33. You are the reason

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Non appena le porte dell'ascensore si aprirono, Niccolò corse velocemente verso la porta. Le gambe gli tremavano e non sapeva se fosse per lo sforzo fatto o se per il terrore di quanto poteva succedere da lì a poco.

Fece per l'ennesima volta un respiro profondo. Nonostante fosse a pochi metri da lei, non sapeva ancora cosa dirle. Ci aveva riflettuto, ma nulla sembrava avesse senso in quel momento.

Suonò il campanello e aspettò pazientemente che qualcuno gli aprisse. In quel momento fu travolto dal ricordo di quella sera d'aprile del 2014  in cui conobbe l'amore della sua vita: quel giorno infatti, dopo che Michele gli aveva raccontato  dell'ennesima lite avuta con i genitori, si era presentato con tre pizze per far compagnia ai due ragazzi. 

Fino a quel momento, Michele era il suo migliore amico e Anna era semplicemente sua sorella. Nonostante fosse cresciuta insieme a loro, Niccolò non poteva affermare di conoscerla: sapeva qualcosa di lei grazie a Mike e grazie a qualche vacua conversazione avuta in passato.Quella sera però, le cose sarebbero totalmente cambiate: dapprima iniziò a chiacchierare piacevolmente con lei, curioso di sapere qualcosa in più. Poi divennero amici e lui sviluppò un senso di protezione nei suoi riguardi. Tale sensazione successivamente si tramutò in gelosia ogni volta che la vedeva uscire con qualcuno che non era all'altezza di Anna. Non appena poi realizzò che stava iniziando a provare qualcosa di più di una semplice amicizia, provò ad allontanarsi in ogni modo ma non ci riusciva: più le stava distante, più il desiderio di averla tra le sue braccia cresceva. Aveva provato ad uscire con altre ragazze, ma non riusciva a togliersi dalla testa gli occhi blu di Anna.  Aveva infine realizzato di non poter più combattere quel sentimento quando persino le sue canzoni parlavano di lei. In quei quattro anni ne avevano passate di ogni, ma quando sembrava che le cose andassero finalmente bene, si erano fatti ancora più male.Ora però, Niccolò aveva un'ultima  occasione per rimediare e non aveva intenzione di sprecarla.

Suonò il campanello e aspettò pazientemente qualche secondo. Quell'attesa sembrava che durasse ore. Nel silenzio che lo circondava riuscì a sentire dei passi che si avvicinavano alla porta: sebbene avesse voluto con tutto sé stesso che fosse Anna, lui sapeva perfettamente che non era lei. 

So persino riconoscere il rumore dei suoi passi pensò disperato.

In quel momento si aprì appena la porta, lasciando intravedere il viso di Vincenzo. Il ragazzo fece segno a Niccolò di entrare senza dire nulla. 

-Anna è in camera sua e non fa entrare nessuno. Sta a pezzi per questa faccenda delle note- Sussurrò il cugino nell'orecchio del ragazzo.  Il cuore di Niccolò sprofondò, dispiaciuto per quanto era successo: non solo aveva sofferto per colpa sua per tutto quel tempo, ma qualcuno si era dilettato a condividere il suo dolore con il resto del mondo. Poteva sentire quella sofferenza nell'aria, in quel momento preciso.

-Chi cavolo poteva avere accesso al telefono di Anna? Sono giorni che provo a fare ipotesi, teorie, ma non mi viene in mente assolutamente nulla.- Continuò il cugino, mentre chiudeva delicatamente la porta. 

- Vabbè ce ne occuperemo più tardi e il responsabile la pagherà. Hai visto Mike?- Vincenzo pose quell'ultima domanda con un leggero timore nella voce: sicuramente era terrorizzato dal fatto che suo cugino avesse continuato a discutere con Niccolò, ricordando perfettamente il loro ultimo incontro. Tuttavia il moro lo rassicurò, sussurrandogli nell'orecchio che era tutto apposto. Vincenzo fece un sospiro di sollievo e gli fece cenno di andare in camera della ragazza.

Nonostante volesse correre verso quella porta, Niccolò decise di attraversare lentamente il corridoio per non farsi sentire da Anna. Improvvisamente venne travolto da tutti quei ricordi che lui e lei avevano creato in quella casa: le torte fatte insieme in cucina, i film visti sul divano, le discussioni affrontate camminando su e giù per quel corridoio, le docce fatte insieme. La sua mente tornò a quei baci, alle risate date dal solletico, a quei sono innamorato di te sussurrati come se fossero un segreto da non dire a voce troppo alta. Tutti quei ricordi, quelle sensazioni tornate alla luce troppo tardi, gli fecero realizzare  che in quel preciso istante lui era esattamente dove doveva essere: a casa. Anna era casa sua.

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