Todomomo.
Se non ti piace la ship allora non leggere.
Momo Yaoyorozu, 21 anni, studentessa di Lettere. Ri-incontrerà il suo vecchio compagno delle superiori, Shoto Todoroki.
-No Quirk.
-Possibili capitoli Smut (avviserò).
La storia è strutturata...
Dopo che Shoto mi fasciò il polso, decidemmo di rimanere a casa sua. In realtà fu Shoto a deciderlo, senza neanche chiedermelo, ma voleva che io mi riposassi e fossi al sicuro con lui. Rimanemmo un po' sul divano, si accertò che il polso non peggiorasse e chiacchierammo un po' di tutto, ma soprattutto di Togai, di come l'ho conosciuto e cose varie. Mentre parlavamo mi squillò il telefono, lo presi dalla borsa e vidi che fosse mia madre.
"Pronto?" dissi con tono freddo. "Momo, torni a casa per pranzo?" mi chiese mia madre con tono uguale al mio. "No, non aspettatemi" non le diedi il tempo di replicare che le riattaccai subito.
"Tutto ok?" mi chiese Shoto facendo cenno al telefono. Io sbuffai e poggiai la testa sul bracciolo del divano, inclinandomi.
"Era mia madre. Cerca certe volte di fare la mamma premurosa, ma quello che risulta è solo freddezza. Non andiamo per niente d'accordo, con papà così così ma con lei no" misi le mani in faccia e sussultai appena a causa del dolore al polso. Mi rimisi dritta e poggiai le mani sulle ginocchia. Mi girai verso Shoto e lui mi sorrise appena.
"Ti va di pranzare? Non sono uno chef ma so preparare la Soba, è il mio piatto preferito, però di solito io la mang—" iniziò a parlare ma lo bloccai subito.
"la mangi fredda, me lo ricordo" ridacchiai e mi alzai dal divano per andare con lui in cucina. Il fatto che io mi ricordassi del suo piatto preferito lo fece rilassare ancora di più.
Andammo in cucina, prendemmo dal frigo tutti gli ingredienti e iniziammo a prepararla insieme. Ridemmo e scherzammo, tra di noi si era instaurata una certa intesa, che non credevo ci fosse. Preparammo la tavola e ci sedemmo accanto. Pranzammo tranquillamente, accendemmo la televisione, ma solo per compagnia perché continuammo a parlare tra di noi.
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"Lascia sparecchiare a me, hai cucinato tu" lui mi guardò un po' perplesso ma non replicò nulla. Anche perché sapeva che non mi sarei messa lì con le mani in mano a non fare nulla. Presi i piatti con il braccio sano e quello fasciato evitai di prendere qualsiasi cosa, fortuna avesse la lavastoviglie così che non mi dovetti bagnare il polso. Finito di sistemare la cucina, iniziai curiosamente a gironzolare per casa. Vidi le sue foto da piccolo messe sui vari mobili insieme ai suoi fratelli. Una foto di lui e sua mamma, prima della cicatrice. Presi quella foto e accarezzai il viso del piccolo Shoto. Lui si appoggiò alla porta che separava il soggiorno alla cucina e mi guardò con le braccia conserte.
"Quella foto ce la fece mia nonna, ma se noti mia madre già era infelice, infatti vorrei nasconderla qualche volta ma la lascio lì per evitare di dare dispiaceri ai miei fratelli. Loro sperano che la famiglia possa tornare come prima, ma io non perdonerò mio padre così facilmente". Disse quelle parole guardando sempre in direzione della cornice che tenevo in mano. Sapevo già la storia della sua cicatrice, me la raccontò dopo qualche giorno di scuola, perché giustamente essendo così visibile decise direttamente di togliere ogni dubbio a tutti. Su quel mobile c'era un'altra foto solo di Shoto, già con la cicatrice e confrontando le due foto si poteva percepire il cambio di luce nei suoi occhi.