Capitolo18

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SHOTO POV'S

Le urla di mio padre non mi mancavano per niente, considerato che io e lui non parlavamo più, la sua voce quasi non la ricordavo. Ma neanche qualche ora che mamma è a casa e lui già le sbraita contro...

Flashback

"Shoto, sei un debole. Sei quello che mi assomiglia di più, ma in realtà sei il più debole dei tuoi fratelli. A causa tua la mamma sta male, piange in continuazione". Ero seduto per terra, dopo che ricevetti la solita sberla da parte di quello che si spaccia per mio padre. Piangevo, avevo la faccia rossa, stringevo i pugni per la rabbia, ma ero solo un bambino di 5 anni, cosa potevo mai fare? Quell'uomo mi ripeteva in continuazione quanto io fossi inutile, il meno forte, il meno portato, che però essendo il più piccolo avevo altre responsabilità rispetto ai miei fratelli...i miei fratelli, e chi li vedeva più? Mi ha fatto allontanare da tutto e tutti.

"Enji? Ma che stai facendo?" entrò mia madre in stanza mentre mio padre si chinò per tirarmi da un braccio per farmi alzare. Lei si precipitò subito verso di me per proteggermi.

"M-m-mamma" dissi singhiozzando e stropicciandomi gli occhi pieni di lacrime, lei mi accarezzò la guancia rossa.

"Rei, non ti impicciare" disse mio padre con tono arrabbiato.

"Vattene, lasciaci in pace" gli urlò mia madre contro e lui se ne andò.

"Mamma, scusa se sono inutile" dissi singhiozzando e lei mi strinse di più fra le sue braccia cercando di tranquillizzarmi.

"Amore mio, non sei inutile, sei tutta la mia vita" disse mia madre a bassa voce per poi mettermi nel letto. Lei spense la luce della mia camera e andò da mio padre in cucina... le urla iniziarono ad echeggiare in casa, i miei fratelli non potevano fare nulla né tanto meno io. Ad un certo punto sentì un colpo, capì subito che mio padre avesse alzato le mani su mia madre. Strizzai gli occhi e mi coprì le orecchie per non sentire il pianto e le urla di mia mamma. Dopo un po' non sentì più nessun rumore, allora mi alzai dal letto e mi diressi in cucina...sentì mia madre parlare al telefono con la nonna...

"..Non ce la faccio più mamma, più guardo Shoto e più rivedo lui, soprattutto la sua parte sinistra..."

"Mamma?" dissi entrando in cucina stropicciandomi un occhio, lei stava preparando del tè...mi guardò terrorizzata...e poi l'acqua bollente sul mio occhio...e poi le urla di mio padre, ancora, verso mia madre per avermi sfregiato...io chiuso in camera, con la benda a piangere...a chiedermi perché tutto questo...

a chiedermi perché tutto questo

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Fine Flashback

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Fine Flashback

Non è colpa di mia madre se io sono così, è colpa sua che l'ha portata a odiarmi, lei mi ama, il problema è quell'essere al piano di sotto che ora ha ricominciato ad urlare. Mi alzai dal letto, poggiando la bottiglia di liquore sulla scrivania, la rabbia e l'alcool non mi stavano facendo ragionare. Scesi immediatamente al piano di sotto. Mia mamma seduta sul divano con le mani sul viso e mio padre in piedi che le urlava contro.

"..Questo è perché tu lo vizi, perché non lo sgridi mai e fa quello che gli pare, deve capire di avere delle responsabilità, che deve prendere l'azienda di famiglia. Rei sei la sua rovina" mio padre le sputava addosso queste parole. Io entrai in sala con i pugni serrati.

"Vedo che la tua brutta abitudine di urlare contro mia madre non ti è passata. Per questo l'hai fatta tornare a casa? Per abusare di nuovo di lei? La devi lasciare perdere." Dissi cercando di mantenere un tono calmo, anche se dentro di me sentivo una fiamma divamparsi.

"Sei ancora un moccioso che pensa solo a bere e scoparsi qualche ragazza qua e là, ora hai ritrovato la tua compagna di classe, ti diverti anche con lei? Te la sei già portata a letto vero? Tsk, sei infantile". Mio padre si rivolse a me appoggiandosi con le schiena verso la finestra del soggiorno.

"Non ti permettere, Momo è speciale. E poi sono cazzi miei di quello che faccio" dissi irritato e avvicinandomi a mia madre per tranquillizzarla.

"Si certo. Anche le altre erano speciali, e comunque non mi hai risposto, allora davvero te la sei già portata a letto. Alcool e sesso, sei una delusione Shoto, peggio di tuo fratello maggiore. Uguale a tua madre, inutili". A quelle parole non ci ho visto più, mi andò il sangue al cervello. Mia madre mi prese per un polso perché capì che mi stessi gettando su mio padre, io la guardai e lei mi fece cenno di non fare niente. Feci dei respiri profondi cercando di tranquillizzarmi.

"Io non sono come te, ti meriteresti un pugno in faccia, ma non si risolvono le cose con le botte, come fai tu" dissi quelle parole con un odio che non credevo neanche io di avere. Presi mia mamma per mano e la feci alzare. "Mamma non rimarrà più qua con te, la porto da un'altra parte".

"Cosa credi di fare? Non comandi tu. Ora sparisci" prese mia madre per un polso e la trascinò verso di sé, lei mi guardò con sguardo preoccupato. Io guardai mio padre con sguardo di sfida e mi avvicinai verso di lui.

"Lasciala, nessuno vuole stare con una feccia umana come te" a quelle parole mio padre mi diede uno schiaffo forte, nel lato della cicatrice ed essendo così sensibile provai un dolore atroce, mi sentì andare il viso in fiamme.

"Non lo toccare" urlò mia madre liberandosi dalla presa di mio padre e venendo verso di me. Rivolsi nuovamente lo sguardo verso mio padre e lo guardai con disprezzo e odio.

"Mi fai schifo" gli dissi. Presi mia mamma per mano e andammo nella mia macchina.

Iniziai a guidare velocemente, la rabbia mi fece evaporare l'alcool, non ero ubriaco quella sera, ma bere mi ha aiutato a farmi sfogare. Mia madre stava in silenzio, seduta sul sedile a guardare fuori dal finestrino, poi iniziò a piangere.

"Pensavo fosse cambiato, invece mi ha solo illusa che fosse tutto ok, che fosse ancora innamorato di me..." iniziò a singhiozzare, io con una mano le accarezzai i capelli. "Mi dispiace Shoto...".

"Mamma, non ti devi dispiacere" dissi cercando di reprimere le lacrime. Arrivammo davanti casa di mia nonna, io non scesi, non la vedevo da troppo tempo. "Rimani qua per qualche giorno, troveremo una soluzione, chiamerò anche Fuyumi (sorella)." Lei annuì leggermente e dopo avermi dato un bacio sulla guancia e una piccola carezza sulla cicatrice scese dalla macchina ed entrò in casa. Io strinsi le mani sul volante e mi lasciai andare. Iniziai a piangere a singhiozzare, diedi dei colpi qua e là nella macchina. Faceva tutto così schifo, mi sentivo solo, perso, abbandonato...mia madre era tornata ma l'ho dovuta portare di nuovo via...non volevo tornare a casa...Presi il telefono dalla tasca e composi il numero di Momo...l'unica in grado di calmarmi.

"Pronto? Shoto? Sono le 2 che succede?" Momo rispose con la voce bassa dal sonno, io sorrisi appena e mi asciugai una lacrima salata che scorreva sulla cicatrice.

"Momo, ho bisogno di te" dissi senza pensarci due volte, anche se odiavo mostrare le mie debolezze.

"Dove sei? Vengo subito" mi rispose sentendola alzarsi dal letto.

"Vengo io da te, se ti va"

"Ti aspetto".

Chiudemmo la chiamata e misi in moto andando verso casa sua. Avevo bisogno di vederla, del suo tocco che tanto mi calmava. Una volta arrivato nel suo vialetto, scesi e lei mi stava aspettando seduta sui gradini dell'ingresso.

"Shoto..." disse subito notando, anche solo con la luce della luna, il mio lato sinistro più rosso del solito. Io mi fiondai tra le sue braccia, misi il viso sulla sua spalla e fui pervaso dall'odore dei suoi capelli, profumavano di vaniglia. Lei mi strinse forte a sé, e come sempre riuscì a calmarmi. Entrammo in casa, mi sedetti sul divano e lei mi portò del giacchio da mettere sulla parte sinistra, per alleviare il rossore e gonfiore. "Ci sono io, ne parliamo domani" mi disse sedendosi accanto a me e accarezzandomi i capelli facendomi rilassare...solo lei riusciva a fare tutto questo...solo lei poteva vedermi così.

quadrifoglio || todomomoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora