《Ridevano di Edison, ridevano di Fulton, e rideranno di ogni pazzo senza speranza.》
[Aaron Haspel]
♧
"No, sto bene... Davvero Tom, non è il caso, sto bene!" La mora strinse i denti.
"Ma per favore... Una settimana fa ti sei svegliata con il cadavere del tuo insegnante di fianco, smettila di fingere che vada tutto alla grande." Rispose il fratello dall'altra parte del telefono.
Di sottofondo fu possibile udire la voce esasperata di Jake:
"Complimenti per il tatto, davvero."
Ma la cruda franchezza di Tom, in quel momento, era l'ultimo dei problemi, e Liria proseguì con la sua argomentazione disperata.
"Non sto fingendo! Domani tornerò a scuola, sto bene, non capisco perché dobbiate insistere così tanto!"
"Ci credi davvero stupidi, vero? Siamo i tuoi fratelli, la tua famiglia, ti conosciamo come le nostre tasche. Ciò che è successo con Raiden è stata un'esperienza traumatica, quindi smettila di sottovalutare la cosa solo per evitare di pensarci. Sai anche tu che in questo momento hai bisogno di qualcuno che ti stia vicino, quindi rassegnati: la settimana prossima verremo a Riverdale."
"Ti ho già detto che non è il caso! Ho Jughead, Veronica, parlo con Will ogni giorno, sto andando da un maledetto analista come mi avevate consigliato e tra qualche ora tornerò a casa Cooper... È tutto a posto!"
"Allora vedila così: la visita a Riverdale sarà solo uno scusa per vedere la nostra sorellina. Meglio?"
"Per niente. Assolutamente per niente."
"Cos'è, ti vergogni di noi ora?" Jake strappò il telefono dalla mano del suo gemello. "Non vuoi farti vedere in giro con i tuoi fratelli, adesso che sei sulla bocca di tutti?"
"In realtà non voglio farmi vedere in giro con voi perché sono nel mirino degli Scorpions, ma grazie di considerarmi una ragazzina spocchiosa..."
"Non essere così sulla difensiva... Vogliamo solo passare un po' di tempo con te, starti vicino per qualche giorno. Ci manchi, Liria."
"Devo ricordarvi che siete stati voi a mandarmi qui in esilio?"
"Ti abbiamo anche chiesto se volessi tornare a New York, nel caso te lo fossi dimenticata."
La mora alzò gli occhi al cielo, rifiutandosi di dare ragione apertamente ai suoi fratelli. Anche a lei mancavano, e tanto, ma l'irrefrenabile desiderio di vederli e abbracciarli con tutte le sue forte che aveva provato per mesi, in quel momento, era messo a freno dalla consapevolezza che, si fossero incontrati dal vivo, i ragazzi avrebbero appurato con certezza che no, Liria non stava bene.
"Complimenti, siete riusciti a fare salire la pressione ad un'anemica. Non pensavo neanche che fosse possibile."
"Non si finisce mai di imparare, vero?" Ridacchiò Tom. "Cerca di non affaticarti troppo, e di' a Jughead di comportarsi bene. Ci vediamo tra una settimana."
Liria attaccò la chiamata, portandosi poi una mano alla fronte. Questa proprio non ci voleva. Già la mora si immaginava le interminabili sgridate da parte della squadra Michael-Alice,
(alleatasi al fine di renderle la vita un inferno), l'iperprotettività di Tom raggiungere le stelle in presenza di Jughead, l'orda di ragazzine insopportabili attratte da Jake, l'affetto quasi morboso di Luke... Una vera e propria catastrofe, senza "ma" né "se".
"Problemi in paradiso?" Domandò Jughead con un sorriso compassionevole.
"All'Inferno, semmai... Casa Anderson funziona solo se ognuno si fa i fatti propri. Se qualcuno si ostina ad immischiarsi nella vita di un altro, ecco che arrivano i problemi!"
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Rebel [Jughead Jones]
Ficção Adolescente[COMPLETA] Liria Anderson. Un nome, zero certezze. Il fatto che sia orfana e il suo immancabile sarcasmo sono le uniche cose che il mondo, senza alcun impegno, può conoscere di lei. Il resto è un dilemma, un codice indecifrabile scritto con l'inchio...
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