi assurdi» Mattia posò entrambi i gomiti sul tavolo e, con il palmo aperto, poggiò la fronte sulla mano. «Non abbiamo molti risparmi. Stavamo iniziando a guadagnare qualcosa da poco»
Paolo non rispose, ma Mattia sentì il suo sospiro. «Mi dispiace Paolo. E' colpa mia...» disse Mattia, scuotendo la testa lentamente. «Mi dispiace tanto. Non avrei dovuto coinvolgerti nei miei progetti» la voce di Mattia era bassa, ma Paolo riusciva a capirlo benissimo. Il suo sconforto era dettato da anni di soprusi e bullismo, che Paolo conosceva bene. Mattia gli aveva raccontato ogni cosa. Lo considerava come un fratello, quello che non aveva mai avuto, ma che avrebbe desiderato.
«Non dire più una cosa del genere. Sono contento di lavorare con te e vedrai che aggiusteremo ogni cosa. Ci toccherà chiedere un prestito, ma ce la faremo. Stai tranquillo» inevitabilmente Mattia sorrise. Si sentiva rinfrancato dalle parole di Paolo e fu davvero felice di averlo come socio. Lui era più forte di lui. Non si lasciava abbattere da nessuna disgrazia. Anche Mattia era così una volta. Cercava di sorridere alla vita e andare avanti, ma la vita lo aveva messo a dura prova e difficilmente era forte come un tempo. Perso nei pensieri, era rimasto in silenzio.
«Mattia ti saluto. Vado a casa. Questa giornata mi ha stancato» disse Paolo, interrompendo il flusso dei suoi pensieri.
«Va bene, scusami se ti ho trattenuto al telefono. Ci sentiamo domani. Ciao Paolo e grazie» Paolo lo salutò ed entrambi chiusero la chiamata.
Era ormai passato il tramonto ed il cielo cominciava ad imbrunire. Mattia guardò fuori dalla finestra e ripensò ancora a quella mattina. Quella scritta sul muro e la sala completamente distrutta lo disgustavano. Il suo cellulare prese a squillare ancora. Sul display comparve un numero sconosciuto. Con qualche esitazione, rispose alla chiamata.
«Buonasera, sono della ditta Angelini. Volevo sapere se possiamo cominciare domani mattina al ristorante...» la voce era quella di un uomo di mezz'età che Mattia non conosceva e non aveva mai sentito. Non ricordava nemmeno di aver chiamato quella ditta. «Le va bene iniziare alle 8:30?» continuò a dire l'uomo al telefono.
«Mi scusi, ci deve essere un errore. Non vi ho chiamati...» disse Mattia, ma fu subito interrotto dall'uomo.
«Ah, il dottor Ferretti ci ha contattati dicendoci che il lavoro era molto urgente» Lorenzo, pensò Mattia. Li aveva chiamati lui. «Allora le va bene a quell'ora?» continuò a dire l'uomo.
«Ma io non posso pagarvi al momento» disse Mattia, biascicando le parole.
«Non si preoccupi, siamo già stati pagati. Il dottor Ferretti ci ha detto di seguire le sue direttive, quindi domani mattina dovremmo incontrarci per decidere da dove iniziare».
Mattia, spiazzato, non seppe cosa dire. Lorenzo aveva pagato i lavori. Non poteva crederci.
«Allora? Le va bene quell'orario?» chiese con insistenza l'uomo al telefono.
«Ehm, si. Va bene» disse poco dopo Mattia, ancora intontito per la rivelazione. Dopo altri convenevoli, Mattia chiuse la chiamata. Era incredulo. Perchè Lorenzo aveva fatto una cosa del genere, si chiedeva. Senza aspettare troppo, chiamò Lorenzo che subito rispose al telefono.
«Mattia, che succede?» chiese apprensivo.
«Perchè hai fatto una cosa del genere? Perchè hai pagato i lavori?»
«Volevo aiutarti» disse quasi impassibile Lorenzo. «Cosa c'è di male?»
«Non dovevi farlo! Non mi hai detto nulla» disse Mattia, sprofondando nel divano della sala.
«Se ti avessi detto tutto quanto, non avresti mai accettato...» disse Lorenzo e poco dopo sospirò rumorosamente. «Senti, accetta il mio aiuto. Quando andavamo a scuola non ho mai potuto aiutarti, credo che questo sia il minimo che possa fare per te».
«Ti restituirò quello che hai pagato» disse subito Mattia, stringendo i pugni.
«Non voglio».
«Ma Lorenzo... non posso accettare il tuo aiuto in questo modo».
«Allora mi offrirai una cena al tuo ristorante, anzi tante! Perchè ho intenzione di vederti spesso Mattia...»
Mattia sentì le guance andargli a fuoco. Le parole di Lorenzo lo avevano colpito al cuore, che non smetteva di battere veloce. Solo sentire la voce di Lorenzo gli provocava un turbinio di emozioni, che non poteva controllare.
«Va bene...» disse in un sussurro. Lorenzo sorrise e socchiuse gli occhi. Poggiò il capo sullo schienale del sedile e si rilassò.
«Ho fatto riportare la tua auto al parcheggio di casa tua» disse poco dopo Lorenzo, riaprendo gli occhi lentamente.
«Grazie...» disse Mattia «Grazie di tutto» la sua voce tremava, rotta dall'emozione che provava in quel momento.
«Posso salire? Sono sotto casa tua. Vorrei che mi ringraziassi di persona» Lorenzo guardò sporgendosi dal finestrino la finestra dell'abitazione di Mattia.
Mattia esitò. Era consapevole di ciò che stava succedendo, ma il cuore non voleva perdere contro la ragione. Quel cuore che aveva battuto per lui per così tanti anni. «Si, ti prego. Sbrigati, vieni qui!» esclamò al telefono, chiudendo poco dopo la chiamata. Si precipitò al citofono e, spingendo il pulsante, aprì il portone. Poi spalancò la porta di casa e restò in attesa di veder comparire Lorenzo. Tutto il suo corpo tremava. Strinse i pugni cercando di calmarsi, ma la voglia di vederlo e di stringerlo fra le sue braccia era troppa ed incontrollabile. Lo vide uscire dall'ascensore e gli corse incontro. Buttandogli le braccia al collo, lo baciò. Lorenzo strinse Mattia a sè, mentre lentamente rientrarono in casa. Lorenzo, richiuse la porta alle sue spalle, mentre Mattia gli toglieva il cappotto e la sciarpa rossa. I baci di Mattia divennero sempre più insistenti, mentre continuava a spogliare Lorenzo, dapprima la giacca, poi la cravatta ed infine la camicia vennero gettati per terra, Lorenzo si liberò degli occhiali. Trascinò, poi, Mattia sul divano, facendolo sedere a cavalcioni sulle sue gambe. Mattia sfilò via la felpa e Lorenzo baciò il suo petto, mentre le mani si concentrarono sulla schiena di Mattia, sfiorando la sua pelle, che al tocco di Lorenzo diventava sempre più bollente.
«Ah...» Mattia gemette, non appena la mano di Lorenzo s'infilò nei pantaloni accarezzandogli il sedere.
Mattia affondò le sue mani sulle spalle di Lorenzo, mentre lui continuava a baciargli il petto ed il collo. «Lorenzo... Ah...» sospirò Mattia, accarezzando il viso dell'uomo che lo stava facendo impazzire di piacere. «Lore... ti amo. Non posso fare a meno di amarti, non ci riesco» disse Mattia, poco prima di baciare con passione Lorenzo.
«Ti amo da impazzire...» disse ancora una volta Mattia in un dolce sussurro all'orecchio di Lorenzo.
* * *
Quando Mattia arrivò al ristorante, gli operai della ditta chiamata da Lorenzo, erano già tutti sul posto. Mattia si presentò all'uomo con cui aveva parlato al telefono il giorno prima e insieme entrarono all'interno del ristorante. La sala era ridotta peggio di quanto Mattia ricordasse. La scritta sul muro, disse, era la prima cosa a dover sparire. L'uomo accanto a lui non fece nessun tipo di domanda. Si limitò soltanto a trascrivere quali lavori dover fare e, soprattutto, a quali dare la precedenza. Accordatosi su tutto ciò che c'era da fare, l'uomo si congedò da Mattia, che nel frattempo girava nella sala. Si fermò davanti alla scritta e, con rabbia, la guardò attentamente. Non capiva come qualcuno potesse essere tanto stupido da fare questo tipo di cose. Scosse la testa ed abbassò lo sguardo. Ai piedi di quella scritta, notò qualcosa che luccicava. Si inginocchiò e, spostando qualche calcinaccio, riuscì a prendere l'oggetto che aveva attirato la sua attenzione.
«Non è possibile!» esclamò pallido in volto. La mano che teneva una collanina d'oro con uno scorpione come ciondolo, iniziò a tremare. Cercò di calmarsi, ma non ci riuscì. «Non può essere...» disse ancora nel silenzio della sala distrutta.
STAI LEGGENDO
One
RomansaLa gente a volte sa essere davvero crudele. Lo sa bene Lorenzo, ragazzo di 18 anni, concentrato sui suoi studi, che sogna di poter fuggire dalla realtà in cui si trova, per una vita migliore. Conoscerà Mattia, il ragazzo trasferitosi all'ultimo anno...
