Capitolo27

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SHOTO POV'S

Quella notte i pensieri e le insicurezze presero il sopravvento su di me, non mi fecero dormire, mi fecero solo innervosire e agitare. Mi giravo e rigiravo nel letto con le parole di mio padre e sua madre che rimbombavano dentro di me. Non avevano tutti i torti infondo, io cosa posso dare a Momo? Non sto combinando nulla, ho un carattere pessimo, lei è sempre lì a guardarmi con quel suo sorriso dolce ed io che mi chiudo in me stesso. Le ho detto quelle parole in spiaggia ma poi non sono in grado di dimostrarle niente. Passai la notte in bianco, pensando a cosa dovessi fare.

Mi addormentai per neanche un'ora e la prima cosa che feci fu prendere il cellulare, ma non ricevetti nessuna notizia sua. Come biasimarla? Me ne sono andato lasciandola con i dubbi su ciò che provassi per lei. Scesi al piano di sotto per fare un caffè, dovevo necessariamente svegliarmi. Trovai mio padre seduto al tavolo con il computer. Lo guardai con sguardo freddo e non lo salutai, mi diressi direttamente a prepararmi la colazione.

"Shoto". Mio padre si schiarì la voce e abbassò appena il monitor del computer. "Momo è una brava ragazza però penso davvero che tu non la meriti". Strinsi la tazza di caffè tra le mani, abbassai la testa aggrottando le sopracciglia.

"Non ho ben capito quale sia il tuo obiettivo. Vedermi soffrire? Impiantare dentro di me paranoie? Ma credo proprio di si. Il tuo scopo è sempre stato quello di rendermi la vita difficile. Vorresti che io fossi il tuo burattino, che prenda posto nella tua schifosa azienda e che mi isoli dal mondo, come hai fatto tu" alzai lo sguardo verso di lui e i miei occhi si riempirono di lacrime.

"Che fai piangi? Sei proprio un debole". Mi guardò con disapprovazione e ritornò a scrivere come se non mi avesse detto niente di grave, niente che mi potesse far stare male. Io non risposi, salì semplicemente in camera mia. Bevvi quel caffè ormai freddo e guardai fuori dalla finestra. I pensieri, ancora una volta, presero il sopravvento. Presi il telefono che lasciai sul letto. Nessuna notifica. Solo ora mi resi conto di quanto io fossi solo...

Scorrevo i numeri sulla rubrica, leggevo i nomi delle persone che io reputavo speciali...Izuku, Denki, Jirou, Kirishima, Bakugou...ma non avevo il coraggio di scrivere a nessuno di loro. Neanche a Izuku, colui che mi è sempre stato vicino. Andai sulla sua chat e notai che fui proprio io a non rispondergli più. Mi mandò vari messaggi, meme, cose divertenti, ma io mi limitai solo a visualizzare. Come potevo pretendere che ora mi cercasse? Le lacrime bagnarono il mio volto. Non ero degno di avere nessuno al mio fianco e quindi neanche lei. Non meritava questo, non merita un ragazzo che non riesce ad esprimere ciò che prova, merita molto di meglio. Digitai il suo numero...il telefono squillò un po', poi la sua voce.

"Ciao Shoto". Il suo tono stanco e triste mi fece venire un nodo alla gola. Mi schiarì la voce.

"Ciao Momo" rimanemmo qualche secondo in silenzio. "Vorrei parlarti, di ieri sera".

"Ok. I miei pomeriggio devono uscire, puoi venire qua e parliamo tranquillamente" il suo tono di voce sembrò un po' più rilassato...

"Va bene, a dopo allora" lei stava per aggiungere qualcos'altro ma spensi subito la telefonata.

Mi sedetti per terra con le mani fra i capelli e gli occhi chiusi. L'immagine di Momo con i capelli sciolti e i suoi occhioni che mi guardano innamorata mi fecero risalire di nuovo le lacrime. Dovevo essere diretto altrimenti l'avrei fatta soffrire di più. Più la pensavo e più mi sentivo male, inutile.

Verso le 17.00 Momo mi disse di raggiungerla a casa che i suoi fossero andati via. Mi presi di coraggio e dopo essermi vestito e dato una sciacquata scesi al piano di sotto. Mio padre era ancora in casa, ma non ci parlammo da stamattina, non ebbi neanche la voglia o la forza di parlargli, ero concentrato a capire cosa volessi fare e come volessi reagire. Senza salutarlo uscì e presi la macchina per andare da Momo. Fossi ancora a casa di mia sorella sarei andato a piedi ma da casa di mio padre il tragitto era troppo lungo. Dopo qualche minuto arrivai, parcheggiai nel vialetto e lei mi stava aspettando fuori, bella e sorridente come sempre, ma i suoi occhi erano un po' spenti. Scesi dalla macchina e mi avvicinai a lei, mi abbracciò forte, un abbraccio triste, sentivo che volesse essere rassicurata.

quadrifoglio || todomomoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora