grazie, mamma.

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iccome ormai ho cominciato, credo di continuare questa storia. Sarebbe brutto stopparla. Ah, e in questo capitolo ricompariranno Noah e Rose :3

***

Mi svegliai quando era tutto buio, e la sirena dell'ambulanza risuonava forte dalla mia finestra. Mi bruciavano gli occhi per le lacrime consumate, avevo la gola in fiamme. Forse per gli urli per evitare… oh, doo doo. Ero davvero a Londra, merda.

Mi alzai dal letto. La luna illuminava abbastanza la stanza da poterla esaminare. Dio quanto odio i cambiamenti. Mi innervosiscono, mi fanno sentire diversa. Certo, i cambiamenti fanno bene; ma se a me piace Neverland e doo doo perché cambiare? Era una stanza piccola, il letto singolo su cui ero stesa era di colore bianco. L'intera stanza era di colore bianco, e a terra c'era il parquet. Non mi soffermai sui particolari, mi dava già abbastanza fastidio la nuova stanza.

Mi trascinai come un peso morto fuori dalla stanza. Vidi una bambina gattonare davanti la porta: lo spigolo della porta non la colpii per poco. Mi guardò: aveva gli stessi occhi di Gladys e teneva in bocca il suo ciuccio rosa. Gattonò verso di me, ma io indietreggiai. Che minchia vuole ora?

'Vedo che hai conosciuto tua sorella Rose' disse Gladys venendo verso di me con un sorriso stampato in viso. Aveva un bellissimo sorriso.

Ma, aspetta, sorella? E da quando ho una sorella?! Oh Gesù, quanto tempo ho dormito?

'ha sette mesi, ma c'è Noah, che è più grande. Ah, non fare caso ai suoi occhiali: ha dei problemi. E non fare caso al fatto che non ti senta né ti risponda. Quando devi chiedergli qualcosa ci penso io' disse sorridendo.

'Non lo voglio conoscere' dissi.

'è tuo fratello. So che desideravi dei fratelli, giusto?'

Non di certo da te, pensai.

Un bambino biondo comparì dietro le gambe da quella che avrei dovuto chiamare mamma teoricamente. Aveva gli occhi come il cielo più azzurro. Lei gli mise una mano sui capelli lunghi, che gli arrivavano alle spalle e mi guardò. Il bambino mi parlò con il linguaggio dei segni. Era una fortuna che io sapessi già parlarlo. L'unica differenza era che io lo parlavo con una scimmia e quel bambino non era di certo peloso.

'Ha detto…'

'so benissimo cosa ha detto' dissi fredda.

Riuscivo ancora a sentire il profumo di doo doo entrare nelle mie narici.

Il bambino mi disse che aveva tre anni e che andava a scuola lì vicino. E a me che importava?

A me importava semplicemente che mia madre mi aveva portato via dalla persona più importante della mia vita, e mi importava come vendicarmi.

'Noah è molto emozionato di conoscerti. Ti ha visto un paio di volte in televisione, non vedeva l'ora di vederti dal vivo'

'immaginavo' dissi.

Rose stava giocando con le mie scarpe e ci aveva anche sbavato sopra. Gladys la prese in braccio e io tolsi le scarpe.

'Perdonala' la guardai piena d'odio.

'Che devo fare per farmi amare almeno un po'?' sospirò.

'Portami da mio padre' dissi piangendo.

'Non c'è un'altra soluzione?'

'No'

'Dot…'

'NON CHIAMARMI DOT!' urlai fra le lacrime.

'Sono tua madre. Anche se non potrebbe sembrare, io ti amo tantissimo. Tu non sai niente di me e tuo padre'

'Oh no, so molte cose, invece. So che tu te ne sei andata dopo avermi fatta nascere perché per te ero solo un problema, e giustamente quando i problemi non si sanno risolvere li si lascia da parte, aspettando che qualcun'altro li risolva per noi. So che non hai un cuore, so che sei una stronza. E scommetto non sai nemmeno tu chi sono i padri di Noah e Rose,o no?

Non riuscirò mai a volerti bene, mai! Scordatelo! Non fai altro che aumentare il mio odio nei tuoi confronti'

'Mi fai molto male'

'Lo so' rimanemmo un po' in silenzio. 'Ti odio' dissi piangendo.

Entrò un uomo alto in casa, aveva una sigaretta in bocca e mi guardava male, mi fissava. Posò le buste della spesa sul tavolo e prese Rose in braccio.

'Lui è mio fratello minore JJ. Vive con me' disse Gladys con voce tremante.

Sembra cattivo, ma speravo piangesse, speravo si sentisse in colpa. 'Ciao' mi disse JJ, tenendo la sigaretta fra le labbra. Somigliava a mia madre molto. Andai verso la camera di prima, JJ mi bloccò per un braccio. 'Papà non ti ha insegnato a salutare?' disse. Lo guardai trattenendo le lacrime. Strattonai il braccio per liberarlo: ci riuscii. Entrai nella camera di prima, sbattei forte la porta alle mie spalle, mi poggiai contro di essa, mi strinsi forte nella giacca di doo doo e piansi. Piansi quante più lacrime mi erano rimaste.

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