CAPITOLO 12 - ELIZABETH

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Stamattina tutto stava andando per il verso giusto.

Da ieri sera lo scambio continuo di messaggi con Matt sembra aver avuto un buon impatto sul mio umore, è davvero dolce e anche molto simpatico, inizio a pensare che le cose tra di noi potrebbero funzionare. Ho passato tutta la durata delle lezioni con il cellulare tra le mani e ho perfino evitato di alzare gli occhi al cielo quando Nathan si è seduto rumorosamente al mio fianco. Non gli ho fatto neanche un cenno, dopo ieri sono convinta che evitare qualsiasi tipo di relazione con lui è la scelta migliore.

Dopo qualche ora però una sensazione familiare ha pervaso il mio corpo: ha iniziato a scrutarmi. L'ho notato appena con la coda dell'occhio ha appoggiato il mento scolpito sul pugno chiuso, respira lentamente e ha il labbro inferiore tra i denti, continuo a digitare messaggi a Matt che nel frattempo ce la mette tutta per farmi sorridere, con ottimi risultati. Una cosa però attira la mia attenzione, sebbene con la coda dell'occhio non riesca a metterlo a fuoco, ha qualcosa di scuro sul pugno, non riesco a resistere e mi volto verso di lui. Lo stronzo non smette di guardarmi, ha gli occhi indecifrabili e le mani distrutte. Muoio dalla voglia di toccargliele, vorrei sapere cosa ha fatto e se ha a che fare con il suo comportamento di ieri. Al pensiero del giorno prima però la verità mi investe come una macchina a tutta velocità, io non tollero quelli che un attimo prima sono una persona e quello dopo l'esatto opposto.

Non ti interessa perché ha le mani rotte Elizabeth.

Continuo a ripetermelo come un mantra e distolgo lo sguardo prima che dica cose di cui potrei pentirmi. Per fortuna il resto delle lezioni prosegue tranquillamente e al termine dell'ultima scappo via dall'aula, all'uscita trovo Matt poggiato contro il muro del corridoio, sorride.

«Buongiorno bellezza» si scosta dal muro e viene verso di me.

«Ehi» sorrido d'istinto mentre mi avvicino a lui e un senso di tranquillità si diffonde nel mio petto.

«Non vedevo l'ora di vederti» posa il braccio sulla mia spalla, i suoi occhi sono azzurro chiaro come il cielo quando è sereno. Inspira a fondo tra i miei capelli e posa un bacio sulla mia testa.

«Andiamo a pranzare, sto morendo di fame» rido posandogli la mano sulla schiena, il suo fisico è scolpito, indossa una maglietta bianca che non lascia nulla all'immaginazione e dei jeans scuri.

Ci dirigiamo verso la mensa, mangeremo qui perché Matt è in giro per delle faccende e ha i minuti contati, apprezzo che abbia trovato comunque un po' di tempo per me. Ci accomodiamo a un tavolo vuoto e da lontano vedo Amber osservare la sala per individuarmi, stamattina a colazione le ho detto che avrei pranzato con Matt, inutile dirvi che era più emozionata di me. Mi passa accanto e ci saluta velocemente, mi volto a guardarla e mima con le labbra un "Non preoccuparti". Mi rilasso contro lo schienale della sedia, un po' mi dispiace che debba mangiare da sola ma io l'ho fatto tantissime volte per lei, non è una tragedia.

Matt inizia a raccontarmi della sua giornata, lo ascolto attentamente e poggio il mento sui palmi delle mani con i gomiti poggiati sul tavolo. Ha delle belle labbra e mi piace sentirlo parlare, è davvero carino.

Dopo un po' una strana sensazione si insinua nel mio stomaco, ho un brutto presentimento. Mi guardo un po' in giro per vedere dov'è seduta Ber... è in quel momento che sento la sua voce.

«...finalmente ci conosciamo» dice, è a pochi tavoli da me quindi riesco a sentirla e vederla perfettamente, sorride più del dovuto. I miei occhi si posano sulla montagna seduta al suo fianco, non riesco a smettere di guardarlo e trattengo il fiato.

«Sì, finalmente» risponde facendole l'occhiolino e quel sorriso maledetto. Il tono con cui ha pronunciato l'ultima parola mi ha fatto rabbrividire, posa per un attimo lo sguardo su di me, i suoi occhi sono scuri e determinati, ne sono certa: questo è l'inizio della fine.

«Tutto bene Elizabeth?» Matt mi scuote dai miei pensieri e poggia la mano sulla mia, accenna un sorriso.

«Sì, va tutto benissimo» mi impegno a sorridere mentre l'irritazione si mescola al cibo nel mio stomaco.

Al termine del pranzo Matt mi saluta con un bacio veloce sulle labbra e la promessa che ci vedremo molto più spesso, non appena la sua sagoma scompare dalla mia vista raccolgo le mie cose e mi dirigo al mio armadietto. Imboccato il corridoio e giunta a destinazione una presenza familiare è poggiata contro il muro opposto, le braccia incrociate e un luccichio fastidioso negli occhi quando si accorge di me. Apro l'armadietto con forza e inizio a posare i libri all'interno ignorandolo, il suo profumo invade le mie narici e non reggo più.

Mi giro verso di lui dopo aver richiuso energicamente lo sportellino, mi avvicino e gli punto un dito sul petto.

«Cosa pensi di fare?» la mia voce è stizzita e gli occhi sono chiusi a fessura.

«Buongiorno anche a te Elizabeth» risponde con voce roca e abbassa lo sguardo sul mio dito, il modo in cui pronuncia il mio nome mi fa venir voglia di picchiarlo. Il bastardo sorride.

«Lascia in pace Amber» dico a denti stretti, il dito ancora puntato sul suo petto. Si scosta dal muro e incombe pericolosamente su di me. Il mio viso ora è all'altezza del suo petto.

«Non sono io quello che ha deciso di socializzare, dovresti conoscermi» il suo tono ora è più basso, la sua bocca all'altezza del mio orecchio. Il cuore inizia a martellarmi nel petto, indietreggio e alzo lo sguardo per riuscire a guardarlo negli occhi, sembra sincero.

«Ignorala, per favore» il mio tono ora è quasi una supplica. Amber non reggerebbe un'altra delusione e io non riesco a guardarli seduti allo stesso tavolo figuriamoci insieme «sei troppo pericoloso per lei...» ammetto e contrae subito la mascella, il suo sguardo s'incupisce, ora non sorride più.

«Allora dille di starmi lontano, ho un debole per le brave ragazze» si porta una mano sul cuore, le nocche scure sono in contrasto con la pelle chiara e il suo sguardo si fa intenso. 

Ha un debole per le brave ragazze.

Forse per i suoi occhi cupi o forse perché muoio dalla voglia di saperlo mi avvicino a lui e gli sfioro le nocche rotte con le dita.

«Fa male?» porto lo sguardo dalla sua mano ai suoi occhi, stringe ancora i denti e la ritrae velocemente come se le mie dita scottassero.

Complimenti Beth, odi i bipolari ma non sei da meno. Hai vinto il premio per la coerenza.

«Ieri sembravi...» non mi da il tempo di finire la frase, adesso è lui a indietreggiare.

«Scocciato dalla tua presenza» termina la frase al posto mio. «Ora se permetti, ho di meglio da fare» mi passa accanto urtandomi, ora mi da le spalle.

Sono senza parole.

«Ah Elizabeth...» si ferma ma senza voltarsi, il suono della sua voce mi fa rabbrividire «sii convincente con Amber, sembra determinata, se non la convinci non mi farò molti scrupoli con lei» riprende a camminare deciso senza voltarsi.

«Vaffanculo Walker» sono le uniche due parole che riesco a pronunciare, la sua risata riempie il corridoio, poi scompare dalla mia vista.

Adesso non è Nathan la mia preoccupazione più grande. Il mio problema si chiama Amber Collins.

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PER TUTTI I LETTORI, SÍ... PROPRIO PER TE

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