《Ci sono pelli corazzate con le quali il disprezzo non è più una vendetta.》
[Charles Pierre Baudelaire]
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"Se mia madre mi chiedesse perché non sei a casa, cosa dovrei risponderle?"
"Che mi sono trasferita nel Tennessee per lavorare in una piantagione di cotone." Rispose Liria, con una certa disinvoltura.
La mora allungò un braccio verso l'attaccapanni, per prendere la sua sua giacca, ma appena la sua mano toccò quel tessuto troppo leggero per essere indossato d'inverno, un rumoroso «paf» eccheggiò nella stanza. Neanche una frazione di secondi dopo, e Betty fu già mortificata, resasi conto di ciò che aveva appena fatto.
"L-Liria scusami, io... Mi dispiace, non volevo..."
"Tirarmi uno schiaffo sul braccio?" Fece una smorfia pensierosa. "Sì, io credo che invece lo volessi... Dubito che sia stato uno spasmo."
"Mi dispiace."
"Lo hai già detto. Tre volte." Si mise la giacca. "A tua madre di' pure quello che vuoi. Inventati qualsiasi scusa, purché sia plausibile... Sei la sua principessina, non penserà mai che tu le stia mentendo." Aprì la porta. "E per lo schiaffo... Ti consiglio vivamente di non farlo più, sai? Babbo Natale non porta i regali ai bimbi cattivi..." Commentò ghignando.
Davanti al vialetto di casa Cooper, era parcheggiata una motocicletta completamente nera. Data la sua esperienza lavorativa nell' officina meccanica dello zio di Will, Liria capì quasi subito che si trattava di una Honda CB550. Era diversa da quella con cui erano andati nel bosco, più elegante, e senza dubbio anche più veloce. Jughead era appoggiato a essa, e teneva in mano un mazzo di rose bianchissime, con un sorrisetto compiaciuto. Di certo il ragazzo sapeva come farsi perdonare...
"Sono allergica." Cercò di affossarlo la Anderson, con le braccia incrociate al petto.
"Alle rose o al romanticismo?"
"Ai leccaculo."
Jughead le si avvicinò con ampie falcate, fino a giungere a pochi centimetri da lei. Lentamente, come se volesse assicurarsi di non provocare nessuna reazione negativa nella ragazza, poggiò le labbra sulla sua fronte.
"Sei ancora arrabbiata?"
"Furiosa." Ribatté Liria con evidente ironia, ma sul suo viso regnava ancora un'espressione stoica. "Perché non vai a darli a Liam, i fiori? Sarebbe un'ottima offerta di pace."
Jughead si limitò a sospirare, rispondendo alla provocazione con un semplice sorriso un po' esasperato.
"Ti ho già chiesto scusa... Devo implorare il tuo perdono in ginocchio, per mettere definitivamente una pietra sopra a questa storia?"
"Dipende." La mora lo squadrò con un ghigno malizioso. "Lo faresti davvero?"
Il ragazzo, le cui guance erano diventate improvvisamente più rosate, distolse lo sguardo, come per evitare di dover rispondere ad alta voce. Lo avrebbe decisamente fatto, se avesse dovuto. Forse non per un battibecco riguardo al nuovo insegnate di teatro, ma, se fosse stato davvero necessario, Jughead avrebbe fatto ben altro pur di farsi perdonare.
"In ogni caso," si schiarì la voce, per poi offrirle il mazzo di fiori "spero che le rose ti piacciano."
La mora lo sorprese con un lieve bacio sulla guancia.
"Sì, Jug, mi piacciono." Lo rassicurò, per poi afferrare il mento del ragazzo per indurlo a guardarla dritta negli occhi. "Non parlarmi mai più in quel modo, mh? Se sei nervoso fai una corsetta, medita o prendi qualche Xanax, ma non riversare su di me la tua frustrazione. Intesi?"
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Rebel [Jughead Jones]
Novela Juvenil[COMPLETA] Liria Anderson. Un nome, zero certezze. Il fatto che sia orfana e il suo immancabile sarcasmo sono le uniche cose che il mondo, senza alcun impegno, può conoscere di lei. Il resto è un dilemma, un codice indecifrabile scritto con l'inchio...
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