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«Io... sono... Iron... Man...» Un lampo di luce bianca mi acceca facendomi svegliare.
Era sudata e respiravo a fatica. La porta della stanza si apre e vedo mia madre correre verso di me.
«Sono qui, va tutto bene...» mormora mentre mi dondola.
Stesso incubo, da ormai cinque mesi. Vedo mio padre con le gemme dell'infinito e schioccare le dita. Scena accaduta davvero, ma non vista con i miei occhi.
La mamma continua ad abbracciarmi cercando di farmi calmare.
«Vado a prendere dell'acqua, torno subito.»
Annuisco e passo una mano tra i capelli. La sento scendere le scale velocemente e aprire il frigo.
Vedo una piccola ombra avvicinarsi e poi la testolina di Morgan impaurita affacciarsi nella stanza.
«Stai tremando?»
«Sì... tra poco passa...»
«Hai avuto un brutto sogno?» chiede con la vocetta bassa mentre entrava. Annuisco. «Pensa a Peter. Quando anche io facevo brutti sogni, papà mi diceva di pensare a una cosa felice.» dice mentre si siede sul letto.
La mamma ritorna e versa dell'acqua in un bicchiere che poi mi porge. Bevo l'acqua e la gola smette di essere secca. Morgan si stende di fianco a me e mi prende la mano. Sento il battito rallentare ed inizio a respirare quasi regolarmente.
«Va meglio?» chiede mia madre accarezzandomi i capelli.
Annuisco e guardo la piccolina che aveva chiuso gli occhi.
«Lasciala qui, tu vai a riposarti.»
«Sicura di non...»
«Piú che sicura» la interrompo.
Mi pianta un bacio tra i capelli e va via lasciando la porta aperta. Poggio la testa sul cuscino cercando di addormentarmi, ma in vano.
Morgan invece era caduta in un sonno profondo e dormiva con la testolina sulla pancia. Forse era l'unica Stark ad aver il sonno pesante e di non aver bisogno di una cammomilla o di un caffè per rimanere sveglia.
Prendo il laptop, custodito nel cassetto, e continuo il progetto di rimpiantare Jarvis in casa. Non sapevo il perchè mio padre non avesse voluto impiantarlo in quella casa, ma io sentivo di doverlo fare a qualunque costo.
Rimango al computer fino al mattino, cercando di recuperare tutti i file e la memoria precedente. Il sole si fa largo in camera colpendo Morgan che si lamenta e gira dal lato opposto continuando a dormire.
Guardo l'ora e sono appena le sei del mattino. Spengo il computer e mi dirigo verso il bagno il piú silenziosamente possibile. La mamma stava anche lei dormendo con la porta aperta, ma a differenza di Morgan ha il sonno piú leggero. Mi chiudo in bagno e apro il getto della doccia spogliandomi aspettando che diventasse piú calda. Raggiunta la temperatura desiderata mi fiondo dentro e inizio a rilassare i nervi tesi e il resto del corpo.