Gnomo

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Villa Stark si trovava fuori città. Era una proprietà enorme, circondata da un parco e da una fitta foresta, lontana dal chiasso e dallo smog della metropoli, ma abbastanza vicina da poterne vedere le luci.
Nick, sceso dalla Charger, osservava esterrefatto la facciata principale della casa. Somigliava più a un castello che a una villa, con tanto di torrette che svettavano sul cielo notturno. Di giorno doveva sembrare ancora più imponente.
Prima che potessero avvicinarsi al campanello, la porta di ingresso si aprì e un uomo elegante, avvolto in completo scuro, apparve sulla soglia. Appena ebbe posato gli occhi su Reinholdt, scosse con forza la testa e venne loro incontro con passo deciso.

«Signor Zola, si rende conto di che ore sono? Le sembra questa l'ora di presentarsi a casa altrui?» chiese, agitando l'indice in faccia al tenore, che lo stava guardando con aria sorniona.
L'uomo aveva un forte accento inglese e sembrava che la corsa gli avesse dato un po' di affanno. Estrasse, quindi, un fazzoletto di stoffa a scacchi dalla tasca della giacca e si asciugò la fronte, tirando un sospiro contrito.

«Ci perdoni Mister Jarvis, ma dobbiamo parlare con Howard, è urgente!»
Così dicendo, superò il maggiordomo di casa Stark e si avviò verso l'entrata.

Jarvis, preso alla sprovvista, inseguì i due agenti e si parò davanti alla porta.
«Oh, vedo che non ha ancora imparato le buone maniere! Vado ad avvertire il signor Stark, voi aspettate qui!» ordinò, sparendo dalla loro vista.

Fury, ancora confuso dallo scambio appena avvenuto, lanciò un'occhiata perplessa al suo collega, che aveva ancora dipinta sul volto la stessa espressione sardonica di poco prima.

«Non sono mai piaciuto a Edwin...» spiegò Reinholdt, prima ancora che Nick potesse chiedere. «Pensa che io sia un eccentrico idiota che non sa tingersi i capelli.»

Fury non disse nulla, non sapeva cosa dire senza sembrare di parte.

«Non ha tutti i torti...» continuò Zola, come se gli stesse leggendo nel pensiero. «...a parte per i capelli, questo è il mio colore naturale!»

Nick non faceva fatica a credere che qualcuno potesse pensare il contrario.
I capelli di Reinholdt erano di un rosso scuro, tendente al castano, ma allo stesso tempo molto vivido. Somigliava vagamente al Rosso Tiziano. Era tutto fuorché ordinario, perfetto per uno come Zola.
Il Maggiore non aveva mai visto una sfumatura del genere e, nonostante il suo collega lo avesse appena negato, stentava a credere che non fossero veramente tinti. Probabilmente il suo colore naturale era nero o castano scuro, dopotutto aveva gli occhi scuri e le sue sopracciglia erano di un tono più scuro rispetto ai suoi capelli.
Mentre Nick era perso nelle sue elucubrazioni, Reinholdt si era fatto strada nell'ingresso della casa e si stava dirigendo a tutta velocità verso la scalinata che portava al piano superiore.
Fury fece per aprire la bocca, ma l'altro gli intimò sottovoce di seguirlo. Attraversarono in punta di piedi un lungo corridoio, arredato da quadri campestri e mobili antichi. Arrivati davanti a una delle porte in fondo, Il tenore scivolò dentro la stanza e, dopo che Nick lo ebbe seguito, chiuse lentamente l'uscio dietro di sé.

Il luogo in cui erano appena entrati era senza dubbio lo studio personale di Howard Stark. Ogni parete era coperta di libri, accatastati in modo più o meno disordinato su mensole e librerie. Al centro svettava una gigantesca scrivania di mogano laccato e dietro di essa si apriva una grande vetrata, circondata da pesanti tende di raso verde.
Reinholdt iniziò a rovistare tra i documenti sulla scrivania, incurante del fatto che il padrone di casa potesse apparire da un momento all'altro.

«Che diavolo fai?» bisbigliò interdetto Nick, mentre cercava di fermare il collega.

Zola per tutta risposta gli mollò uno scappellotto sul dorso della mano, prima di intimargli di nuovo di fare silenzio.
Fury stava per dirgliene quattro, quando notò il leggero movimento della tenda alle spalle del tenore.

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