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✼ •• ┈ Taste your words before spit them out ┈ •• ✼



«Taehyung...?» 

Il suo nome scivolò dalle labbra schiuse di Jungkook, suonando più come un piccolo sussurro incredulo che un modo per richiamarlo; i suoi occhi, dapprima gelidi e guardinghi, presero ad allargarsi quasi a dismisura mentre scandagliavano quel volto che – diamine – era molto più che semplicemente familiare. 

Quel barista... era Taehyung?

Sgomento, Jungkook sentì la terra tremargli sotto i piedi e si sbilanciò leggermente all'indietro per studiare quella persona che sì, era proprio Taehyung. 

Cazzo, era Taehyung!

Il barista che gli aveva servito il caffè speciale di quel posto dimenticato forse perfino dal proprietario era la stessa persona che lo aveva spinto ad arrovellarsi per giorni interi in quella sorta di fosca e cupa irritazione latente che lo aveva colpito; era la stessa persona che aveva costellato i suoi pensieri – seppur senza intenzionalità alcuna – fino a sfinirlo e sentirsene consumato.

Era colui il quale aveva avuto l'ardire e l'audacia di prendere posizione e decidere per entrambi di rovinare quella sorta di dubbio rapporto lavorativo e che lo aveva lasciato cuocere nel proprio risentimento senza nemmeno degnarsi di chiedergli come stesse. 

Era Taehyung, il presunto gigolò presentatogli da Jimin come "la nuova esclusiva del mondo del sesso a pagamento." e, contrariamente a quanto gli avessero fatto credere, Taehyung non era un dannatissimo cliente di quel maledettissimo caffè. 

No, cazzo.

Taehyung era un fottutissimo barista.

La sua mente sembrò iniziare ad elaborare le informazioni in modo sconnesso, cercando comunque di trovare un filo logico a tutto ciò che stava vivendo e che aveva vissuto in compagnia di quella persona nata solamente per portare scompiglio nella sua vezzosa vita perfetta. Colto da uno sgomento ed uno stupore senza sicuramente alcun precedente, le palpebre di Jungkook presero a battere lentamente e, come iniziò ad assimilare la cruda verità di quell'istante interminabile volto a perdere contatto con la realtà per poi tornarvi con un impatto così cruento da scuotergli perfino le viscere, iniziò a batterle sempre più velocemente.

Non stava avendo alcun abbaglio, vero? 

Aggrappandosi all'ultimo brandello di speranza a lui conosciuto, Jungkook lasciò che i suoi occhi scandagliassero la figura di Taehyung da capo a piedi, attenzionando ogni più insignificante dettaglio perché non poteva essere la realtà. 

Eppure, quel cappellino orribile con il logo del locale, quella polo color caffè con tanto di grembiule di una profonda tonalità tabacco avvolto alla vita e che avevano sicuramente un trascorso da tute per imbianchini, la targhetta con il nome appesa mollemente al petto e il vassoio che teneva stretto come se fosse pronto ad utilizzarlo come arma gli stavano dicendo esattamente il contrario. 

Risalì con sguardo vitreo sul suo viso, ne notò l'espressione contrita, attonita e allarmata e nonostante non passò inosservata al suo cervello confuso, non riuscì comunque ad essere anche solo lontanamente presa in considerazione. 

Le sue personalissime teorie divennero solo agghiaccianti verità, tutto ciò che aveva pensato e che credeva di aver carpito attraverso i comportamenti dell'altro si erano appena polverizzati, ridotti in nient'altro che a fumose bugie. 

Meet Me Again [TaeKook]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora