CAPITOLO 34 - ELIZABETH

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Penso che per ogni coppia, o qualsiasi tipo di legame che tenti almeno vagamente di somigliargli, ci sia un prima e un dopo.

Un momento preciso, ben distinto, che segna una svolta decisiva e senza precedenti nella tessitura che intreccia i filamenti del rapporto umano tra due persone.

Basta una notte, una sensazione, a volte persino uno sguardo per raggiungere il punto di non ritorno, per stringere fortissimo i fili. È proprio a quel punto, quando i filamenti sono talmente aggrovigliati da rendere inverosimile perfino distinguerne l'origine, il principio, che tornare indietro diventa infattibile perché anche un passo piccolissimo, fatto a ritroso, equivarrebbe a perdere tutto l'intreccio.

Se devo dirla tutta, adesso che lo guardo bene, ancora sudato e seduto al centro del mio letto, con le dita strette alle mie, palmo contro palmo, con gli occhi fissi e riflessi nei suoi ancora tempestosi, lucidi e stanchi, sono più che certa di aver oltrepassato quel limite, di essermi spinta oltre. Tornare indietro senza farsi esageratamente male non è più possibile, per nessuno dei due.

Non tanto per le parole impresse a fuoco che ancora mi pulsano nella testa quanto per l'intensità e la portata emotiva di questo preciso istante, nell'intimità di questo momento solo nostro in cui mi ha lasciato guardare più a fondo. In cui ha lasciato che la parte più vera di sé si mostrasse senza paura, si lasciasse sfiorare e per la prima volta coccolare spogliandosi di quel doppio strato di strafottenza che da anni lo scherma, e in parte lo protegge, da ogni cosa.

«Beth non ti abituare a tutta questa merdosa dolcezza» la sua voce è bassa, ancora graffiata dalle lacrime che hanno lasciato una scia lucida sulle guance perfettamente scolpite.

La sua schiena è dritta, deglutisce per mandar giù quel che resta dell'incubo che l'ha strappato dal sonno con una compostezza senza eguali, un mezzo sorriso divertito gli increspa le labbra facendo sorridere anche me.

Nella penombra di questa stanza, illuminata solo dalla luce fioca e tremolante della lampada sul comodino, lo guardo e lo vedo chiaramente, nella sua totale e complessa interezza.

L'ho sempre visto per quello che è realmente, pregi ma prima di tutto difetti. Un cuore enorme sepolto da una montagna di imperfezioni e ingannevole indifferenza nei confronti di ognuno e per ogni cosa.

Bello da togliere il fiato e infiammare tutti i sensi, con il cuore frantumato e gli occhi di una profondità quasi abissale. L'umore più volubile di una donna in piena tempesta ormonale, con la battuta sempre pronta sulla punta della lingua più tagliente di una lama appena affilata.

E lo so, so di avervi detto che gli uomini rotti s'aggiustano solo nei romanzi ed è così, lo penso ancora, lo giuro e no, non ho la presunzione o la speranza di salvarlo né tantomeno di redimerlo o aggiustarlo perché in fin dei conti io lo amo proprio così: spezzato, vero, ironico, stronzo, a tratti totalmente fuori da ogni logica e parvenza di normalità ma allo stesso tempo, in quel suo modo incomprensibile e paradossale di esternare i sentimenti, straordinariamente dolce e attento.

Allora sapete cosa vi dico? Non posso e non voglio salvarlo ma posso di sicuro tenere insieme tutti i pezzi di quel cuore sciupato e corroso dalle assenze e dalla solitudine a cui è stato condannato per tanto, troppo tempo. Posso riempire gli spazi vuoti con le cose che brama di più: amore e presenza. Questo sì, questo posso farlo.

Gli afferro il viso con entrambe le mani, Nathan mi osserva con attenzione mentre porta le dita sui miei gomiti, li sfiora distrattamente «Vaffanculo Walker» dico scandendo con lentezza ogni parola mentre la risata acuta di Nate riempie la stanza.

«Cazzo, quanto mi è mancato sentirtelo dire» dice ancora scosso dalle risate, butta appena la testa all'indietro.

Quando torna a guardarmi i suoi occhi scintillano e il mare che vedo riflesso ogni volta che mi tuffo in quelle due grandi pozze blu, non è più in tempesta ma calmo, limpido e cristallino.

Profondi come il mareLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora