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Ron sbatté la porta dei dormitori una volta che anche Harry fu entrato. Non aveva permesso a Hermione di unirsi a loro, ma Harry sapeva che era rimasta seduta sulla scala a chioccola e stava ascoltando con aria pentita. Faceva bene a pentirsene, pensò Harry in un momento di rabbia. Non l'aveva mai autorizzata a dire tutto al posto suo.

Tutti gli altri compagni di dormitorio erano a cena, ma Ron e Harry l'avrebbero probabilmente saltata. Harry non toccava cibo da quella mattina e il suo corpo cominciava a sentirne le conseguenze. Tuttavia non poteva più fuggire dalla situazione, quindi avrebbe aspettato di risolvere le cose con il suo migliore amico e si sarebbe riempito lo stomaco delle poche caramelle che gli restavano nel baule.

«Adesso dobbiamo parlarne» esordì Ron. Harry si limitò ad annuire, ad alzare le spalle e ad incrociare le braccia. Il volto di Ron assunse quell'espressione per metà incredula e per metà spaventata che Harry si era abituato a vedere negli ultimi sei anni. «Malfoy?!» esclamò allargando le braccia, in un tono decisamente meno calmo di quando si erano chiusi nei dormitori.

Harry sospirò, ma non sapeva cosa dire. Era sicuro che avrebbe saputo rispondergli, se gli fosse stato dato del tempo per pianificare quella conversazione. Così ripeté soltanto: «Malfoy», confermando ciò che Ron aveva appena detto.

«Com'è possibile?» chiese Ron, cominciando a camminare nervosamente per tutta la stanza. «Voglio dire, giravano voci su di lui, ultimamente. Ma tu? Non mi hai mai parlato di un solo ragazzo un vita tua, Harry, neanche uno!»

«Stiamo parlando di un ragazzo, adesso, ed ecco la tua reazione» gli fece notare Harry gesticolando.

Ron aggrottò le sopracciglia, confuso. Harry non poteva biasimarlo del tutto. «Da quanto va avanti questa storia?» chiese.

«Da Pasqua.»

«Da Pasqua» ripeté Ron, portandosi una mano alla fronte e contando mentalmente le settimane. «Da un mese e mezzo, Harry.» Harry annuì nuovamente. «E Hermione? Da quanto lo sa?»

La mente di Harry tornò al terribile giorno in cui Draco gli aveva rivelato di essere un Mangiamorte, il giorno che né lui né il biondo avrebbero mai voluto rivivere. «Non lo so, dagli inizi di aprile» mentì con tono vago, spingendo via il dolore e la delusione che aveva provato.

«Dagli inizi... Ma siete tutti e due fuori di testa?» fece Ron con una domanda palesemente retorica. «O forse dovrei dire tutti e tre, considerando anche il tuo ragazzo, lì...»

«Non è il mio ragazzo» specificò subito Harry.

«Oh, certo che non lo è!» ribatté Ron sarcastico. Ci fu una breve pausa, e il rosso lo guardò negli occhi cercando in Harry tutta l'onestà che non aveva avuto nelle ultime settimane. «Sei innamorato di lui?»

Harry alzò gli occhi, stanco e spazientito. Non c'era momento peggiore per affrontare quel discorso. «Non lo so, Ron» ammise, forse ancora mentendo a se stesso, «semplicemente tengo a lui».

«Quindi non è solo divertimento, come si capiva dalle voci di corridoio.»

«Non c'è esattamente stata una grande possibilità di divertirsi» rispose Harry, ripensando al doversi nascondere costantemente e all'incapacità di prendere sottogamba la missione di Draco.

«Già» ricordò Ron, «perché la parte peggiore di questa situazione è in realtà il fatto che è uno stupido Mangiamorte». Tacque per un lungo attimo, durante il quale si sedette sul suo letto e cominciò a picchiettare il pavimento con un piede. «Un Mangiamorte» ripeteva, più a se stesso che a Harry, come se lo aiutasse a metabolizzare quanto aveva appreso. «Il mio migliore amico, che è nato per combattere i Mangiamorte, si è messo con uno di loro.»

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