13~ Caos

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Colonna sonora: Breathe- The prodigy


Tahimàd

«Permette, signor Tahimàd?»

«Entra» disse Youssef.

Joseph avanzò con cautela nell'ufficio e depositò sul tavolo un vassoio dorato con sopra una tazza fumante.

«Vuole che apra le tende, Signore?»

Youssef compì una mezza rotazione sulla sedia girevole e guardò le tende rosso carminio dispiegate sulle finestre, come il sipario di un teatro.

Tornò nella posizione iniziale e guardò il cellulare al centro del tavolo, proprio sotto la sua faccia.

Allungò una mano sulla tazza e se la portò alla bocca. Prese un piccolo sorso e schioccò contro il palato la lingua stuzzicata dal sapore di zenzero.

«Va bene così» disse.

«Come vuole, Signore. Ha bisogno d'altro?»

«Puoi andare.»

Joseph abbozzò un inchino.

Proprio in quel momento lo shifter eruppe in un tono che, pur essendo uno dei più comuni in uso, suonava come un allarme.

«No aspetta, Joseph, stai fermo lì» disse Youssef e sfiorò la cornetta lampeggiante sul display.

Attivò il vivavoce, intrecciò le dita come in preghiera e vi poggiò il mento.

«Sì?» disse.

Dallo shifter uscì una voce che strideva di desolazione.

«Signore, si sono verificati degli imprevisti...»

«Che cosa vuol dire?»

«Vuol dire che abbiamo eliminato la donna, com'era stabilito, ma poi i De Leo padre e figlio ci hanno presi alla sprovvista. Ci hanno sparato addosso e...»

«Che diavolo stai dicendo? I De Leo non sono stati ancora rilasciati, ho sentito Mills poco fa!»

«Le posso assicurare che sono stati qui, Signore.»

Youssef si premette l'indice e il pollice ai lati del naso, tra gli occhi.

«Spiegami com'è andata.»

«Ho lasciato Husaam a casa dei De Leo e mi sono allontanato col furgone per non destare sospetti. Ero a un isolato di distanza. Husaam avrebbe dovuto avvertirmi non appena Mills gli avesse consegnato i De Leo; a quel punto sarei tornato indietro.

"Loro sono qui", mi ha comunicato Husaam, e mi sembrava tutto in ordine. Davvero, voglio dire, aveva un tono tranquillo e non ha detto nulla che potesse farmi intendere che era in difficoltà. Ma quando sono arrivato invece, i De Leo mi hanno sparato addosso e Husaam era ferito. Sono riuscito a salvarlo dall'incendio, ma i De Leo sono fuggiti.»

Youssef picchiò i pugni sul tavolo e la tazza saltò in aria. Gettò la testa all'indietro e si morsicò il labbro inferiore. Allentò il collo della camicia e prese un ampia boccata d'aria, poi si sforzò di parlare in maniera controllata.

«Così li hai lasciati scappare» disse con un tono grave, ma stabile.

«Signore, sono stato colto di sorpresa e ho esitato a fare fuoco. Non dovevamo lasciare tracce s'era detto... quando poi la situazione è precipitata, non ho potuto fare altro che portare Husaam fuori di lì e sparire prima che le fiamme fossero visibili dall'esterno e richiamassero l'attenzione del vicinato. Non doveva andare così! Husaam doveva appiccare il fuoco solo un momento prima che andassimo via, ma dice che non è stato lui a farlo, è stato tutto accidentale...»

L'ultimo olocaustoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora