《Non voglio ripetere la mia innocenza. Voglio il piacere di perderla di nuovo.》
[Francis Scott Fitzgerald]
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Con il passare dei giorni, Liria si autoconvinse che essere lì, in quella gabbia di matti, non fosse realmente un'occasione per iniziare una nuova vita, bensì una sorta di castigo divino per chissà quale peccato commesso in diciassette anni. Aveva iniziato a pensarlo nel momento esatto in cui Alice le aveva elencato la lista infinita delle regole di casa, dettami degni di una caserma e, agli occhi della mora, al 99% ridicoli.
Imposizioni come «nessun oggetto può accumulare polvere per più di 24 ore» oppure «tempo massimo sotto la doccia: 7 minuti» erano talmente maniacali da risultare ridicole, come se Alice le avesse concepite apposta per esasperare sua nipote. Per non parlare poi del rigidissimo coprifuoco alle 11 nel fine settimana, del divieto assoluto di accettare passaggi in macchina da persone non precedentemente approvate in modo ufficiale dalla donna, o dell'impossibilità di utilizzare chiavi in qualsiasi stanza della casa...
Liria non era mai stata brava a rispettare le regole, ma in quelle circostanze non poteva pensare che fosse colpa sua. Tutto sembrava così ridicolo... I suoi genitori non avevano mai perso tempo a inventare norme inutili per il puro gusto di controllare ogni singolo aspetto della sua vita, e la ragazza reputava di essere comunque stata cresciuta bene. Sapeva di non essere una santa, di non essere mai stata la figlia perfetta, ma era stata educata al rispetto, all'ascolto e alla tutela dei più deboli. Il resto, nel ben e nel male, lo aveva appresso dal Bronx, e dalle persone che quel quartiere le aveva permesso di conoscere.
Jim, all'anagrafe Jeremy Bustrong, viveva nel palazzo di fronte al suo, e per anni i due si erano conosciuti solo di vista: c'era stato un periodo in cui, quasi ogni sera, la mora lo vedeva rientrare a casa tardi, con gli occhi rossi e il colorito tanto pallido da sembrare morto, barcollando e reggendosi a malapena a reggersi in piedi. Il ragazzo aveva passato sette anni delle sua vita tra le mura in pietra della struttura di accoglienza per minori Sant'Elena, fortemente convinto di essere, come la maggior parte dei bambini nell'istituto, orfano. Poi, in una fredda mattina di dicembre, un uomo e una donna dall'aria non molto raccomandabile avevano chiesto di lui: si venne così a sapere che quelli erano i suoi genitori biologici, e che la coppia aveva trascorso quei sette anni di totale assenza dietro alle sbarre.
Sarah e Blake Bustrong, coniugi e colleghi. Partner in crime, per l'esattezza. Arrestati per innumerevoli furti di una certa importanza, da prestigiose gioiellerie a continue rapine minori di sussistenza. Anni dopo il ricongiungimento con loro figlio, la coppia venne arrestata di nuovo, e Jim, allora quindicenne, non reagì per niente bene: iniziò a frequentare brutte compagnie, a cimentarsi in prove pericolose e affari illegali, per poi cadere nella ragnatela della droga.
Fu in quel periodo che conobbe Liria. Lei di anni ne aveva tredici, la sua vita al tempo andava ancora alla grande, e pareva che con Jim non avesse nulla in comune. Non si erano mai parlati, se non per qualche saluto di sfuggita, e l'unica cosa che lui sapeva per certo sul conto di lei era sufficiente per girarle abbondantemente alla larga: era la figlia di un poliziotto. Dal canto suo, invece, Liria conosceva la storia del ragazzo, come quasi tutti nel quartiere, e, presa da un altruismo che negli anni a venire sarebbe stato sempre meno frequente, cercò di aiutarlo.
Sulle prime non andarono molto d'accordo: lui terribilmente orgoglioso, lei maledettamente testarda. Qualunque cosa uno di loro dicesse, era come parlare da solo due volte. E di certo il fatto che Jim cercasse di flirtare con qualsiasi creatura del sesso opposto al suo, non migliorava la sua reputazione agli occhi di Liria. Lo snodo fondamentale della loro amicizia avvenne dopo la morte dei coniugi Anderson, un evento che scosse profondamente l'intera comunità del South Bronx. Jim comprese che Liria, in quel momento, avesse bisogno di aiuto tanto quanto lui, e finalmente decise di mettere da parte l'orgoglio e farsi avvicinare, inconsapevolmente che quella presa di posizione gli avrebbe dato un'amica per la vita.
Parallelamente a ciò, dopo appena due settimane dal rilascio da un istituto di recupero di Manhattan, una ragazza, Cassidy Zenberg, originaria del South Bronx, aveva cercato di togliersi la vita. Per la terza volta. Inutile dire che, ormai, quella struttura per ragazzi difficili faceva parte della sua routine. Per puro caso, un mese dopo anche Liria entrò in quello stesso istituto, sotto consiglio di insegnanti e psicologi: doveva essere tenuta sotto controllo. I continui incubi che aveva, la totale negazione della morte dei suo genitori, e il fatto che non riuscisse ad accettare la natura causale dell'evento, la stavano mandando fuori di testa. Ma si sa, no? Tra pazzi ci si capisce. E il destino volle che la prima persona a cui Liria, ancora piccola e dannatamente spaventata, rivolse la parola, fu proprio Cass, arrivando addirittura a stringere con lei una delle amicizie più strane che gli specialisti della comunità avessero mai visto. La suicida e l'orfana. Due persone che per il loro bene non avrebbero mai dovuto stare vicine, ma che, in maniera inspiegabile, trovavano conforto esclusivamente l'una nell'altra.
Fin dal loro primo incontro, la cosa che più aveva stupito Cass era la forza della Anderson: non riusciva a capire come quella ragazzina, di un anno più piccola, avesse ancora voglia di vivere dopo ciò che aveva passato. Ma Liria non aveva mai avuto a che fare con il parere della gente, non ancora, almeno. Cassidy aveva provato a porre fine alla sua vita per quell'esatto motivo. Per i commenti tutt'altro che gradevoli che le venivano rivolti per strada, per gli sguardi schifati di chi si credeva superiore e le maledette voci di corridoio.
La sua vita non era stata facile. Figlia indesiderata di una donna disposta a vendere il suo corpo per soldi, non aveva la più pallida idea di chi fosse suo padre. Non c'era anima, viva o morta, che lo sapesse e, in ogni caso, anche se l'identità dell'uomo fosse stata svelata, ciò non avrebbe cambiato niente.
Liria fu un terremoto nella vita della bionda, un sisma silenzio, invisibile, appena percepibile nella quiete della notte, ma in grado di far aprire gli occhi di colpo ai dormienti più sensibili. Lei le insegnò a non far caso al parere delle persone, sempre pronte a puntare il dito, e ad amare la vita, anche senza che il sentimento venga ricambiato. Cass, invece, fece capire alla mora che non sempre serve essere disperati per compiere un gesto drastico come il suicidio: a volte è sufficiente solo non avere più voglia di continuare a sopportare il peso di svegliarsi la mattina, di fingere che vada tutto bene e trascinarsi in giro perché la società lo richiede, e che, se si è coscienti di ciò che si sta facendo, il suicidio non è da codardi. Ci vuole coraggio, il coraggio di fare qualcosa senza il senno di poi, semplicemente verso l'ignoto.
Liria era certa che, se i suoi genitori avessero conosciuto i suoi amici, li avrebbero amati e accolti nella propria casa come parte della famiglia. Per le stesse ragioni, era ugualmente sicura che sua zia li avrebbe odiati con tutta se stessa. A Riverdale, Jim e Cass non sarebbero mai stati autorizzati a dare un passaggio in macchina alla mora per accompagnarla a casa. Dei disadattati come loro non sarebbero mai stati all'altezza di Alice Cooper.
E pensare che erano stai proprio loro, nei giorni successivi al trasferimento di Liria a Riverdale, a convincerla che, in fondo, quell'esperienza potesse avere dei lati positivi. Molto più pragmatici dei fratelli Anderson, Jim e Cass non avevano parlato di occasioni per una vita migliore e grandi possibilità per il futuro, ma di questioni ben più concrete: a casa Cooper, la mora non sarebbe mai andata a dormire a stomaco vuoto; non avrebbe mai dovuto scegliere tra comprare dei libri di scuola e pagare il riscaldamento nell'inverno newyorkese; non si sarebbe mai dovuta sentire in colpa per la necessità di pagare un medico; non si sarebbe mai svegliata nel cuore della notte sentendo degli spari in strada. Tutto ciò che gli Anderson avevano difficile a permettersi, a casa Cooper era pressoché scontato. Vivere lì significava davvero vivere meglio, almeno da un punto di vista materiale.
E per quanto Liria non potesse tollerare tutte le regole, gli sguardi di disapprovazione e le varie idiozie di sua zia, doveva ammettere che quei tre pasti al giorno sempre garantiti, quel letto così comodo e quella doccia calda con cui iniziava ogni mattina erano davvero un lusso rispetto a ciò a cui era abituata. Probabilmente, rispetto a ciò a cui la maggior parte degli abitanti del South Bronx era abituata. Umanamente, certo, a Liria sembra di vivere in una vera e propria prigione, ma per lo meno era una prigione dorata. Il senso di soffocamento e la mancanza di autonomia erano accompagnati da comfort e stabilità. Ma valeva davvero la pena rinunciare alla propria libertà per un po' di equilibrio?
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Rebel [Jughead Jones]
Ficção Adolescente[COMPLETA] Liria Anderson. Un nome, zero certezze. Il fatto che sia orfana e il suo immancabile sarcasmo sono le uniche cose che il mondo, senza alcun impegno, può conoscere di lei. Il resto è un dilemma, un codice indecifrabile scritto con l'inchio...
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