E quel sorriso a mezza bocca sapeva di addio

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3. E quel sorriso a mezza bocca sapeva di addio
Parole: 2792
Song: blue jeans, Franco126

L'orologio segnava le 02:01 del mattino quando Celine spalancò gli occhi trovandosi immersa nel buio della notte

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L'orologio segnava le 02:01 del mattino quando Celine spalancò gli occhi trovandosi immersa nel buio della notte. Il soffitto scuro, coperto dalle ombre, la casa immersa nel silenzio più totale. Sembra quasi non si udissero i respiri dei suoi compagni, e in quell'atmosfera assordante persino le nuvole sembravano far rumore spostandosi. Si stiracchiò così lentamente che fu quasi inefficace e, sedendosi a gambe incrociate sul letto, meditò a lungo se trovare altro da fare o provare a riaddormentarsi. Riuscendole impossibile tornare a dormire, afferrò penna, quaderno e iPod per uscire fuori e cercare di scrive. Tentativo vano, oserei dire, perché continuava a tormentarsi stretta nella sua tuta monocromo grigia, felpata all'interno.
«quel sorriso a mezza bocca sapeva di addio...» canticchia, o almeno ci prova, l'ennesimo tentativo finito male. Scarabocchia per l'ennesima volta l'ultimo appunto fatto, lo sostituisce con un altro e poi con un altro ancora.
«non muori di freddo?- tirò un urlo di spavento, accompagnato da un piccolo salto sul posto- scusa, non volevo spaventarti» Alex si gratta la testa, nervoso, la spalla posata sullo stipite della porta. Celine, non appena lo riconobbe, girò gli occhi al cielo scocciata, non aveva nessuna voglia di discutere nel mezzo della notte.
«sto meravigliosamente- l'ennesimo brivido le accarezzò la schiena, ma non gli avrebbe mai dato ragione, piuttosto sarebbe morta di ipotermia- ora puoi tornare a dormire» lo liquidò, ancora concentrata sul suo quaderno pieno di freghi neri.
«che scrivi lì?- le indicò il foglio tinto d'inchiostro dove aveva appena eseguito l'ennesima cancellatura- o meglio che scarabocchi» la prese in giro, fermo nella sua posizione. Sospirò scocciata.
«senti Alex- fece un respiro profondo per darsi la forza e, alzando gli occhi verso di lui e puntandolo nei suoi, gli parlò chiaramente- non farmi essere cattiva, non ho voglia di stare a sentire le tue battutone sprizzanti. Non ci conosciamo, avrei voluto farlo e invece tu preferisci odiarmi senza motivo. Ma ora, ho di meglio da fare che discutere con te»
«cosa stai facendo?» nuovamente puntò il suo quaderno, evitando il suo piccolo monologo. Chiuse di scatto le pagine, rumorosamente, innervosita dal suo comportamento. Alex le si sedette accanto, evitando la sua reazione spropositata.
«quindi?» incalzò.
«lavoro alle barre per il mio pezzo, contento?» alzò gli occhi al cielo per la seconda volta in quel breve lasso di tempo passato in sua compagnia.
«posso aiutarti?» la sua espressione si addolcì, aveva capito quanto lei fosse in difficoltà. Erano entrambi due gran testardi, lui che non aveva intenzione di ammettere quanto lei fosse bella e brava, lei che non avrebbe mai confessato quanto fosse curiosa di conoscerlo, lo trovava intrigante come mai nessuno nella sua vita.
«se proprio ci tieni» mantenne la distanza, o almeno provò a sembrarlo, ma quella proposta le era apparsa come la luce in fondo al tunnel.
«quindi, di cosa vorresti parlare?- sbiancò, non aveva pensato che avrebbe dovuto parlare di se per farsi aiutare da lui a scrivere. Si bloccò e con lei anche il suo respiro, Alex le afferrò una spalla per risvegliarla- sei ancora qui con me?»
