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✼ ••  Realize what the f*ck you got now  •• ✼


Con il cuore ormai ufficialmente trasferitosi in gola, Taehyung si apprestò a salire velocemente le scale della metropolitana che lo avrebbero condotto direttamente al patinato patibolo che aveva scelto prima di essere ufficialmente ghigliottinato dalla vita. 

Arrestò bruscamente il suo passo non appena i riverberi brillanti del sole mattutino non gli ferirono le pupille, costringendolo a stringere gli occhi e issare una mano per coprirsi il viso; batté velocemente le palpebre dietro cui vedeva ancora sfarfallare abbagli di luce accecante e provò a mettere a fuoco l'ambiente circostante, spalancando le labbra dopo appena un instante. 

Sicuramente, Taehyung non si aspettava che l'ingresso dell'inferno sceso in terra fosse esattamente di fronte all'uscita della metropolitana, ma a giudicare dal maestoso, scenico e ovviamente sontuoso palazzo sulla cui cima svettava il nome dell'azienda – la Dangerously Perfect Corp – aveva seguito correttamente le indicazioni trovate a fortuna da un Google Maps particolarmente collaborativo. 

Non poteva dire che quell'enorme palazzo adibito ad ufficio passasse inosservato, comunque; i vetri a specchio proiettavano la brulicante vitalità dei marciapiedi della zona ricca di Seoul, la struttura moderna sembrava troneggiare sulla città con pomposa affermazione di sé e Taehyung si ravvide dal dare voce al proprio stupore deglutendo sonoramente.  

Conoscendo Jungkook e il suo impeccabile senso estetico, gli veniva quasi impossibile credere che l'interno degli uffici potesse essere qualcosa di diverso dall'esteticamente perfetto – e costoso. Immaginarlo, però, era stato nettamente più semplice da metabolizzare di quanto invece gli stesse risultando in quell'istante di totale pentimento; al solo pensiero di dovervisi trovare immerso, la bolla di nervosismo che gli stringeva la gola sembrò scivolare lungo lo sterno fino ad annidarsi alla bocca del suo stomaco chiuso.

Prese un paio di respiri profondi e provò a deglutire ancora della saliva inesistente, il tamburellare veloce del suo cuore pulsò nelle orecchie occupate a fischiare come se fosse al capolinea della sua vita e le budella gli si attorcigliarono, spasmodiche e nervose.   

Un brivido gelato lo attraversò da parte a parte e lo indusse a sospirare profondamente e a stringersi d'istinto nel pesante cappotto color caramello che aveva deciso di acquistare solo ed esclusivamente per dimostrare a Jimin che quel colore si sposasse alla perfezione con il maglione antracite rigorosamente a collo alto. 

Non si stava presentando al cospetto di Jungkook in qualità di gigolò, vero, quella non era nemmeno paragonabile ad una situazione ufficiale, ma era intelligente abbastanza da sapere che se avesse voluto ricevere un minimo di considerazione da parte del personale di quell'azienda, allora presentarsi con il piumino compratogli da sua madre cinque anni prima e la sciarpa a scacchi rossi con le renne bianche non era comunque ponderabile come una scelta vincente. 

La busta che conteneva tutte le sue ansie più una cospicua somma di denaro di cui sperava di disfarsi quanto prima crepitò contro il suo busto come venne compressa in quell'abbraccio inesistente in cui si avvolse, facendolo quasi sobbalzare al ricordo. Taehyung si morse l'interno della guancia e fece scorrere le mani maledettamente instabili lungo i pettacci del cappotto con la speranza che smettessero di essere così dannatamente instabili prima di arrivare nello studio di Jungkook.

Deciso a lanciarsi a capofitto nella voragine che lo attendeva oltre il varco, Taehyung rizzò un'ultima volta le spalle e strinse la mascella, avviandosi con passo riluttante verso l'ingresso della sede che, da vicino, sembrava divenire più minacciosa di quanto avesse sperato. 

Meet Me Again [TaeKook]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora