Capitolo 12

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Scendiamo,troviamo tutti con l'uniforme, tranne il professore che ci guiderà dall'esterno.

Facciamo colazione velocemente, il professore prima di lasciarci da un porta pistola a Berlino,che dovrà indossare sempre io e Nairobi lo abbiamo sulla gamba,mentre gli altri hanno solo l' M16.

-Ragazzi mi raccomando,attenetevi al piano e non fate cazzate.Seguite gli ordini di berlino e non prendete iniziative-termina e viene a baciarci tutti,arriva il turno in cui abbraccia Andrés,e sento che gli sussurra qualcosa all'orecchio,ma non so cosa.

Usciamo dalla villa,Oslo è alla guida e noi nel retro di un furgone nero,con il quale stiamo raggiungendo la strada per la quale ogni settimana passa il camion con le bobine di carta per banconote.Durante il tragitto io e Berlino ci teniamo per mano e non smettiamo di guardarci.

-Bacio!Bacio!Bacio!-parte un coro generale.

Andrés si sporge e mi da un bacio a stampo,semplice.

-Dai,Berlino,mostraci di che sei capace.Ti sfido e so che non ti piace perdere le sfide.-dice Tokyo.

Lui mi guarda e con la mano mi fa cenno di mettermi a cavalcionu sulle sue gambe.Esito un pò ma li accontento.Mi alzo e poi mi siedo sulle sue gambe,ci guardiamo qualche secondo e comincia tutto in modo casto,finchè non mi morde il labbro per chiedere accesso alla mia bocca.In un secondo la sua lingua cercava continuamente la mia e la mia la sua.

Siamo così da 20 minuti,senza prendere fiato,la saluve che ci scambiamo a vicenda e il suo amico che mi stuzzica,essendo seduta su di lui.

Ci stacchiamo solo quando non ne possiamo più perchè ci manca il respiro,ricevendo appalausi e fischi da tutti, specialmente da Tokyo e Nairobi, che si erano incollate il più possibile a noi per godersi meglio lo spettacolo.

-Hai capito i Berlemi-disse Denver insieme a suo padre,Mosca.

Resto su di lui ad abbracciarlo e lui ricambia, finquando Oslo non ferma il veicolo.Scende prima Mosca,poi Oslo riparte e ci ferma fuori una specie di capanno,dove abbiamo tutta l'attrezzatura medica,armi,esplosivi,munizioni ,benzina e uniformi per gli ostaggi.

Questo dopo aver interrotto le comunicazioni delle due autovetture della polizia,averli minacciati,insieme al camionista che trasportava le bobine, aver fatto spogliare 4 di loro ed esserci appropriati delle loro uniformi.

Io e Berlino mettiamo le divise da polizziotti,così anche Denver, Mosca da funzionario della Zecca. Noi saliamo sulla stessa vettura insieme ad un poliziotto, in tutto questo Berlino gli tiene puntata ai reni una pistola.

Gli altri sono nascosti nelle bobine,tranne Nairobi e Tokyo che entreranno come visitatrici.

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Siamo qui da ormai 4 ore,abbiamo avuto un piccolo problema, non trovavamo l'ostaggio più "prezioso",la figlia dell'ambasciatore britannico, che poi abbiamo trovato in bagno a pomiciare con un suo compagno di classe.

Ora è notte,e come disse Berlino quando eravamo in villa,nessuno dei due avrebbe mai avuto un turno di notte,così da poter riposare insieme.

Dopo aver distribuito i sacchi a pelo a tutti gli ostaggi,mi fa salire nell'ufficio del direttore della Zecca,Arturo Roman,il quale è stato già preso d'occhio da Berlino.Sono solo 4 ore che stiamo qui dentro e già ha rotto le palle peggio di non so cosa.Abbiamo avuto un conflitto con la polizia,Tokyo ha ferito 2 poliziotti perchè avevano sfiorato Rio con un proiettile,Berlino ha detto al professore che molto probabilmente avevano una relazione,ma poi Tokyo smentisce;insomma un bel casino .

In quest'ufficio c'è un divano letto,dove ci stendiamo in intimo.

-Allora come sta la mia piccola?-.

-Un pò stordita,ma tutto sommato bene.C'è solo un problema in questa rapina...-

-Quale?Sai che a me puoi dire tutto-mi dice mentre mi fa sedere su di lui.

-Credo di aver perso la testa per il capo.È affascinante-gli scompiglio un pò i capelli.

Lui sorride ma non risponde,bensì mi sbatte sul divano,mettendo me sotto.

-Piccolo non hai paura che ci sentano?-gli dico.

-Stai tarnquilla,qui siamo al sicuro,ho già chiuso la porta a chiave.

Dopo quella frase tutto inizia e dopo circa 3 ore,ci addormentiamo nudi,uno sopra l'altro.

Mi sento scuotere leggermente,è la mano di Berlino,capisco che è ora di alzarmi.Porto una mano sulla sua e gliela accarezzi.

Si china e mi sussurra all'orecchio:

-Piccola,tra 30 minuti abbaimo il turno,ti devi ancora vestire,ricordi?Sei nuda-a quelle parile balzo,mi ero dimenticata della notte appena trascorsa,ma mi rendo conto che sono coperta da una specie di lenzuolo.

-Amore mio,grazie per il lenzuolo-mi giro quanto basta per dargli un bacio a stampo.

-Tutto per la mia piccola!Ah,amore,stasera devo parlarti ,urgentemente-mi dice, io intanto ho perso un battito...Amore,mi ha chiamata amore!

Cosa dovrà dirmi urgentemente.Ho una paura fottuta.Ma poi penso,tanto notizia più brutta  della sua malattia non poteva darmi,di sicuro sarà meno pesante da digerire.

Passo tutta la giornata pensando a questo,finquando arriva il nostro turno di riposo.

Entriamo in quell'ufficio,come ieri chiude a chiave la porta e ci sediamo su quel divano letto.

-Piccolo,mi hai fatto pensare a ciò che devi dirmi, per tutta la giornata. Forza,qualsiasi cosa sia io sono qui e ci sarò sempre-.

Prima di cominciare a parlare perende un sospiro .

-Piccola,prima di entrare qui,mi sono fatto fare degli esami,tramite il professore, non solo del sangue...anche -lo interrompo accarezzandogli la mano-ho capito di cosa,vai avanti piccolo- sospira-beh stamattina Sergio all'orecchio mi ha detto che ...insomma io non potrò mai essere..-si sforza di parlare,ma le parole non gli escono più;ad uscire sono solo lacrime e singhiozzi.

Io non riesco a parlare,ho un nodo alla gola.Per la prima volta lo vedo non debole,debolissimo,tanto che io mi alzo e lui si alza di conseguenza, posizionandosi davanti a me, fissandomi per qualche secondo e poi mi butta le braccia al collo cominciando a piangere tra le mie braccia.

-Amore,guardami-prendo delicatamente il suo collo e mi faccio guardare-una seconda pugnalata al cuore,ma io ti amo lo stesso.Come ti ho già detto avrei voluto provare ad avere un figlio con te,ma ora è impossibile, ma io sono qui e ci sarò sempre.Non fartene un problema per me.-gli dico e comincio anche io a piangere.

Dopo un bel pò ci mettiamo a letto e ci addormentiamo abbracciati e con le lacrime che col tempo si seccano sul viso da sole.

AMORE FOLLE-La Storia Di Miami E Berlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora