10~ Shock

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Colonna sonora: Third moon- Linea 77

La sveglia suonò come una tromba dell'apocalisse. Elio schiacciò il tasto di standby e si rivoltò sotto le coperte.

Non fosse stato per Maria, che aveva tanto insistito per riprendere a lavorare, sarebbe potuto rimanere a letto ancora un po'. Invece doveva preparare la colazione per Noe, svegliarlo e assicurarsi che andasse a scuola.

"Tesoro, non ce la faccio a stare a casa tutto il giorno, ho bisogno di sentirmi utile..." Che stronzata! Sarebbe stata molto più utile qui a casa. E poi proprio in un ingrosso di frutta e verdura? Turni di notte o di primo mattino.

«Ogni giorno vedo sorgere il sole...» farfugliò scimmiottando sua moglie mentre cercava le forze per mettersi in piedi.

La testa gli faceva un male bestia e un ronzio incessante gli fece temere di avere una mosca intrappolata in un orecchio. Si issò a fatica e ciondolò fino alla porta della stanza di Noe. Bussò.

«Sveglia, poltrone! Ti aspetto di sotto tra cinque minuti!» strillò e sentì uscirgli dalla bocca un odore nauseabondo. Pensò ai ristagni fetidi che l'alcool trangugiato la sera prima aveva lasciato nel suo stomaco. Si trascinò giù per le scale e poi fino in cucina.

Notò, attaccato al frigo, un biglietto rosa tempestato di cuoricini rossi disegnati a matita. 'Vi amo tanto, buona giornata'. Lo staccò e lo accartocciò prima di gettarlo nel portarifiuti.

Prese due fette di pane da una confezione e le infilò nel tostapane. Mise a scaldare dell'acqua per preparare il tè. Spaccò a metà due grosse arance, infilò nella presa elettrica la spina dello spremiagrumi e ne ricavò un po' di succo. Quando ebbe finito aprì il rubinetto e si gettò dell'acqua fresca in faccia. Si premette le mani gocciolanti sulle orecchie; se solo fosse riuscito a fermare quel ronzio che gli stava martoriando il cervello e offuscando i sensi. Chiuse gli occhi e strinse i denti. Tutto intorno prese a vorticare, si sentì come se un enorme mulinello lo stesse inghiottendo.

Una puzza di bruciato lo richiamò alla realtà.

I toast!

Senza asciugarsi il viso, corse al tostapane e premette il tasto di espulsione delle fette, ma non accadde nulla. Strizzò gli occhi, che ora gli lacrimavano per il fumo che ne usciva e vide che il pane era carbonizzato. Doveva essersi rotto il meccanismo che lo spingeva fuori dopo la cottura.

C'era una forchetta sul tavolo. Senza pensarci due volte la afferrò con le mani ancora bagnate e la infilò nell'apparecchio. Avvicinò il volto per guardarci dentro mentre cercava di infilzare il pane. Una ciocca di capelli bagnati gli scivolò davanti a un occhio appannandogli la vista. Si avvicinò ancora. Strusciò il viso umido contro il manico della forchetta. La voce di Noe non arrivò in tempo a fermarlo: «Papà, che diavolo stai facendo?»

Elio udì una sorta di scoppiettio e avvertì l'elettricità incanalarsi in ogni sua fibra. Era una forza devastante che scuoteva il suo corpo, mentre lo arrostiva dall'interno.

L'ultima cosa che sentì fu un rumore che era tipo uno scatto, ma forte come un'esplosione.

Quando riaprì gli occhi non riusciva a parlare. Sentiva la voce di suo figlio come un eco che si mischiava a urla strazianti provenienti da lontano. Disorientato, girò gli occhi a destra e poi a sinistra per cercare di capire dove si trovasse e trovò conforto nello scoprire che era a casa sua, in cucina.

Tentò di ricordare come avesse fatto a finire sul pavimento, quando si rese conto che la sua mente si era praticamente scollegata. Si era sottratta al suo controllo e aveva preso a proiettare immagini terribili e angoscianti; un film al rallentatore, che avanzava fotogramma per fotogramma.

L'ultimo olocaustoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora