Todomomo.
Se non ti piace la ship allora non leggere.
Momo Yaoyorozu, 21 anni, studentessa di Lettere. Ri-incontrerà il suo vecchio compagno delle superiori, Shoto Todoroki.
-No Quirk.
-Possibili capitoli Smut (avviserò).
La storia è strutturata...
Dopo che Momo andò via, chiusi la porta di casa, mi voltai nella direzione di mio padre e dopo avergli rivolto uno sguardo di disgusto mi diressi verso le scale per salirmene in camera. Ma lui mi fermò iniziando a parlare.
"Shoto, hai parlato a quella ragazza del tuo problema?" mi disse rimanendo seduto su quella poltrona riempiendosi il bicchierino di vetro di Scotch. Io mi irrigidì, strinsi i pugni e abbassai la testa cercando di non esplodere.
"Non sono fatti tuoi, di niente, di nessuna cosa che accade nella mia vita" feci per andarmene ma lui si alzò e venne verso la mia direzione portando un altro bicchierino e porgendomelo. Io mi girai e rimasi in piedi sul primo gradino guardandolo. "Cosa stai facendo? Vuoi provocarmi? Ti ho già detto più volte che non voglio più avere niente a che fare con te" ringhiai appena verso la sua direzione e alzai lo sguardo per guardalo in quegli occhi azzurri che tanto odiavo.
"Sto cercando in tutti i modi di rimediare con te, gli altri tuoi fratelli ci stanno provando ma tu invece ti chiudi sempre più in te. E poi, devi farti aiutare" mi disse cercando di assumere uno sguardo premuroso, ma quello che risultò fu uno sguardo glaciale.
"Aiuto di cosa? Io non ho bisogno di essere aiutato in niente" mi girai nuovamente ma per l'ennesima volta mio padre mi fermò. Questa volta mise una mano sulla mia spalla.
"Shoto, lo sappiamo tutti che hai un problema con l'alcool. Tutte le scorte di alcolici sono dimezzate, hai sempre il mal di testa da sbornia, in più nei giorni successivi sei sempre scontroso. Tua sorella è preoccupata per te". A quelle parole mi irrigidì ancora di più. Sentì la rabbia arrivarmi fin sopra i capelli, sentì ribollirmi il sangue. Non sopportavo quell'uomo, non sopportavo la sua recita e non sopportavo che ci fosse lui in questa casa mentre mia madre è in un ospedale. Mi girai lentamente e lo guardai in faccia.
"Sai che ti dico? Mi fai schifo. A causa tua mi ubriaco quasi ogni sera, per non pensare a tutti i casini che hai fatto nella vita, per non pensare a mia madre lontana da noi, per non pensare che lei mi odia a causa tua, a causa del mio occhio sinistro azzurro come il tuo, a causa della metà dei miei capelli rossi come i tuoi, mi odia perché rivede in me il mostro che invece sei tu" in preda alla rabbia presi quel bicchiere che teneva in mano e me lo scolai dopo di che lo lanciai con tutta la forza per terra e si fece a mille pezzi.
"STAI ESAGERANDO" mi disse prendendomi per il polso ed io mi scansai subito.
"Non mi toccare" dissi ringhiando e salendo di corsa in camera mia, sbattei con violenza la porta. Camminai avanti e indietro, misi le mani tra i capelli e sentivo solo la voglia di urlare, di spaccare qualcosa. Mi girai e diedi un pugno al muro, ferendomi le nocche. Andai nel mio armadio, lanciai in aria qualche felpa e recuperai una bottiglia di liquore ancora sigillata. La aprì buttando il tappo per terra e iniziai a bere. Sorso dopo sorso sentì il calore del mio corpo aumentare, iniziai a sudare. La testa iniziò a girarmi, ma non me ne fregava. Avevo bisogno di bere, avevo bisogno di non penare. A metà bottiglia me ne andai fuori sul balcone. La rabbia non passò, anzi la sentì aumentare ancora. "Sto stronzo, crede di poter risolvere solo stando a casa e facendo finta che sia tutto ok. Questa dannata cicatrice ce l'ho per colpa sua" dissi tra me e me e tra un sorso ed un altro. Vidi qualcosa sul tavolino sul balcone, era un elastico. "L'elastico di Momo" lo misi in tasca e terminai tutto il liquido all'interno della bottiglia. A quel punto capì che l'alcool iniziasse a fare effetto. "Devo portargli l'elastico, adesso" presi dal comodino le chiavi della macchina e di casa e scesi velocemente le scale. Prima che mio padre mi vedesse uscì e presi la macchina. In giro non c'era nessuno, sbandavo da una parte all'altra, avevo la vista appannata, ma dovevo andare da lei. Non so neanche io come ma dopo 5 minuti arrivai nel vialetto di casa sua. C'era solo la sua macchina e le luci di casa erano ancora accese. Scesi e sbattei la portiera della macchina. Andai davanti il portone e iniziai a suonare e bussare insistentemente. Dopo poco mi aprì Momo. Era così bella. Si presentò con i capelli sciolti e con il pigiama.
"Shoto? Che ci fai qui?" mi chiese Momo stropicciandosi gli occhi. Credo si fosse addormentata. Entrai in casa e sbandai un po'. "Che hai? Che succede?" lei si avvicinò a me e prese il mio viso tra le mani e fece una smorfia un po' di disgusto. "Hai bevuto?". Io le tolsi le mani dal mio viso e mi allontanai.
"Giusto un po'. Sono venuto a portarti l'elastico" presi dalla tasca l'elastico e glielo porsi, credevo di avere la sua mano davanti, ma in realtà vedevo un po' distorto e infatti cadde l'elastico per terra.
"Andiamo in soggiorno" mi trascinò sul divano tirandomi da una mano. "Che è successo? Perché ti sei ubriacato?" mi chiese seria spostandosi i capelli su una spalla.
"Non sono venuto qua per parlare dei fatti miei, solo per darti l'elastico" mi alzai e andai verso il tavolo da pranzo, e notai un bigliettino. Era dei suoi genitori. "Ah sei sola".
"Si. Come sempre fanno quello che vogliono e non mi rendono partecipe. Non vedo l'ora di andarmene e stare lontano da loro. Preferisco starmene per fatti miei". A quelle parole strinsi il foglio tra le mie mani e mi girai verso di lei.
"Ma di che cosa ti lamenti? Hai entrambi i genitori ancora insieme e che si fanno pure i viaggi insieme" dissi con tono nervoso.
"Lo sai bene che io non ci vado d'accordo. Che mi stanno con il fiato sul collo e che criticano sempre" mi disse toccandosi nervosamente i capelli. Io mi innervosì ancora di più, non so perché ma quella sera l'alcool decise di farmi reagire con la rabbia.
"Ma ti rendi conto di quante cazzate dici?" iniziai a vomitare tutto quello che pensavo, senza filtri, senza volerlo. "Sei fortunata e neanche te ne rendi conto. Ma di cosa ti lamenti, loro si preoccupano per te e tu fai la viziata dicendo che ti stanno con il fiato sul collo, ma li avessi io dei genitori così. Invece ho un padre di merda che mi picchiava da bambino poiché non fossi all'altezza delle sue aspettative e una madre depressa che presa in un momento di rabbia decise di gettarmi l'acqua bollente addosso sfregiandomi per tutta la vita. E come cazzo fai a vedere questa cosa attraente? Lo vedo come mi guardi questa schifezza" mi sentì il collo andare in fiamme, le vene della testa pulsare di più. "Hai il coraggio di lamentarti quando in realtà in questa casa, in questa vita, sei una principessa, tutto a tua disposizione, hai anche scelto la facoltà che volevi, io invece costretto da quel merdoso di mio padre. Solo perché i tuoi vogliono il meglio per te e magari i maschi ti guardano le tette pensi che la tua vita faccia schifo? Non hai capito un cazzo" le ultime frasi le urlai, gettai quel foglio per terra e sbattei entrambe le mani sul tavolo con violenza tant'è che lei fece un piccolo sussulto sul divano. Ma cosa mi stava succedendo? Perché ho detto quelle cose? Io non volevo...
"Stai parlando troppo Shoto. Ho capito che è dovuto all'alcool ma non mi sembra il caso. Dicono che da sbronzi vengono fuori frasi che forse si pensano davvero e forse è questa la considerazione che hai di me" Momo si alzò dal divano, prese il bigliettino per terra gettandolo e mi prese, di nuovo, dal polso, mi fece sedere sul divano, lei rimase in piedi. "Non puoi tornare a casa in questo stato, dormi qui sul divano, domani te ne andrai". Volevo alzarmi, volevo chiederle scusa. Ma quello che invece riuscì a fare è stato piangere, le lacrime uscirono da sole bagnandomi tutto il viso, rimasi con lo sguardo basso, non riuscivo a guardarla. Lei sbuffò, andò di là per qualche secondo e tornò con una coperta e una bottiglia d'acqua. Mi fece distendere con un cuscino sotto la testa e mi coprì, cercavo il suo sguardo ma oltre a lei che non mi guardava la mia vista era ancora distorta, mi girava forte la testa, non capivo più nulla. Chiusi gli occhi lentamente, e ciò che vidi fu il viso di mia madre che mi accarezzava e mi diceva quanto mi volesse bene...Hai combinato un casino Shoto...lo so mamma....
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