“Quando ci sentiamo affranti e deboli, tutto ciò che dobbiamo fare è aspettare. La primavera torna, le nevi dell’inverno si sciolgono e la loro acqua ci infonde nuova energia”
- Paulo Coelho
EREN
Fui svegliato da dei tremori violenti vicino a me e dalla mano che ancora stringevo nella mia che si muoveva, ma, nel sonno, mi ero rifiutato di lasciarla andare. Quando aprii gli occhi, vidi Levi agitarsi, muovendo la testa da un lato all’altro, mentre gemeva, ripetendo delle sillabe che non riuscivo a distinguere.
“Levi?”, tentai di chiamarlo, ma non servì a niente. Vidi una lacrima scendere sul suo volto, mentre aveva iniziato a singhiozzare. Non aveva mai avuto incubi da quando lo avevano ritrovato, perciò non sapevo come muovermi. Dovevo cercare di calmarlo? O svegliarlo?
“No, no, ti prego no”, piangeva, mentre io cercavo di carezzare il suo volto, stringere la sua mano, chiamare il suo nome, qualsiasi cosa per aiutarlo a tranquillizzarsi.
Tentai di farlo calmare probabilmente per più di un minuto, ma quando vidi che era unitile, cominciai scuoterlo delicatamente, per tentare di svegliarlo.
Il tono della sua voce continuava ad alzarsi, tanto che adesso stava praticamente gridando, mentre non aveva smesso di agitarsi e tremare.
“No… NO!”
Improvvisamente, lo sentii urlare più forte, mentre balzò a sedere, sgranando gli occhi. Scattò via dal mio contatto, verso la sponda opposta del suo letto, terrorizzato da ciò che aveva visto nel suo incubo.
“Levi… Levi sono io”, lo tranquillizzai, prendendo la sua mano nella mia e portando l’altra a carezzargli il viso. Lui si voltò verso di me, fissando i suoi occhi nei miei e poi guardandosi intorno un paio di volte. In quel momento un’infermiera, Hannah, accorse nella stanza, probabilmente avendo sentito il grido di pochi secondi fa. Quando vide che nessuno era in pericolo si tranquillizzò, avvicinandosi con calma a Levi. Ma quando la vide, lui si allontanò da lei, spostandosi verso il centro del letto.
“Tranquillo, era solo un incubo, è passato, adesso”, cercai di rassicurarlo, carezzandogli la guancia, mentre continuava a tremare visibilmente. Come sempre, quel contatto lo aiutò a tranquillizzarsi un poco, perché si voltò di nuovo verso di me, ma stavolta mi si avvicinò, lentamente, e io mi sporsi per abbracciarlo. Quando lo strinsi tra le mie braccia, lo sentii mugolare e trattenere dei singhiozzi.
“Va tutto bene, sono qui, è tutto ok, sono Eren”, mormorai, carezzandogli il viso.
L’infermiera, nel frattempo, non si avvicinò ulteriormente, vedendo che si fidava di me e non volendo peggiorare la situazione. Levi aveva iniziato a piangere e singhiozzare, mentre lo stringevo tra le mie braccia e gli carezzavo i capelli, sussurrandogli dolci rassicurazioni.
Era una situazione nuova. Non aveva mai avuto incubi da quando abitavamo insieme e non me ne aveva mai parlato prima, quando stava con suo padre. Però il fatto che fossero iniziati quando credevo che iniziasse a stare meglio mi fecero pensare che forse non erano una cosa negativa. Non ero felice che ne avesse, ovviamente, ma, forse, erano un segno che la sua mente si stava ribellando a quell’uomo. Forse, prima non ne aveva perché era ancora assoggettato alle idee che lui gli aveva messo in testa. Poteva avere senso. Perso nei miei pensieri, non mi ero reso conto che Levi aveva smesso di singhiozzare.
Hannah, infatti, aveva aspettato pazientemente, per diversi minuti, che si calmasse, prima di rivolgersi a me.
“Vi serve qualcosa?”, chiese, gentile.
Io abbassai la testa verso Levi, carezzandogli i capelli per avere la sua attenzione. Lui alzò il viso su di me, guardandomi con gli occhi completamente arrossati.
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Winter White
Fanfiction"Si dice che in un paese lontano il freddo sia così intenso che le parole si congelano non appena vengono pronunciate, e dopo qualche tempo si sgelano e diventano udibili, come se le parole pronunciate in inverno rimanessero inascoltate fino all'est...
