12.

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(REVISIONATO)

Entrai in aula e finalmente lasciai il disegno di Noah sul primo banco della classe, che nessuno mai occupava per non rimanere faccia a faccia con il professore durante la spiegazione. Presi posto in una fila in mezzo alla classe, spinsi lo zaino sotto le mie gambe e poi arraffai il telefono prima che la campanella suonasse. Svolazzai da una storia all'altra per poi fermarmi sul profilo del ragazzo con cui ero stata il venerdì passato: un certo David.

Sorrisi al ricordo di quei baci e poi alzai lo sguardo quando gran parte degli studenti varcò la soglia della porta, ammassandosi verso il fondo della classe. Noah era tra di loro: alzò gli occhi, togliendosi le cuffiette dalle orecchie, e guardandosi intorno notò il suo disegno posto sul piano del banco.

Lo afferrò rapidamente senza permettere ad un ragazzo di guardarlo e poi si avvicinò al banco che solitamente occupava: quello vicino alla finestra e che dava sui campi da football. Si stravaccò, appoggiando la gamba sul ginocchio destro e poi acchiappò dal suo misero zaino bianco il solito quaderno dei disegni.

Incastrò al suo interno il foglio che ritraeva il vicolo che avevo ipotizzato essere italiano attraverso delle foto caratteristiche del paese prese da Internet, e poi puntò la sua attenzione sul professore seduto alla scrivania.

La lezione passò veloce, come passò veloce anche la notizia che potessi diventare un membro ufficiale delle cheerleader. Come se poi fosse realmente vero, io non ci avevo nemmeno pensato perché la risposta era categorica.

No.

Non avrei mai preso parte alle cheerleader, soprattutto dopo aver visto i loro allenamenti per più di un giorno e aver scoperto che Ashley Collins era diventata subito capo in quella misera squadra scolastica che si credeva la più forte dello Stato. Non ci pensavo nemmeno, manco se mi avessero pagato una somma di denaro molto consistente.

Mi alzai quando la campanella suonò la fine della lezione e l'inizio dei dieci minuti di pausa, uscii dalla classe come un fulmine senza nemmeno guardarmi indietro. E purtroppo mi accorsi comunque dello sguardo saettante del cugino della mia amica, me ne accorsi perché quando mi voltai verso il professore per salutarlo vidi già quegli occhi scuri rivolti verso la mia esile figura.

Ingoiai il groppo e mi diressi rapidamente al mio armadietto, sicura di incontrare o Alay o Eva. Il nostro era ormai un rituale, forse anche stupido.

E infatti...

«Indovina chi è in punizione.» Eva si guardò le unghie annoiata.

«Sei appena arrivata in questa scuola e già sei in punizione?» chiesi, aprendo l'anta di metallo. «Non voglio nemmeno sapere che hai combinato.» infilai un quaderno all'interno del mio armadietto e poi lo chiusi.

«Come mai queste facce? Che è successo? Le macchinette sono chiuse?» sia io che Eva alzammo lo sguardo verso un'Alay raggiante, che non era cosa normale da vedere dato che la mattina era più simile ad uno zombie appena trasformato.

«Punizione, insieme alla Wallys.»

«Tu? Davvero?» Eva annuì seppur Alay avesse capito che fossi stata messa io in punizione dal momento che avevo risposto al posto della riccia. «Che hai fatto di così male? Preso un pessimo voto oppure aver guardato male Ashley la rovinafamiglie Collins?» scossi la testa.

Perché sembravo così ingenua? Anche io potevo finire in punizione come tutti gli altri. E se non ricordavo male c'ero anche finita una volta, certo... per essere entrata in ritardo a causa del pullman, ma erano dettagli.

«Posso finire in punizione anche per cose più gravi Parker, mi sottovalutate tutti quanti.» mi lamentai. «E poi è Eva in punizione, non io.» Alay scoppiò a ridere davanti alla mia faccia a metà tra l'indignata e la sollevata.

Per Sempre TuaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora