《Che cosa si può, che cosa si deve fare di tutto il tempo che ci sta davanti, aperto e informe, lieve come una piuma nella sua libertà e pesante come il piombo nella sua incertezza?》
[Pascal Mercier]
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Guardava fuori dal finestrino in totale silenzio, senza dire una parola, gli occhi fissi sul paesaggio anonimo che sfrecciava veloce fuori dalla macchina. Nel cuore, come era prevedibile, conservava ancora la speranza di poter scorgere qualche dettaglio famigliare: un palazzo malandato, dei graffiti, un vicolo che di notte non avrebbe mai percorso da sola... Qualsiasi cosa che le ricordasse la città, la sua città. Eppure niente. Davanti a lei solo la strada, talmente dritta da darle ai nervi.
La famiglia Anderson non era mai stata silenziosa, non si era mai distinta per la sua quiete, ma, in quel momento, nell'abitacolo della macchina risuonavano solo lievi respiri, quali di rammarico e quali colmi di sensi di colpa. Tutti egualmente carichi di turbamento.
Chissà per quanto ancora sarebbe andata avanti così.
Erano in viaggio da quasi due ore, e nessuno ancora aveva davvero proferito parola. Più volte Jake aveva cercato di iniziare una conversazione per smorzare la tensione, o forse per mettere a tacere, almeno temporaneamente, il tarlo che non concedeva pace alla sua coscienza. Proprio non riusciva a reggerla quell'angoscia, quel senso di vuoto che aleggiava sulle loro teste, ma, con tutte le buone intenzioni di colmarlo, era riuscito ad ottenere solo qualche gomitata da Tom, che molto probabilmente aveva notato i molteplici sguardi contrariati della ragazza.
Ad essere sinceri, l'unica cosa che lei avrebbe potuto dire in quel momento erano offese, parole cariche di rancore e di un odio che, a mente fredda, avrebbe affermato con certezza di non provare. E non perché fosse particolarmente aggressiva o veemente, non con i suoi fratelli, almeno, ma, come ormai tutti avevano potuto constatare, non era lucida. La sua razionalità era completamente offuscata da una rabbia tale da farle ribollire il sangue. E, con tutta probabilità, qualunque frase fosse uscita dalla sua bocca l'avrebbero solo fatta sentire peggio, lasciando conti in sospeso da risolvere e sensi di colpa con cui avere a che fare in futuro.
Così si teneva tutto dentro, ogni cosa, ogni pensiero, come ormai era abituata a fare, ma non tentava di nascondere il suo malessere. Dopotutto, viste le circostanze, il suo non le pareva un comportamento così ingiustificato. Come diavolo gli era venuto in mente di dirle del trasferimento con una sola settimana di anticipo?
*Inizio flashback*
Liria era sdraiata sul letto, come era suo solito nelle ore più calde delle giornate estive, quando il sole rendeva incandescente l'asfalto dissestato della città, e lo smog della metropoli appesantiva l'aria tanto da farla sembrare piombo nei polmoni di chi era abbastanza coraggioso da mettere il naso fuori casa.
Effetto serra a parte, la verità era che, talvolta, tutto ciò di cui la ragazza aveva bisogno era un po' di sana solitudine, qualche istante lontana dal caos, immersa completamente in un silenzio che molti, probabilmente, non avrebbero retto a lungo, ma che lei trovava indescrivibilmente perfetto.
New York, dopotutto, era irrimediabilmente vorticosa, frenetica, e non sempre l'epiteto《la città che non dorme mai》poteva avere un'accezione positiva. Non per un animo solitario fino al midollo, almeno. Non per chi a mala pena è in grado di reggere la confusione nella propria testa, e necessita di riflettere quanto di respirare, per non perdere il senno.
A volte Liria metteva per iscritto i propri pensieri, i dubbi che la attanagliavano, le preoccupazioni che la privavano del sonno. I traumi della sua infanzia, e, soprattutto, quelli che avevano messo fine ad essa, l'avevano segnata tanto a fondo da non voler nemmeno più provare ad avere una vita normale, perché era sicura che sarebbe stato tempo sprecato. Aveva la certezza che non sarebbe cambiato nulla, nemmeno un frammento della sua vita ridotta in cocci sparsi, e che si sarebbe solo riempita la testa di flebili illusioni che l'avrebbero condotta alla pazzia. E illudersi è l'ultima cosa che serve, quando nelle proprie vene il cinismo è ormai amalgamato al sangue in maniera inscindibile. Quando si coltiva come come filosofia di vita un catastrofismo senza limiti.
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Rebel [Jughead Jones]
Fanfiction[COMPLETA] Liria Anderson. Un nome, zero certezze. Il fatto che sia orfana e il suo immancabile sarcasmo sono le uniche cose che il mondo, senza alcun impegno, può conoscere di lei. Il resto è un dilemma, un codice indecifrabile scritto con l'inchio...
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