Aprile 2016

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Domenica 3

Finalmente ho finito. Mi ero ripromesso di non lavorare la domenica, ma c'è sempre qualche cliente non particolarmente d'accordo...cos'è questo odore delizioso?
Ancora non mi sono abituato alle doti culinarie di Kara, infatti mi ritrovo a seguire l'odore sempre più intenso verso la cucina come un cucciolo affamato...e nonostante l'acquolina in bocca non riesco a fare a meno di restare sulla porta a fissarla. È adorabile.
I capelli raccolti in uno chignon disordinato, una maglietta corta rosa e dei leggings abbinati...vedo solo il suo fondoschiena tondo e sodo avvolto nel grigio e qualche striscia rosa scendere sui fianchi. Potrei abituarmi a questo spettacolo.
E ovviamente è scalza.
Da quando ha scoperto il pavimento riscaldato le si è aperto un mondo nuovo...ogni tanto la trovo a studiare e provare le varie applicazioni dell'iPad con cui controlliamo gli aspetti tecnologici della casa: il camino, le luci e ovviamente anche il riscaldamento. Felicity nella sua ultima visita ha fatto un upgrade includendo anche le telecamere interne e il citofono...cosa che ha reso la nostra vita molto più semplice.
Solo adesso noto che si muove a tempo con la musica, di cui non mi ero accorto perché troppo assorto nell'osservarla...come se poi non l'avessi mai vista. E dire che fino ad un paio d'ore fa era nuda e ansimante tra le mie braccia.
Devo dare un freno ai miei pensieri visto che qualcuno giù in basso è già sveglio e pronto all'azione.
Torno ad osservarla castamente, per quanto questa parola ci si addica, e mi rendo conto di stare vivendo uno di quei momenti in cui solo dopo realizzi di essere stato felice. Si, abbiamo dei problemi come il mio falso matrimonio, ma sono felice che non ci abbia separati...i vantaggi di avere a fianco una donna intelligente e meravigliosa.
Azzardo qualche passo avanti, giro quasi dietro l'isola e...
''Ahhh!!!!''
Scoppio a riderle in faccia per l'urlo che mi riserva, non mi ha davvero sentito arrivare.
''Mi hai spaventata.''
Si porta la mano al petto, nonostante il mestolo sporco di sugo, con fare melodrammatico e si appoggia all'isola per riprendere fiato.
''Ti metterò un campanello al collo.''
''Come le mucche?''
''Si.''
''Scusa amore, non volevo spaventarti.''
''Beh la prossima volta dì qualcosa...''
''Una telefonata?''
''Cretino.''
Ridiamo entrambi mentre lei torna ai fornelli.
È impressionante quante pentole e padelle ci siano sul fuoco, non pensavo ne avessimo così tante, anche se dopo la razziata alla vigilia di San Patrizio, il mese scorso, e la sua seconda visita in solitaria, Kara ha riempito davvero la cucina...ma devo dire che adesso è bella, sa di casa come mai prima. È accogliente, colorata e viva. Come la sua padrona.
''Che cucini di buono?''
Sembra aver fatto progressi nell'ambientarsi e se le serve comprare piatti, elettrodomestici e qualunque altro accessorio voglia per lasciare la sua impronta, per sentirla sua, così sia. Mi va bene perfino che paghi lei...ho già fatto in modo che non le manchi mai niente, soprattutto se dovesse succedermi qualcosa. Qualunque cosa io possieda diventerà sua.
Solo che lei ancora non lo sa.
''Lasagne.''
Ho provato ad accennarle qualcosa nei giorni scorsi, ma è ancora turbata per la causa contro Imra, non voleva arrivare a questo...e nemmeno io.
''Sembrano buone.''
''Lo sono.''
''E ne stai facendo tante.''
L'isola è invasa di teglie di varie dimensioni, tutte pronte per essere riempite, sembra una catena di montaggio.
''Si, quasi tutte verrano congelate, così la sera quando torniamo dal lavoro stanchi e io non ho voglia di cucinare possiamo scongelarle e mangiarle. Avremo un pasto caldo e fatto in casa con il minimo sforzo, basterà solo metterle nel forno.''
Rimango senza parole.
''Potresti perfino farlo tu talmente è semplice.''
Mi fa una linguaccia nel tentativo di smorzare il mio shock.
''Dove hai imparato?''
''A cucinare?''
''Si.''
''Mia mamma. Fin da piccolissima mi ha insegnato qualche rudimento di cucina, sapendo che tornavo nell'altra casa voleva fossi capace di mangiare anche se lei non era presente. Di solito preparava delle cose per me, come sto facendo io, da surgelare o tenere nel frigo per il giorno successivo, ma i due tossici a volte le trovavano e le mangiavano. Così io restavo a digiuno. E iniziò ad insegnarmi le basi, crescendo capii che mi piaceva, mi rilassava e allora imparai un po' di tutto.''
Quando penso di aver sentito il peggio, c'è sempre qualcosa del suo passato che mi lascia a bocca aperta. È impressionante come nonostante quello che ha vissuto sia così serena.
''Tutto eh?''
''Si...perché?''
Mi guarda sospettosa ma incuriosita...il sorriso sulle sue labbra rivela che si sta divertendo.
''Sai fare anche i dolci?''
''Si, ricordi le torte del Ringraziamento? Le ho fatte tutte io.''
Certo che me le ricordo, l'ho aiutata a portarle dai suoi genitori ed erano deliziose.
''Sai fare anche la torta al cioccolato?''
Mi appoggio con i gomiti sul ripiano della cucina, i nostri occhi sono alla stessa altezza mentre continuo ad avvicinarmi a lei...il mio naso sfiora la sua guancia mentre è impegnata a mischiare un pentolone di sugo.
''Si...che fai? Si so fare la torta al cioccolato. Perché?''
''Me ne fai una per il compleanno?''
E le do un bacino piccolo sulla guancia.
Si volta a guardarmi sorridente e con gli occhi lucidi. Così da vicino e con la luce che entra dalla finestra di fronte a noi, riesco a vedere ogni piccola lentiggine che le colora il viso, anche la più chiara. È un angelo.
''Possiamo ordinarne una in pasticceria...''
''Non me la puoi fare tu?''
So che sembra patetico, così come la mia voce da bimbetto scemo, ma è proprio quel bimbo che vuole la torta fatta in casa.
''Certo...posso sapere come mai?''
''Non ne ho mai ricevuto una.''
La mano con cui mescola il sugo, o qualunque cosa sia, la tira fuori e abbassa il fuoco, concentrandosi su di me. I suoi occhi sono curiosi e lucidi, interessati a questo scorcio della mia vita mentre mi passa l'altro braccio sulle spalle e mi tocca i capelli.
''Sono sicura che hai ricevuto delle torte di compleanno.''
''Si, dalle pasticcerie migliori di New York, ma nessuno mi ha mai amato abbastanza da farmene una.''
Ognuno ha i suoi drammi, il mio sono le torte. E so anche quanto sia ridicolo e infantile.
''Tua madre...''
Non ci crede neanche lei ma tenta, nella speranza di sbagliare opinione almeno una volta.
''No. Le ordinava. La tata o la domestica le ritiravano, mettevano le candeline e le accendevano. Lei faceva solo la foto, così da poterla mostrare in giro.''
Sta per dire qualcosa, ma veniamo distratti dal suono del citofono. Improvvisamente l'iPad, nella sua nuova e specifica posizione da cucina, scovata da Kara, non solo riempie la stanza di musica ma ci mostra l'inquadratura della telecamera all'ingresso del palazzo e, ironia della sorte, ci sono proprio i miei genitori.
A quanto pare vogliono salire.
''Vado a nascondermi nella cabina armadio.''
Kara è pronta a dileguarsi, ma le ricordo tutto il ben di Dio che sta preparando e si blocca, indecisa sul da farsi.
''Amore non devi nasconderti, sei a casa tua...continua a cucinare, li liquido velocemente.''
Le stampo un bacio sulle labbra e mi avvio all'ingresso, ma sento il braccio trattenuto dalle sue manine piccole.
''Vuoi che ti aiuti?''
Le faccio l'occhiolino e scoppia a ridere.
''Me la cavo, ma tutto questo...sono davvero affamato.''
''Mi inventerò qualcosa.''
Torno indietro per un altro bacio e vado ad affrontare i miei.

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