«scusami» mormorò affannosamente. Le afferrò una mano, che lei subito sottrasse sorpresa. Insistente, gliela riprese una seconda volta e stavolta lei non riuscì a contrastare quella stretta così dolce e rassicurante.
«stai bene?- le accarezzò i capelli- guardami- Celine girò il volto per osservarlo meglio- respira, non sei certo obbligata a parlarne con me, sono uno sconosciuto- ridacchiò imbarazzato- se vuoi sfogarti sono ben felice di ascoltarti, altrimenti me ne vado e ti lascio sola» scosse in fretta la testa, restare da sola era l'ultima cosa che voleva in quel momento. Prese un respiro profondo, fece entrare nei suoi polmoni tutta l'aria fresca del giardino, risucchiandola dentro di se.
«quando arrivai in Italia avevo sette anni, sapevo la lingua il giusto per poter frequentare la scuola e far capire se avevo fame o dovevo andare in bagno-»
«non sei italiana?» la interruppe quasi subito, sorpreso.
«no- sospirò- sono Francese, pensavo si sapesse dall'accento» ipotizzò.
«ecco perché sei così sexy quando pronuncio alcune lettere» mormorò fra se e se, la castana non poté far a meno di arrossire a quell'affermazione improvvisa. Riprese a raccontare per uscire da quell'imbarazzo momentaneo, da cui lui sembrava non esser stato toccato.
«dicevo- continuò- Non avevo molti amici, anzi quasi nessuno, giusto quello due bambine che durante la ricreazione mi chiedevano di giocare ma poi, quando cercavano di spiegarmi il gioco e non riuscivo a capire per colpa della lingua, si stufavano e andavano via, lasciandomi di nuovo sola. Ecco perché ora sto così bene nella solitudine, perché ne sono stata circondata per gran parte della mia vita. Un mese dopo il mio arrivo, però, conobbi un ragazzino. Aveva circa quattro anni più di me, era il mio vicino e ci eravamo visti per la prima volta al picnic che aveva organizzato il vicinato per darci il benvenuto. È stato semplice legare con lui, perché non c'erano bisogno di parole fra di noi. Passavano la giornata nel mio giardino e mi spingeva sull''altalena cantandomi le canzoni che scopriva. aveva una voce bellissima, la amavo, come amavo lui. Non l'amore fisico, non quello fra una coppia, più l'amore che provano un fratello e una sorella, quel genere di amore che non si spegne nonostante tutto. Mi ha insegnato l'italiano attraverso il canto, è da lui che ho imparato ogni cosa che so, ed è grazie a lui che oggi sono qui. Ho pianto la prima volta che mi ha cantato una canzone scritta da lui, e l'ho seguito quando ha esordito come nuova proposta a Sanremo. Siamo cresciuti insieme e poi- deglutì con le lacrime agli occhi- poi è sparito. Avevo 18 anni quando mi ha detto che si sarebbe presentato ai casting di amici, adesso ne ho quasi 23 e non l'ho mai più sentito da quel giorno» le lacrime la attraversavano il volto commosso. Alex aprì di poco le braccia per invitarla a stringerlo, e lei lo fece subito, sfogandosi mentre lui le parlava.
«sai, dalla tua voce e dalle tue parole si capisce il legame che avevate, il dolore e 'l'amore' che ancora provi. È questo che dovresti trasmettere con le tue barre, ti va di provarci?» quando ebbe calmato il suo pianto, annuì guardandolo dritto negli occhi. Si sedettero più comodi sul divano, con la coperta a coprirli entrambi e una cuffia per uno ascoltando arcade mentre cercavano ispirazione. Finirono le barre alle cinque del mattino passate, il freddo aveva congelato loro le ossa ma si sentivano entrambi più leggere. Celine soprattutto, aveva il cuore meno pesante, era la prima volta che raccontava a qualcuno di lui. Si salutarono con un cenno di mano e poi, ognuno nella sua stanza, tornarono a dormire.

Enemy | Alex w. Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora