Capitolo17

656 33 30
                                        

SHOTO POV'S

Me ne tornai a casa dopo quella notte passata insieme a Momo. Fu una delle notti più belle che abbia mai avuto, non mi ero mai sentito così vicino a qualcuno fino a quel giorno. Ebbi qualche relazione in questi anni, mi sono spinto anche oltre con alcune ragazze, ma davvero mai con nessuna ho provato quello che ho provato con lei.

Pensai tutto il tempo al suo odore, ai suoi capelli sul cuscino, alle sue labbra e senza rendermene conto arrivai a casa mia. Nel vialetto non vidi la macchina di mio padre e questo mi tranquillizzò. Scesi dalla macchina ed entrai in casa. Notai subito che comunque ci fosse qualcuno in casa, che non fossi solo. Delle scarpe erano all'entrata e anche degli occhiali da sole. Pensavo fosse tornata mia sorella e corsi in salotto sperando di vederla. Non sono bravo nel dimostrare le mie emozioni però mia sorella si è sempre preoccupata della famiglia e per me e di questo gliene sono grato. Una volta arrivato in salotto vidi una donna dai capelli argento/bianchi seduta sul divano a guardare la televisione. Non era mia sorella, perché quei capelli erano lunghi.

"M-mamma?" dissi a bassa voce avvicinandomi al divano, in direzione di quella donna. La trovai seduta, con lo sguardo basso, triste. Come arrivai davanti al suo viso, lei mi guardò e accennò un piccolo sorriso.

"Amore mio" mi disse debolmente ed io mi sedetti subito al suo fianco. Le feci sprofondare il suo viso nel mio petto abbracciandola forte. Era da un paio di settimane che non l'andavo a trovare in ospedale, non so neanche io bene il perché, infatti mi sentivo terribilmente in colpa.

"Mamma scusami se non sono venuto a trovarti, ho tante cose per la testa" dissi sciogliendo l'abbraccio e tenendo lo sguardo basso. "so che non ti fa piacere vedermi, quindi forse è anche per questo" misi una mano sopra il mio occhio sinistro per coprire la cicatrice e il mio occhio. Lei prese la mia mano e mi accennò un sorriso.

"Il passato lasciamolo alle spalle, ho fatto un errore, ero stremata, triste, persa e non mi sono resa conto che avessi un figlio meraviglioso come te". Mia madre continuò a sorridermi dolcemente e mi accarezzò la cicatrice, in quel momento sentì di nuovo il tocco di Momo. "mi dispiace".

"Non dispiacerti. È vero ho sofferto molto per questa cicatrice, ho sempre pensato che le persone la fissassero troppo, che fosse fonte di disprezzo nei miei confronti. Ma ultimamente mi sono riavvicinato ad una persona che l'apprezza, che mi apprezza, solo che me ne sono accorto solo ora" ricambiai quel sorriso dolce a mia madre. Rimanemmo tutto il pomeriggio sul divano a chiacchierare e le raccontati di Momo. Lei non la conosceva, già all'epoca delle superiori mia madre era in ospedale, quindi solo mio padre la conobbe e i miei fratelli. Mi disse che voleva conoscerla, di organizzare una cena e invitarla a casa così da poter passare del tempo con lei.

Verso sera dissi a mia madre se volesse che ordinassimo una pizza, lei accettò. I miei fratelli, più grandi di me erano già laureati e vivevano nelle loro rispettive case, io sono il più piccolo quindi ancora vivevo nella casa di famiglia con mio padre. E giuro che non vedevo l'ora di andarmene. La maggior parte delle volte cenavo da solo, ma oggi con mia madre sarebbe stato più bello, mi sentivo come quel bambino con la benda che voleva solo le coccole di sua madre. Mentre aspettavamo la pizza sentimmo la porta di casa aprirsi, capimmo subito fosse mio padre.

"Rei? Dove sei?" entrò mio padre, poggiando le chiavi sul comò all'ingresso e spuntando in salotto. "Shoto. Ti sei deciso di tornare a casa, se mi avessi parlato avresti saputo che la mamma sarebbe finalmente tornata a casa, ma come sempre eri impegnato a pensare le tue cose" disse con quel tono di disapprovazione e guardandomi sempre con superiorità.

"Caro, lascialo stare" disse subito mia madre vedendomi innervosito dalla situazione e irrigidendomi accanto a lei. Lui sospirò e le rivolse un falso sorriso.

"Vogliamo preparare la cena?" chiese avvicinandosi al divano, io mi alzai di istinto.

"Abbiamo ordinato la pizza, può essere che ci sarà qualche pezzo per te altrimenti, nel frigo c'è da mangiare" dissi freddamente guardando altrove e poi porgendo una mano a mia madre. "Vuoi vedere la mia camera? È diversa da quando sei andata via" lei mi sorrise e si alzò con la presa della mia mano. Prima di seguirmi accarezzò la guancia di mio padre per tranquillizzarlo.

"Ancora avete questo rapporto tu e tuo padre?" mi chiese salendo le scale con me per poi entrare in camera mia e scrutandola per bene. Io mi poggiai sul ciglio della porta e mi misi con le braccia conserte guardandola.

"Non andiamo proprio d'accordo. Litighiamo in continuazione, come sai non voglio prendere il suo posto nell'azienda di famiglia. Il fatto che lui da piccolo mi ripetesse che sono nato solo per capriccio suo, per avere un figlio che gli somigliasse e che spiccasse nel mondo, me lo fa odiare ancora di più. Come ben ricordi è per colpa sua se la nostra famiglia è caduta in pezzi". Cercai di reprimere ogni mio sentimento, ogni lacrima. Non riuscì a guardare mia madre, era palesemente stanca, distrutta. "Mamma, ma perché sei tornata a casa?".

"Tuo padre mi ha fatto visita molte volte in questo anno, portandomi anche i miei fiori preferiti. Abbiamo parlato molto, mi ha detto che è riuscito a non avere più il problema con l'alcool, quindi ci siamo riavvicinati". Si sedette sul letto e mise una mano sulla fronte. "scusa tesoro, sono ancora debole per le medicine". Io invece provai un senso di rabbia, di disgusto verso mio padre. Aveva mentito a mia madre, non è vero che ne è uscito dal problema con l'alcool. Suonarono al campanello e sentimmo mio padre prendere le pizze. Presi per mano mia madre e l'aiutai a scendere le scale. Andammo in cucina e iniziammo a mangiare tutti e 3, alla fine c'era abbastanza pizza per tutti, considerato che non avessi molta fame. Mi alzai dal tavolo per prendere dal frigo una birra fredda, ne avevo bisogno.

"La vuoi anche tu una birra, non è vero papà?" chiesi di proposito.

"Nono, ho smesso con l'alcool" disse sorridendo a mia madre. Io risi di gusto.

"Quando avresti smesso? Oggi credo, perché fino a ieri sera ti sedevi su quella poltroncina dell'entrata a scolarti una bottiglia di Scotch tutto da solo" mi sedetti di nuovo sul tavolo e mantenni il mio solito sguardo freddo. Mio padre era palesemente innervosito.

"Enji, mi avevi detto che—" iniziò a parlare mia madre ma mio padre la bloccò.

"Rei, vuoi davvero dare ascolto a lui? A Shoto che nasconde l'alcool nell'armadio ubriacandosi ogni sera, vomitando e diventando sempre nervoso? Facendo preoccupare sua sorella? Creando scompiglio nella famiglia?". A quelle parole mi sentì ribollire il sangue dentro di me, alzai lo sguardo verso di lui e se avessi avuto il potere lo avrei incenerito.

"Non fai altro che mentire, che mettere contro mia madre contro di me. Perché credi che io sia così? Perché credi che io mi rifugio nell'alcol? Tralasciando il bellissimo esempio che dai tu, fa tutto schifo intorno a me. Università costretta, ho allontanato tutti da me, prese in giro, delusioni, vedere mia mamma e mia sorella piangere pensando al passato, mio fratello maggiore chissà dove, l'altro mio fratello che ti odia più di me" mi alzai e sbattei le mani sul tavolo facendo sussultare appena mia mamma "tutto questo per colpa tua, dovevi andartene tu in un ospedale non mia madre. Tu mi fai schifo". Vomitai tutte quelle parole, parole che portavo dentro da tanto tempo, ma diciamo che l'alcool mi aiutava ad esprimere tutto ciò che normalmente reprimerei. Mio padre si alzò e se ne andò non dicendo niente. "Scusa mamma, me ne vado in camera mia" dissi cercando di regolarizzare il mio umore e me ne andai in camera, sbattendo la porta. Mi buttai sul letto con le braccia sopra la testa cercando di non pensare troppo, ma in quel momento il mio pensiero andava solo alla bottiglia di liquore messa nel mio armadio. Fremevo dalla voglia di prenderla e berla... ma il pensiero di Momo mi frenava. Presi il telefono dalla tasca e trovai un suo messaggio. Momo: tutto bene? Anche solo questo suo messaggio semplice mi faceva sentire come se finalmente fossi importante per qualcuno, ma purtroppo le brutte abitudini non sono facili da mandare via. Le risposi con un semplice si e mi scolai una bottiglia, ad ogni sorso mi sentivo in colpa, Momo non doveva saperlo. A metà bottiglia mi buttai nuovamente sul letto e stavo per addormentarmi, quando sentì i miei genitori litigare e mio padre alzare un po' troppo la voce...

Angolo autrice

Sto cercando di mettere in ordine le idee, voglio dare spazio anche a Shoto e ai suoi problemi così da farvi capire la sua evoluzione grazie all'aiuto di Momo. Però vi chiedo anche una cosa: cosa vi piacerebbe che accadesse nella storia? Cosa vi aspettereste di leggere? Sono curiosa dei vostri pareri. Grazie a tutti per il supporto :D 

quadrifoglio || todomomoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora