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C'era stato un tempo in cui Jimin pensava di sapere cosa fosse l'amore.
L'amore era avere qualcuno che ti dava un bacio al mattino e uno prima di andare a dormire. L'amore era avere una spalla su cui appoggiare la testa e fare un pisolino.
L'amore era Yoongi che lo aspettava fuori dalla palestra per tornare a casa insieme.
Più tardi pero scoprì che l'amore non era nulla di tutto questo.


Ripensandoci, Jimin avrebbe dovuto aspettarsi qualcosa di simile.
Lo aveva visto appostato fuori casa sua nella sua berlina scura e ciò avrebbe dovuto essere abbastanza come avvertimento. Tuttavia, anche se si fosse aspettato qualche tipo di confronto, sicuramente non aveva previsto questo. Avrebbe dovuto. Del resto, aveva sempre avuto quel tempismo terribilmente perfetto quando si trattava di lui, come se stesse aspettando che Jimin ricominciasse a stare bene per riaffacciarsi nella sua vita ancora una volta. Oh, se era stato il suo hobby preferito allora.
Ma ora era tutto diverso. Questa volta Jimin non stava solo bene. Era felice.
"Sei tu Park Jimin?"
Un ragazzo, probabilmente un volontario, era entrato nella stanza adibita a back stage e si era avvicinato a Jimin e al suo gruppo di amici. La conversazione si fermò bruscamente. Sorpreso, Jimin fece un cenno affermativo al ragazzo e con sua grande incredulità questi disse, "allora questo è per te." Dopodiché depositò un bel mazzo di fiori tra le sue braccia, non dei fuori qualsiasi oltretutto, ma i suoi preferiti. Jimin lo ringraziò entusiasta mentre gli altri iniziarono a tempestarlo di domande quando fu chiaro che nessuno di loro era il mittente.
Per un momento, per breve momento, Jimin pensò si trattasse di una trovata di Jungkook, il quale era uscito per via della sua timidezza, non riuscendo ad assistere alla scena in cui gli venivano recapitati i suoi fiori. Eppure sapeva anche che si trattava di un'ipotesi inconsistente. Erano ancora lontani dall'essere giunti in zona "eclatanti gesti d'affetto", anche se intimamente nutriva la speranza che quella giornata avesse segnato un punto di svolta tra di loro.
La sensazione delle sue labbra sulle sue era ancora fresca e tangibile, ancora bruciava piacevolmente ogni volta che se le inumidiva. Non si erano ancora confrontati però, nessuna parola era stata detta per chiarire quello che significava e quello che eventualmente sarebbe potuto venire dopo.
La sua mano accarezzò uno dei petali e poi girando il mazzo per ammirarne la bellezza, notò il biglietto.
Era fissato in modo precario da uno dei nastri che teneva insieme il mazzo i fiori e sarebbe potuto passare inosservato se non fosse stato per la frase che vi era incisa.
"Ancora adesso le luci si fanno più luminose. M.Y."

Non mi stanco mai di vederti ballare Jimin. Quando tu balli, le luci si fanno improvvisamente più luminose.

Jimin gettò il bouquet con uno strillo e se non fosse stato per la reazione fulminea di Seokjin, sarebbe caduto brutalmente a terra. Sarebbe stato un peccato, almeno per la bellezza dei fiori.
"Jimin, cosa...?" Seokjin iniziò, ma fu interrotto dalle parole più spaventose che Jimin avesse mai sentito da un pezzo.
"Strano, il tuo partner di ballo ha avuto una reazione simile." Il ragazzo commentò un po'sorpreso. Il sangue di Jimin si gelò nelle vene.
"Lui dov'è?"
"Mi ha anche fatto la stessa domanda!" Esclamò il ragazzo ancora più sconvolto. Jimin digerì velocemente le informazioni, anche se sapeva per certo che per lui il più giovane aveva inteso un'altra persona. Una cosa era certa. Jimin con quel "lui" aveva voluto riferirsi a Jungkook, e Jungkook soltanto.
"Dov'è?" Ripeté riuscendo a stento a trattenersi dall'alzare la voce.
"In atrio."
Jimin si precipitò in corridoio, sordo alle proteste dei suoi amici. Avrebbero presto scoperto la verità e forse non sarebbe stato l'unico a precipitarsi in corridoio.
Jungkook. La sua mente urlò.
Quanto tempo era passato da quando Jungkook aveva scoperto cosa stava succedendo al momento in cui lui aveva ricevuto bouquet? Quanto? E che collegamenti mentali aveva fatto il più giovane per reagire similmente a Jimin, non appena aveva scoperto che lui era lì?

Per favore. Per favore.
Non sapeva che cosa stesse chiedendo, né a chi lo stesse chiedendo, ma sapeva che doveva proteggere Jungkook a tutti i costi.
Le luci dell'atrio lo accecarono per un attimo. La prima cosa che notò fu la schiena di Jungkook, in piedi e ad un paio di lunghezze da lui. Tirò un sospiro di sollievo. Era ancora lì, era arrivato in tempo, forse. Ma non riuscì a fare a meno di notare la rigidezza della sua postura e i pugni serrati lungo i fianchi. Quindi, suo malgrado, fu costretto a spostare il suo sguardo verso la probabile causa di tutto ciò.
Yoongi era in piedi poco lontano dalla porta d'ingresso, apparentemente congelato nel suo posto. Indossava degli abiti costosi, tuttavia Jimin lo trovò stranamente trasandato per i suoi standard, la sua giacca era aperta, così come alcuni bottoni della sua camicia, i capelli apparivano scompigliati come se qualcuno ci avesse passato la mano sopra con fare nervoso, ma soprattutto il suo sguardo, lo sguardo di Yoongi, appariva perso. Non aveva alcun diritto di avere quello sguardo e, soprattutto, non era giusto che lui fosse ancora in grado di notare certi dettagli, anche dopo tutti quegli anni.
Si disse tuttavia che niente di tutto ciò contava. Anche se Jimin sarebbe stato in grado di leggere Yoongi così bene fra altri dieci o addirittura vent'anni, non necessariamente ciò doveva significare qualcosa. Tranne che era un buon osservatore.
L'unica persona che contava e che aveva la sua attenzione era quella a pochi passi da lui sulla sua destra. E non era Yoongi.
"Yoongi" Jimin disse, cercando di riprendere fiato. Il suo sguardo guizzò nuovamente su Jungkook, ma il giovane non sembrò accorgersene.
"Jimin." Non era giusto che la sua voce lo chiamasse così. Non era giusto che fosse carica di malcelato sentimento. Non lo era. Jimin voleva prenderlo a calci o dargli un pugno in faccia.
Fu come se quelle parole avessero scongelato la situazione di impasse e in un batter d'occhio vide Jungkook riguadagnare vita e fare un passo indietro. Jimin cercò di muoversi velocemente e riuscì ad afferrare il polso di Jungkook prima che il giovane abbandonasse la stanza. Jungkook sembrò sorpreso dal suo gesto, come se non se lo aspettasse affatto e questo, più di ogni altra cosa, lo ferì a morte.
"E' questo il modo di dare il benvenuto a un vecchio amico?" Chiese Yoongi dal suo posto. Jimin sbuffò e controvoglia gli rivolse la parola.
"Smettila. Questo non è il posto adatto per fare conversazione. Non so a che cosa tu stessi pensando, venendo qui e portandomi dei fiori. "
"Probabilmente non stavo pensando affatto. Volevo vederti ballare di nuovo, almeno una volta." Yoongi disse schernendosi, ma era sincero e Jimin lo sapeva. Quelle parole, più del pietoso spettacolo che Yoongi aveva provato a mettere su, furono ciò che infine fece braccia in lui. Insieme a quel senso di finalità nel tono dell'altro.
Improvvisamente le parole di un giovane Yoongi riecheggiarono nella sua testa.
"Credimi, se mai accadesse andrei probabilmente fuori di testa e farei qualcosa di estremamente stupido."
Ma Jimin non poté soffermarsi su quelle parole per troppo tempo perché senti Jungkook liberare il polso dalla sua stretta.
"Io torno indietro." Disse con voce piatta, e specificatamente con il tono che qualcuno avrebbe usato per leggere una lista della spesa. Non attese la risposta di Jimin, ma si voltò senza esitare verso il corridoio.
"Aspetta. Vengo con te". Il maggiore disse, perché non poteva fregargliene di meno di Yoongi.
"Jimin hyung. Rimani." disse l'altro gentilmente, ma più di ogni altra cosa, lo disse quello che era, senza ombra di dubbio, dolore.
Fu come se i suoi polmoni venissero svuotati della loro aria per la violenza del colpo, con quell'orribile familiare sensazione che qualcosa di prezioso gli stesse scivolando dalle dita e Jimin non avrebbe permesso che ciò accadesse di nuovo, non questa volta, non con Jungkook. Ma non riuscì a muoversi, non ci riuscì, e rimase incollato al suo posto ad osservare la schiena di Jungkook allontanarsi.
"Perché sei qui." Chiese Jimin dopo un po', e lo disse come quella domanda gli stesse costando troppo. Lui non doveva essere li, avrebbe dovuto correre dietro Jungkook.
"Volevo parlarti. Volevo vederti."
Senza che lui se ne rendesse conto, Yoongi aveva coperto la distanza tra loro e si trovava ora di fronte a lui.
Era sempre così fragile? Aveva visto Yoongi neanche un mese prima, ma in quel momento non aveva prestato attenzione al suo aspetto, non quanto in quel momento, ora che l'altro aveva invaso il suo spazio personale.
"Beh, io non ne ho affatto voglia" e senza aggiungere altro, Jimin si volto pronto ad andarsene, finalmente. Aveva riacquistato abbastanza lucidità da non voler altro che lasciare Yoongi lì.
"Quel ragazzo, Jungkook. Cos'è lui per te?" questi gli chiese, cercando lo sguardo di Jimin. Quest'ultimo pensò che egli non avesse il fottuto il diritto di chiedere una cosa del genere, ma accettò la cosa come una possibilità di mettere le cose in chiaro,
"E' la persona di cui mi sono innamorato."
Jimin concluse e senza ulteriori indugi, nemmeno uno sguardo, abbandonò un stordito Yoongi nell'atrio.


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