Eredità mancata

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Pepper Potts si era alzata quella mattina con l'intenzione di godersi, finalmente, un giorno libero. Aveva passato le ultime due settimane a discutere un accordo commerciale tra le Stark Industries e la Roxon Inc. L'intera faccenda si era dimostrata più difficile da gestire di quanto si aspettasse, le aveva fatto passare giorni da incubo e notti insonni. Tutto ciò l'aveva lasciata stressata e con qualche capello bianco in più.
Non avrebbe certo mai immaginato di ritrovarsi a fare lo slalom tra le pile di documenti che Tony aveva sparso per tutto il salotto durante la notte, solo per potersi fare una tazza di caffè. Raggiungere la cucina sembrava un'impresa impossibile.

«Tony?» chiese, trattenendo una colonna di documenti che rischiava di caderle sui piedi.

«Sono qui!» rispose una voce in un angolo imprecisato dell'ampio salone. Pepper, in punta di piedi, fece due passi a destra cercando di capire dove fosse.

«Acqua!» trillò Tony. La voce sembrava venire dalla parte sinistra del salotto.

«Non ci posso credere!» gemette la donna, cercando di farsi strada tra le montagnette di procedure legali.
«Si può sapere cosa ti ha preso?» scavalcò una fila di portadocumenti blu, accatastata disordinatamente.

«Fuochino!» disse ancora il miliardario.

Pepper sbuffò. Era tentata di iniziare a marciare per la stanza, travolgendo qualsiasi foglio di carta si trovasse sulla sua strada pur di trovare Tony.

«Non so cosa ti abbia detto la testa» asserì, fermandosi a braccia incrociate dove si trovava. Stava rimpiangendo il momento in cui aveva detto di sì alla sua proposta di matrimonio. «Ma questa storia finisce ora. Altrimenti non mi vedrai all'altare la prossima primavera.»

«Fuoco!» La testolina del futuro sposo comparve, di colpo, in mezzo a due torri di documenti alla sua sinistra.
Pepper sospirò esasperata.

«Tony! Hai intenzione di dirmi cosa diavolo sta succedendo?»

«Ehm... sì, certo» rispose lui, saltando in piedi di scatto, come una molla.
«Ecco, vedi...» continuò, camminando all'indietro, travolgendo diverse pile di scartoffie. «Sto cercando una cosa...tra i documenti di mio padre».

La fidanzata strabuzzò gli occhi e allargò le braccia incredula.
«Perché non hai chiesto a me allora? Lo sai che sono io quella che ha gestito i passaggi di proprietà dopo la morte di Howard e le contromisure contro Obadiah qualche anno fa. Per di più...» disse abbassando lo sguardo a guardare la montagna di carta ai suoi piedi. «Tutti i documenti relativi al lavoro di tuo padre sono stati computerizzati anni fa. Dove hai trovato tutta questa roba?»

Tony si guardò intorno imbarazzato. Era veramente una quantità industriale di documenti. Si era messo a rovistare fra i documenti legali della sua famiglia dagli anni Settanta in poi, alla ricerca di qualche pattern misterioso che gli svelasse la location della collezione perduta.

«Ah... ecco, sto cercando una cosa.» Infilò la mano destra nella tasca posteriore e ne estrasse una fotografia passandola a Pepper.
«Ricordi il professor Dane? Vedi, mi ha chiesto un appuntamento per una delle sue allieve del conservatorio. La ragazza sta cercando la collezione "segreta" di dischi e riprese di mio padre.»

La donna lo guardò con un sopracciglio alzato, prima di guardare la foto che il suo fidanzato le aveva passato con mani sudaticce. Non sembrò sorpresa e fece spallucce.

«Sì, la collezione di musica lirica di Howard Stark. Le chiavi dovrebbe averle il vecchio avvocato di tuo padre. Come si chiamava?» Si portò una mano alla fronte, come per aiutarsi a ricordare.
«Mortimer! Sì, Il signor Hershel Mortimer!» annuì infine restituendogli la foto.

Tony la stava fissando sbigottito. Aveva passato la notte in bianco alla ricerca di chissà quale mistero, quando la risposta era, letteralmente, sotto il suo naso.
«Tu-tu-tu sapevi tutto?» le chiese sbalordito, agitando le braccia ad indicare il caos che regnava nella stanza.

«Già...» fece lei, per poi guardarsi attorno. «Bastava che tu mi chiamassi, avrei trovato del tempo per aiutarti. È una cosa talmente semplice!»

«Beh, non volevo disturbarti, eri occupata con la Roxon... A proposito, ottimo lavoro» disse lui, alzando entrambi i pollici nella sua direzione, mentre si avviava a tutta velocità verso la porta, sempre camminando all'indietro.
«Grazie mille.»
Aprì la porta di corsa.

«Non stai dimenticando qualcosa?»

Tony girò su se stesso e la fissò con l'aria di qualcuno che è stato appena sorpreso a rubare le caramelle a un bambino. Sembrava star facendo mente locale per capire cosa potesse star dimenticando.
«Ah!» esclamò infine. «Ti amo!»

«No, aspetta! Chi puli-» non fece in tempo a finire che Tony le soffiò un bacio e uscì sbattendo la porta. Pepper scrollò le spalle e tirò un sospiro esausta, massaggiandosi la fronte.

«Ci mancava solo questa...»

«Signorina Potts» disse F.R.I.D.A.Y dai microfoni piazzati sul soffitto. «Le chiamo la signora delle pulizie?»

«Sì, grazie F.R.I.D.A.Y...»

Tony detestava l'ufficio dell'avvocato Mortimer. Dalla morte dei suoi genitori aveva evitato quanto più possibile di recarsi in quel posto. Gli tornavano in mente brutti ricordi, come quando, appena ventunenne, si era ritrovato orfano, seduto su quella stessa sedia per la lettura del testamento di suo padre. Quella volta, al suo fianco c'era Obadiha Stane e anche il solo ricordo non era affatto piacevole. Sbloccò il suo smartphone e si mise a leggere svogliatamente il giornale sul telefono. La puzza di naftalina e libri vecchi lo stava facendo sentire male. Per quanto riuscisse a ricordare, quel posto aveva sempre avuto quell'odore, come se i libri fossero sempre stati vecchi e i cassetti pieni di naftalina.
Chiuse l'applicazione delle notizie e iniziò a tamburellare le dita sulla grande scrivania davanti a lui. Su di essa erano posti, in una fila ordinata, una serie di cagnolini di porcellana dai musi tristi. Tony li trovava inquietanti e si mise a girarli, uno ad uno, perché guardassero la poltrona vuota davanti alla scrivania. La porta dall'altra parte della stanza si aprì e un vecchietto ricurvo iniziò a camminare nella sua direzione. Il miliardario sbuffò e si alzò per raggiungerlo. Se avesse aspettato che arrivasse dove lui era seduto sarebbe morto prima di vecchiaia.

«Ah, il giovane Stark» disse il vecchio avvocato, alzando lo sguardo per guardarlo attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali. «Mi ha detto la signorina Stall che vuole le chiavi dello stabile dove suo padre teneva la sua collezione di vinili.»

«Già, proprio così, mister Mortimer.» gli rispose Tony, mentre lo trascinava di peso alla scrivania. «Ora, se lei potesse darmi le chiavi...»

«Una grandiosa collezione davvero!» continuò il vecchio, mentre finalmente si metteva a sedere alla sua scrivania. Si sistemò nella grossa poltrona che lo faceva sembrare ancora più piccolo e raggrinzito.
«Reinholdt Zola era un artista unico, ma che dico? Un artista eccelso! Personalmente, lo vidi nel 1973 all'opera di-»

«Sì, sì, assolutamente mister Mortimer!» lo interruppe Tony, annuendo accondiscendente. «Avrei bisogno delle chiavi entro oggi se non le dispiace!»

«Oh sì, certo» gli rispose l'anziano, mettendosi a frugare nella tasca della giacca del completo blu.
«Ecco qui» aggiunse, passando la chiave all'uomo più giovane. Tony l'afferrò in fretta e se la mise con altrettanta velocità in tasca. Voleva andarsene da quel posto il più velocemente possibile.

«Grazie mille! Vorrei rimanere a chiacchierare, ma devo proprio andare!» detto questo si diresse verso la porta, ma fu fermato sui suoi passi dalla voce dell'anziano che lo richiamava.

«Aspetti!» iniziò a rincorrerlo, con una velocità che Tony non gli aveva mai visto usare. «Ha dimenticato l'indirizzo!» Gli consegnò un foglietto di carta piegato in due.
L'uomo, ancora sorpreso, lo ringraziò.
«Mi faccia sapere cosa ne pensa» lo salutò il vecchio, chiudendo la porta in faccia al miliardario.
A quanto pare l'antipatia era reciproca.

Salito in macchina, Tony passò il foglietto a Happy. Si sistemò per bene e mandò un messaggio a Pepper per avvertirla che sarebbe tornato tardi. Si rivolse, poi, al suo assistente.
«Happy, per favore, manda questo indirizzo a miss Graham, le dica che ci vediamo lì tra...» Guardò l'orologio velocemente. «Tre ore!»

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