Capitolo 20

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A Melissa mancò il respiro. Era stata spinta indietro e fatta cadare violentemente a terra.

Il figlio di Sebastian scattò e in una frazione di secondo la inchiodò a terra.

Lei scalcino e si dimenò, ma niente da fare. Era tutto inutile. Con uno sguardo il ragazzo la squadrò dalla testa ai piedi e spinse i polsi nella clavicola della ragazza "Basta! Smettila mi stai facendo male!" . Un sorriso malefico si fece strada nel volto del ragazzo "Se non scappi ti lascio" "Non scapperò" "Promettilo. Giuralo sull'Angelo" . Melissa messa alle strette, confesso "No. Mai. Cercherò di scappare finché ne avrò l'occasione e la possibilita" "Mi stai dicendo che finché avrai le gambe proverai a scappare? Faccio presto a toglierti questo privilegio " disse lui estrando un pugnale dal fodero che gli pendeva lungo un fianco e portandolo alla gola della ragazza.

Le prese lo stilo dalla tasca "Piccola Nephilim, credevi di farla franca? Credi di poter scappare? Creperai qui. Nessuno si ricorderà di te. Perchè scommetto che a nessuno è mai importato di te. Vero? Dico bene?"

Melissa pensò che avesse ragione.

Effettivamente, con i genitori non aveva un buon rapporto, amici non ne aveva.

Le uniche persone con cui si era sentita bene erano Drusilla e..."James... " sussurrò la ragazza

"Ah-Ah" emise un gridolino di vittoria il ragazzo.

"Ora togliti! Dove hai paura che io scappi se mi hai rubato lo stilo?" disse lei riuscendo a mettersi seduta. "Non ho paura che scappi ma è...divertente.." rispose lui con un sorrisetto malefico che gli troneggiava nel viso. La fece alzare e la spinse al muro con una spinta appoggiandole la punta del pugnale alla gola tanto che se lei avesse aperto la bocca per parlare un rivolo di sangue le sarebbe colato dalla gola.

"Giura sull'Angelo che non mi intralcerai e io ti lascerò vivere"

"Preferisco morire" rispose lei sanguinando dal mento e sputando a terra.

"Come desideri" . Lui alzò il pugnale ma Melissa fu più lesta.

Scattò a sinistra e lo spinse per il collo  facendogli sbattere la testa sul muro e  cadere il pugnale.

Si riprese lo stilo in una frazione di secondo ma lui le prese la mano e la spinse a terra. Lei lo afferrò per il colletto della maglia e fece cadere anche il ragazzo mentre un cavaliere delle fate entrava nella stanza con un armatura fatta di corteccia d'albero e una lancia chiedendo: "Mio signore ha bisogno di aiuto?". Il ragazzo rispose ansimando di no, che gli avrebbe fatto bene esercitarsi a combattere e che sarebbe sicuramente riuscito a tenere testa a una "bambina" .

Dopo tirate di capelli, calci, ginocchiate e gomitate che l'avevano fatta sfinire e sputare sangue nel giro di qualche minuto, erano tornati nella stessa situazione di prima, lui con il pugnale in mano e lei stretta sul muro.

"Mi piaci come tipo... mi assomigli troppo. Sei coraggiosa a metterti contro qualcuno che sai avrà la meglio."

"Io non ti assomiglio. Io non sono te"

"Hai ragione. Sei molto più stupida rispetto a me" "Così stupida che però ha fatto scappare tutti i tuoi ostaggi" "Ma non sei riuscita a mettere in salvo tè stessa. È questo che conta. Pensi che la mia zietta Clarissa e suo marito non perderanno l'occasione di fare gli eroi? Verranno qui. E io avrò la vendetta per mio padre. Lui ha fatto un errore, fidandosi di sua sorella. Io non mi fido di nessuno. Tranne che di me stesso".

E così dicendo la scaraventò sul muro opposto facendole perdere i sensi.

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