CAPITOLO 5 - NATHAN

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Essere sempre al centro dell'attenzione può sembrare agli occhi di tutti una cosa incredibile, il massimo a cui aspirare ma credetemi, non è così bello.

Forse anni fa avrei avuto un'opinione diversa a riguardo.

So che non si direbbe guardandomi adesso mentre faccio la mia entrata in aula, ma non ambivo alla carica di Mr. Guardatemi Tutti, lo giuro.

Sono stato un bambino come tutti gli altri, più o meno. Ho avuto la fortuna -a tratti sfortuna- di nascere in una delle famiglie più ricche dello stato. Mio padre è l'incredibile uomo d'affari che possiede la maggior parte delle aziende di trasporti dello stato, ma questo lo sapete già.

Mia madre si chiamava Jade Rose, era una ragazza semplice la cui sfortuna più grande fu quella di innamorarsi di quell'idiota di mio padre. Si conobbero al college, tra un corso avanzato e l'altro. Tutto perfetto, il loro sembrava un amore degno di qualsiasi fottuto romanzo rosa: una ragazza tanto bella quanto timida e l'uomo carismatico dagli occhi color cielo. Un classico. Fin troppo raccapricciante.

Ve la farò breve, non voglio che vi venga il diabete, i due andarono a vivere insieme, qualche anno dopo decisero di sposarsi e... udite udite, notizia bomba... ebbero un bambino.

Cosa c'è che non va vi starete chiedendo, lo scoprirete da soli.

Dopo la nascita del loro amato bambino il successo imprenditoriale di David prese il sopravvento. Sembrava che tutto quello su cui mettesse le mani diventasse oro, quel maledetto ha un fiuto incredibile per gli affari, devo ammetterlo.

Il prestigio però ha un effetto devastante sugli uomini, vogliono sempre di più e sacrificherebbero qualsiasi cosa per il denaro: fu esattamente quello che fece mio padre.

Vi risparmio la pietà e ve la faccio breve. Mia madre iniziò a odiarlo, per me era come se non fosse mai esistito e su entrambi ricadevano soldi come se avessimo un'intera piantagione di dollari nel giardino, doveva pur sempre sopperire al senso di colpa lo stronzo. Mia madre ai miei sette anni chiese il divorzio e questo non ebbe alcun impatto emotivo su di me, ve lo assicuro. Non cercate di psicoanalizzarmi, dico davvero... per me non ha fatto alcuna differenza

Qualche anno dopo il divorzio però l'universo ha deciso di togliermi l'unico punto fermo della mia vita: mia madre.

Era una sera d'inverno, avevo quindici anni e la osservavo mettere una teglia di biscotti in forno. Mi piaceva guardarla, si muoveva con grazia e delicatezza in cucina, i capelli biondi come il sole d'estate e gli occhi verdi come smeraldi. Era il centro della mia vita e sì, ero legato a lei come una femminuccia.

Era una donna forte e determinata, la più determinata che avessi mai conosciuto. Subito dopo la separazione con mio padre il suo mondo si era sgretolato ma questo non l'aveva distrutta, anzi. Qualche mese e qualche pianto dopo era tornata la stessa di sempre. Era stata con altri uomini e il mio punto fermo in tutto.

Non che io sia un tipo smielato, ma adoravo il fatto che sapesse rispettare i miei spazi e allo stesso tempo essere attenta a tutto quello che mi passava per la mente.

Non c'erano grandi effusioni tra di noi, se non un sentito rispetto reciproco e il familiare tocco leggero delle sue dita all'altezza del gomito sul mio braccio. Un gesto che faceva inconsapevolmente e che per me era l'essenza di tutto quello che è casa.

Quando qualcosa non andava ed ero furioso entrava in camera mia, mi dava una rapida occhiata e sussurrava «l'oceano è in tempesta» poi sorrideva e tutta la mia rabbia si annullava. Era convinta di riuscire a interpretare il mio stato d'animo dal blu dei miei occhi. Sosteneva che fossero come l'oceano e che a seconda del mio umore il colore variasse come le scale per la valutazione dello stato del mare.

Tornando a quella fatidica sera... mangiammo un mare di biscotti, parlammo per un po' male di mio padre e di varie sciocchezze. Una serata tranquilla e come tante altre in casa Walker. Non sapevo che la mattina dopo tutto il mio mondo sarebbe andato in pezzi.

Vi risparmio i dettagli, la mia storia non è più innovativa di quella di altri. Mia madre quella notte ebbe un infarto. Di quelli perfidi che si fanno strada dentro di te senza una ragione quando la tua salute non ha nessuna falla, quando il tuo cuore galoppa come un cavallo da corsa perfetto. Di quelli che ti si infilano nel cuore e lo dividono perfettamente a metà: senza darti il tempo di opporti, di combattere, di chiedere aiuto.

Ecco adesso so che l'avete trovata... la maledetta ragione per psicoanalizzarmi.

Il motivo per cui aver pietà della mia anima spezzata.

So che morite dalla voglia di aggiustarmi ma non si può.

Prima di quella mattina mia madre avrebbe sicuramente detto che ero un ragazzo gentile e carismatico che aveva ereditato la sua attenzione e delicatezza ma il carattere spigliato di mio padre. Di quelli che ottengono con le parole più di quello che immaginano e fanno del rispetto la prima scelta di vita. Una versione rivisitata di mio padre priva di deliri di onnipotenza. Se mi vedesse invece adesso che ho ventuno anni vedrebbe solo un ammasso di arroganza e provocazione con la passione per le risse, farebbe fatica anche a riconoscermi.

Da quando non c'è più lei, in me, è sempre tempesta.

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PER TUTTI I LETTORI, SÍ... PROPRIO PER TE

Eccomi di nuovo qui, anche il capitolo cinque è andato. Grazie per essere ancora qui, per me è molto importante.

Non vedo l'ora di vedere cosa ne pensi, e mi raccomando, se questo capitolo ti è piaciuto lascia una ⭐️

Già fatto?! Bene, go on...

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