《Formula del glucosio? 》
《C6 H12 O6》
La mia mano si abbassa lasciando che la risposta esca dalla bocca, chimica è la mia materia preferita, oltre cucina ovviamente, ma per è tutto un'altro discorso.
Studiamo nella cucina dell'appartamento e il professore ci insegna le materie che abbiamo in comune e per mia fortuna Emanuele fa lo scientifico, così sono a posto con le materie scientifiche, per quanto riguarda il resto dovrò studiare da sola.
Il professore si chiama Stefano Barero, non vuole che gli diamo del lei, che lo trattiamo come qualcuno di superiore, vuole solo essere nostro "amico" come ha detto...
《Okay io vado, voi per domani fate qualche esercizio sulle formule.》
《Okay》
Rispondo solo io, Emanuele è stato tutto il giorno zitto se non per rispondere alle domande e stamattina non l'ho trovato nel letto con me e un senso di tristezza mi ha riempito, sono stata per un po' seduta sul letto guardando la parete, così, senza dire o fare nulla, sentivo solo un estremo bisogno di tornare indietro, solo quello.
Per un attimo ho pensato che avrei potuto stare male per questo ma poi mi sono chiesta il perché e ho cercato mille motivi per cui non esserlo e ne ho trovato uno, scrivere, così ho preso carta e penna e ho abbozzato una frase:
~capirai di essere vivo senza un motivo valido per esserlo, cercherai risposte che non troverai, ma dentro di te avrai voglia di capire come si fa ad andare avanti senza provare nulla tranne l' incomprensione e la voglia di vivere come prima.~
Non avevo voglia di fare nulla oggi, nemmeno la felicità di ieri mattina perché iniziavano le lezione c'era, volevo solo stare nel letto a fissare il soffitto fino a quando mi dava delle risposte alle mie domande, invece hanno bussato alla porta e ho dovuto aprire a un vecchio con la barba folta, bianca e poco curata, con gli occhiali sulla punta del naso e gli occhi stanchi per il peso della notte.
Ma Emanuele era lì sull'isola della cucina anche lui con gli occhi stanchi e un velo di gonfiore, guardava un bicchiere d'acqua ancora pieno e addosso aveva ancora solo la maglietta come ieri notte.
《Vuoi qualcosa per pranzo?》
Non si gira nemmeno per rispondere alla mia domanda, va verso la porta cercando di non crollare sul pavimento date le sue condizioni.
《Okay, VAFFANCULO, va bene?》
Sì ferma e fa un lungo sospiro.
《No non va bene.》
《Ah allora parli, pensavo ti avessero tagliato la lingua stanotte.》
《Senti non parliamo di stanotte, è stato un errore.》
Le parole mi rimbombano nella testa e la mia mente cerca di eliminare i ricordi della notte passata, come se cercasse un antidoto a questo male.
E ci riesce, non sento nulla, non riesco nemmeno più a sentire i miei pensieri, vedo solo Emanuele che si gira e mostra i suoi occhi neri muovendo le labbra sporche di sangue formando la parola ERRORE, non mi fa più paura, anzi preferisco stare così, in questo mio mondo macabro per conoscerlo meglio, per conoscermi meglio...
Mi appoggio al lavandino del bagno per guardarmi meglio allo specchio, i miei occhi sono neri come la pece, la pelle pallida e le labbra tagliate con il sangue che le macchia leggermente.
I miei occhi corrono verso la giacca appesa sulla porta e ricordo vagamente di aver lasciato un accendino dentro la tasca, ma le sigarette erano finite, lascio cadere la testa pensando a cosa devo fare e quando la rialzo verso lo specchio una scritta è comparsa sul vetro che si è appannato: FUMARE UCCIDE.
Un sorriso mi spunta sulle labbra leggendo quelle parole.
Mi infilo la giacca di corsa e esco dalla camera, Emanuele non c'è, prendo le chiavi sul tavolo e a passo svelto esco fuori.
L'aria fresca che c'è fuori dall'ospedale mi invade i polmoni.
Il tabacchino è di fronte all'ospedale, di fianco al passaggio a livello che vedevo tutti i giorni quando andavo a scuola con il treno.
《Un pacchetto di Black devil nere.》
《Sei maggiorenne?》
《Si》
La signora anziana non si fa altri problemi e mi porge il pacchetto, per prenderlo tocco le sue mani che sono completamente congelate, ritraggo la mano e il suo viso è come un cadavere, sembra senza anima, noto una cicatrice sulla sua fronte che forma la parola : TUMORE.
《Le prende o no?》
Afferro il pacchetto e le lascio i soldi per poi correre via, sbatto contro un ragazzo e anche lui ha una cicatrice sul collo: RINATO.
Il mio respiro diventa irregolare e non so più dove andare, la voglia di scoprire questo mondo mi sta passando e ho l'ansia di scoprire troppo, devo scappare.
《Scappa Alice, scappa.》
Sento la voce dei miei incubi parlarmi e la ascolto correndo verso un posto isolato. Mi fermo quando riconosco il parco dove giocavo da piccola.
《Ahahhahaha》
《Corri che se ti prendo ti mangio!》
《Aiutoooo! Scappate!!!》
Il castello enorme si avvicina e appena riesco afferro una delle corde per arrampicarmi e scappare dal mostro alle mie spalle!
《Presa!》
Il mostro inizia a farmi il solletico.
《Ale smettila, basta mi fai male!》
I suoi occhi azzurri si perdono nei miei marroni.
La panchina che una volta era lucida e nuova ora è arrugginita per il tempo e il castello sopra la collina è stato rimpiazzato da uno più "moderno".
Le cose cambiano troppo in fretta.
《Alice ma sei tu?》
Degli occhi marroni scuro mi scrutano da testa a piedi.
《Sì Lorenzo, sono io.》
Sorrido per l'espressione stupita.
《Da quanto tempo, come mai non ti ho più vista in giro.》
《Non sono più uscita di casa e ora sono chiusa in un postaccio.》
《Cavolo fatti abbracciare!》
Lorenzo è una delle poche persone che sopporto, l'ho conosciuto alle medie e per un po' siamo andati d'accordo.
《Allora racconta, come ti va la vita?》
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Salvati da sola.
RomanceLa felicità nei suoi occhi era scomparsa, la ragazza china sul libro non era più Alice. Ora dal suo viso traspariva solo freddezza. Non è colpa sua, chi ha capito troppo non sa più cosa fare se non restare a guardare il vuoto.
