CAPITOLO 16 - ELIZABETH

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Si è voltato di spalle e ha percorso il corridoio sicuro di sé, poi è sparito.

La stanza sembra girare su sé stessa mentre cerco di riprendere fiato, sento ancora le sue dita tra i capelli e il profumo sulla pelle.

Devi tranquillizzarti Elizabeth, cerca di non impazzire.

La sua voce interrompe la mia confusione «Hai intenzione di restare lì tutto il giorno?» arriva alta da una delle stanze che s'affacciano sul lungo corridoio.

Respiro lentamente facendo appello alla mia dignità e mi avvio a passo incerto, sento dei rumori provenire dalla prima stanza, sulla sinistra. La raggiungo e resto sulla porta quando lo vedo.

È di spalle, la testa infilata nel frigo e la maglietta tesa sulla schiena. Ha una bella cucina, è una stanza ampia, arredata alla perfezione e con un grande tavolo nel mezzo.

Si volta verso di me con un sorriso «Pensavo fossi scappata» incrocia le braccia, non posso far a meno di osservarlo e sorridere.

«Pensi male...» dico cercando di recuperare sicurezza ed entro in cucina, mi avvicino al tavolo con il cuore ancora in corsa. Torna a darmi le spalle scuotendo appena il capo e inizia a trafficare ai fornelli. Prendo posto e resto a guardarlo, è concentrato e apparentemente rilassato ma nessuno dei due s'azzarda a parlare. Mezz'ora dopo siamo seduti uno accanto all'altro con due piatti di pasta fumanti davanti.

«Non pensavo sapessi cucinare» dico per smorzare la tensione mentre infilo la forchetta nel piatto.

«Penso si tratti di sopravvivenza, in realtà non so cucinare» si rilassa contro la sedia, c'è un'aria strana tra di noi.

«A me sembra buono» sorrido tendendo appena la forchetta verso di lui, poi la metto in bocca. Continuiamo a mangiare in silenzio, quando ha finito alza gli occhi su di me.

«Perché stai con quell'idiota?» dice tutto d'un fiato, poso istintivamente la forchetta nel piatto e alzo gli occhi al cielo, è di nuovo teso perché muove ritmicamente le dita sul tavolo.

«Non è un idiota» lo guardo severa, odio quando fa così.

Si alza e prende i piatti dal tavolo per portarli nel lavello poco distante da noi, mi alzo subito dopo di lui per aiutarlo.

«Certo che lo è, Elizabeth» il modo in cui pronuncia il mio nome m'infastidisce «è insignificante... quello di stamattina credi sia un bacio?» un sorriso tirato gli appare in viso mentre ripone i piatti nella vasca.

«A me è piaciuto...» sbuffo stringendo gli occhi e mi posiziono accanto a lui per riporre i bicchieri nello stesso lavandino. Siamo molto vicini e mi giro per guardarlo negli occhi «e poi non sono cose che ti riguardano, stamattina...» faccio per continuare ma m'interrompe.

Sgrana gli occhi e scuote piano la testa «Ti è piaciuto?!» sembra sorpreso. Ride e si avvicina pericolosamente a me «Quello non era un bacio...» la sua voce è intensa come il suo sguardo e io smetto di nuovo di respirare. Ci risiamo.

«Spero per te che lui non scopi come bacia» sussurra ormai troppo vicino a me. Indietreggio lentamente per mettere le distanze tra di noi. Il suo profumo è un'arma letale per la mia dignità. Il cuore mi martella nel petto e minaccia di esplodere. La pelle s'infiamma subito. Mi intrappola tra le braccia e inspira profondamente. Poggia di nuovo le mani tra i miei capelli e stringe appena. Il suo sguardo mi attraversa distruggendo tutti i motivi per cui ho sempre detto di odiarlo.

«Nathan...» la mia voce è appena un sussurro e poggio la schiena al lavandino per recuperare stabilità.

«Dimmi di non farlo» dice passando lentamente le dita dai capelli al mio viso. Traccia una linea leggera che mi fa rabbrividire subito. Lo guardo negli occhi, sono chiari e profondi. Mi ricordano il mare d'estate, nelle giornate calde e rilassanti. Baciami e metti fine a questa tortura.

Profondi come il mareLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora