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(REVISIONATO)

Mi portai alla bocca la birra che si era arreso di contestarmi, muovendo la testa a ritmo del rumore che la città sotto i nostri corpi produceva. Il fumo mi avvolse il corpo, facendomi tossire quando lo respirai a pieni polmoni.

Noah, con la testa sulle mie gambe, scoppiò a ridere e ripeté il movimento: si portò la sigaretta alla bocca, aspirò la nicotina e poi rilasciò una nube grigia davanti al mio viso corrucciato. 

«Hai fatto?» urlai con un sorriso in volto, stanca ma divertita dalle sue gesta.

La sua mano libera si appoggiò sul mio stinco, lasciato scoperto dal pantalone marrone che avevo indossato, e prese a sfiorare la mia pelle delicatamente finché non comparvero piccoli brividi conseguenti ai suoi movimenti leggeri. 

Appoggiai la testa al muro del terrazzo su cui avevamo preso posizione e guardai i palazzi che, nonostante all'altezza a cui ci trovavamo, ci superavamo di diversi piani. Inclinai il volto e poi lasciai che un sorriso mi intrappolasse le labbra, Noah mi lasciò poi una pacca sonora per destarmi dal sogno.

«Mi hai fatto male bastardo.» non mi ero ancora abituata a sentirlo ridere, che quando lo faceva in quei pochi momenti mi veniva difficile non imbambolarmi ad ascoltarla con le orecchie ben aperte. 

Era magnetico, sentivo di esserne quasi ossessionata.

Dalle sue labbra spiegate in un sorriso, fuoriuscì ancora il fumo residuo del tiro fatto poco prima e io fui costretta a voltarmi verso la sinistra per non sentirne la puzza. Non ero sicura fosse solo una sigaretta in realtà, ma non avevo fatto domande!

«Sei fatta di pastafrolla per caso?» chiese sarcasticamente tra un risolino e l'altro, mentre continuava a fumare cercando di buttare fuori il fumo dal suo corpo dall'altra parte in modo da non intossicarmi.

«Si può bloccare il tempo? Fare qualcosa per restare qui?» appoggiai la mano che non teneva la bottiglia di birra sulla fronte di Noah e iniziai a giocherellare con i suoi ciuffi spettinati. «Io voglio rimanere qui. Esisterà un incantesimo, un trucco che faccia fermare il tempo.» spense la cicca contro il pavimento del terrazzo in cui avevamo preso posto e poi si tirò leggermente su, guardò la città dall'altra parte del vetro della balaustra e poi tornò con il volto sulle mie cosce. Mi rubò la birra dalle mani e poi la finì mentre io lo guardavo con odio.

«Vuoi restare in mia compagnia bambolina?» gettò la bottiglia finita alle mie gambe, poi tornò a puntare la sua attenzione sul mio viso. «Molte persone non lo consigliano.» scrollai le spalle.

«Molte persone non ti vedono così.» risposi semplicemente. «Io penso di avere dei motivi per non avere paura di te.» portò la sua mano sulla mia fronte, mi studiò con un cipiglio e poi accennò un fievole sorriso.

«La febbre non ce l'hai.» alzai gli occhi al cielo, sghignazzando. «Eppure il senno lo stai perdendo del tutto.» alzai le gambe, facendolo barcollare un po', per poi lasciargli una gomitata sul fianco.

«Sappiamo entrambi che ciò che ho detto è vero.» borbottai.

«Sappiamo entrambi che tu sei un po' fuori di testa.» scossi la testa. «Ma non penso che a qualcuno dispiaccia.» gli piegai la testa all'indietro e mi avventai gentilmente sulle sue labbra. 

La sua mano presto si insinuò tra i miei capelli biondi, facendomi rabbrividire a quel contatto. Fu un semplice bacio a stampo, nulla di troppo coinvolgente, ma quando mi allontanai entrambi sorridemmo. Appoggiai la fronte alla sua, facendo ricadere la mia chioma bionda attorno al suo volto.

«Puzzi di fumo e di birra.» provai ad allontanarmi ancora di più fino ad appoggiare la schiena contro il muro, ma la sua mano tornò a stringermi il viso.

Per Sempre TuaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora