L'incantatrice di Serpenti

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《Le sole vere pupille,
sebbene tanto offuscate,
erano le tue.》
[Eugenio Montale]

♧

"Cosa significa che te ne vai?" Gridò Alice Cooper con voce strozzata, incredula e fuori di sé.

Liria emise uno sbuffo di sfida, come un accenno di risata.

"Non vedevi l'ora che arrivasse questo momento, eh, Zia?"

"I tuoi fratelli ti hanno affidata a me! Vuoi davvero deluderli in questo modo?!"

"Metterli in mezzo non sarebbe un'idea molto saggia, non credi? A meno che tu non voglia ammettere tutte le bugie che hai raccontato per mesi e rivelare al mondo chi sei veramente..."

Alice non rispose, e si limitò ad abbassare lo sguardo. Sapeva bene che, se la verità fosse venuta allo scoperto, la sua intera reputazione sarebbe stata messa a rischio, e la sua maschera di perfezione e rigore sarebbe crollata. E questa, per lei, era una prospettiva ben peggiore di sopportare semplicemente il disprezzo di sua nipote.

"Come pensavo." Commento Liria soddisfatta. "La prossima volta che vorrai provare a farmi sentire in colpa, Zia, ricordati quanto hai da perdere. Una parola di troppo, e il tuo piccolo mondo crolla."

"Dio, parli proprio come quei Serpents..." Mormorò la donna quasi con disgusto.

Liria dovette letteralmente stringere i denti per evitare di passare agli insulti pesanti. Essere associata alla gang del Southside non era di certo un insulto per lei, ma l'ostinazione di sua zia ad attribuire a loro la colpa di tutto metteva a dura prova il suo autocontrollo. Era evidente che Alice fosse troppo presuntuosa per prendersi le proprie responsabilità sulla faccenda.

"Ridicola e ipocrita fino alla fine, vedo... Scommetto che mia madre si vergognava di essere tua sorella, come io ora mi vergogno di essere tua nipote." La mora afferrò la sua giacca e si diresse verso la porta. "Quei Serpents, come dici tu, non mi hanno mai trattata come un problema da risolvere. Mi rispettano e ci tengono a me... Penso che mi divertirò molto con loro." Poi, giusto prima di uscire di casa, rivolse a sua zia un ghigno provocatorio. "Con uno in particolare sicuramente."

La ragazza uscì dall'abitazione sbattendo la porta, sentendosi già più leggera. Un ultimo sguardo a quei muri bianchi, a quella porta rossa, alla finestra della camera che per un po' era stata sua. Un ultimo sguardo al volto di sua zia, che dall'interno fissava il cortile, impotente, immobile, logorata dalla vergogna.

"Tua madre non avrebbe voluto tutto questo" dicevano i suoi occhi.

"Mia madre è morta per tutto questo" rispondevano quelli della mora.

Era pomeriggio inoltrato, ormai. Liria camminava per le strade di Riverdale, senza una meta precisa, senza una destinazione che potesse essere diversa dal completo ignoto. Immersa nei suoi pensieri, tanto che avrebbe potuto annegarci. Rifletté su ciò che aveva appena fatto. Era stata la scelta più giusta? Forse no, ma in quel momento le parve l'unica possibile.

Rimpianti? Neanche l'ombra, e questo le faceva male. Non provare niente, non sentire nessuna emozione bussare alla porta del suo cuore la intimidiva terribilmente. Perché in quei momenti il sottile margine che la divideva dai veri criminali del Bronx, scompariva. Scompariva la differenza tra lei e le persone che più odiava al mondo, tra lei e il sistema. Tra lei e gli Scorpions. Troppo sangue freddo per una situazione come quella, troppa saldezza di nervi. Non era normale, lei stessa continuava a ripeterselo, era disumano! Era mostruosamente impassibile, imperturbabile, apatica. Spaventosamente passiva, insensibile, indifferente. Si sentiva come una foglia d'autunno: completamente inerme, cimentata nella snervante attesa che si levi il vento, per poter finalmente accasciarsi al suolo, una volta per tutte.

Rebel [Jughead Jones]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora