Riverdale High

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Ci guardammo negli occhi: io vidi solo me, lei soltanto sé.
[Stanislaw Jerzy Lec]

E fu così che tra silenzi imbarazzanti, risposte taglienti e tante, troppe regole, giunse l'inizio della scuola. Second i fratelli Anderson, un'opportunità per fare nuove conoscenze e per ottenere i riconoscimenti accademici meritati; per Liria, un passo nel vuoto in un mondo che non avrebbe mai percepito come suo.

Betty, come chiunque avrebbe facilmente potuto aspettarsi, era a dir poco entusiasta, e di certo non cercava di nasconderlo. Non aspettava che il momento di rivedere i suoi amici nei corridoi del liceo, di tornare a scrivere per il suo adorato Blue&Gold, il giornale della scuola, e, soprattutto, di poter passare un po' di tempo lontana dalla sua nuova coinquilina, con cui, nonostante molteplici tentativi, proprio non riusciva a parlare senza sentirsi in soggezione.

Davvero non riusciva a capirlo, il suo modo di relazionarmi con gli altri. Non sapeva come interpretare i suoi commenti catastrofisti, gli sguardi enigmatici con cui la mora esaminava il mondo, il suo punto di vista sempre così disilluso e quel dannato, velenoso sarcasmo. Liria era sempre così cinica, così ironica, tanto da risultare agli occhi di Betty totalmente incomprensibile. Avevano due caratteri esageratamente diversi, troppo distanti, e, dopo alcuni giorni di convivenza entrambe avevano constatato di non avere nulla in comune, se non il tetto sotto cui dormivano.

Liria, al contrario della cugina, era chiaramente tutt'altro che felice. Aveva sempre avuto ottimi voti, lo studio era il modo migliore per alimentare la sua curiosità, ma da anni il suo rapporto con la scuola era diventato alquanto tormentato. In più, la sua tendenza naturale allo scontro con l'autorità, che si trattasse di professori o del preside stesso, certamente non aiutava.

Ormai automaticamente catalogata come quella dei banchi in fondo, seduta il più lontano possibile dallo sguardo supponente degli insegnanti, la mora avrebbe rispettato del tutto l'etichetta di ragazza noncurante e scontrosa, se non fosse stato per la sua media scolastica, di cui però nessun professore sembrava ricordarsi durante i colloqui con suo fratello Mike.

"Non so più cosa fare con Liria." Era una delle frasi che il maggiore degli Anderson si sentiva dire più spesso. "Arriva tardi in classe, non partecipa minimamente alle lezioni, risponde con saccenza a insegnanti e compagni..."

Quell'anno, la mora ne era certa, non sarebbe stato diverso. Il lupo, seppur in cattività, perde il pelo ma non il vizio, e di sicuro Liria non avrebbe abbandonato le vecchie abitudini tanto facilmente. Nel Bronx, per lo meno, la mora sapeva cosa aspettarsi, quali persone evitare per non finire nei guai, conosceva i ruoli sociali che ognuno ricopriva nell'ecosistema scolastico, e, soprattutto, i tasti dolenti che avrebbe potuto toccare se fosse stata infastidita. La Riverdale High, al contrario, era un mistero, e lei non era che la novellina, un volto sconosciuto tra persone legate dall'infanzia. In una delle tante scuole di una grande metropoli, senza dubbio, Liria sarebbe riuscita a passare inosservata, a mischiarsi tra la folla, ma non lì. Non in quella maledetta cittadina.

Betty accostò la sua auto in uno dei tanti parcheggi liberi davanti all'entrata della Riverdale High, e, una volta scesa dalla vettura, rivolse un'occhiata rassicurante alla cugina.

"Nervosa?"

"Fremo di impazienza." Rispose impassibile la mora, trascinandosi senza impegno verso l'entrata.

"Vedrai che ti troverai bene. Ti presenterò i miei amici appena ne avrò l'occasione, sono sicura che ti piaceranno." Proseguì la bionda, sorridendo. "Serve aiuto per trovare la tua classe?"

"In una mail dal preside c'era scritto di aspettare all'ingresso."

Betty annuì, poi il suono della campanella echeggiò nella struttura.

Rebel [Jughead Jones]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora