La crudele verità

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"Ti devo dire una cosa"
Mi tremò la voce o forse ero proprio io a tremare come una foglia.
Pronunciai immediatamente quelle parole perché tra poco non avrei più avuto il coraggio neanche di parlargli o di guardarlo in viso.

La verità è che avrei voluto dirlo prima a Daniel, trovare una soluzione con lui, ritrovare magari quel conforto che solo lui era riuscito a darmi senza neanche saperlo.

Però poi ho realizzato che l'avrei messo ancora più nei casini.
Se il figlio fosse stato suo, allora dovrò prepararmi un bel discorso da fare con l'australiano.
In caso contrario, continuerà a vivere la sua vita senza più vedermi perché non vorrei mai e poi mai creargli altri dispiaceri.

Andrea non si fece spaventare dalla mia frase, ultimamente era sempre felice.
Così tutto contento prese una birra dal frigo, delle patatine e si sedette sul divano accedendo la tv sul canale del calcio, aspettando nel frattempo che io finissi quella benedetta frase.
Continuavo a tartassarmi le mani mentre seguivo con lo sguardo ogni suo movimento.
Studiavo il suo volto, i suoi lineamenti per ora rilassati, ogni suoi gesto, come se mi potessero aiutare per capire cosa gli passerà per la testa non appena riuscirò a dirgli la verità sul bambino che porto in grembo.
Guardai le sue mani accorgendomi quanto fossi spaventata da loro, da due semplici mani, ma che avrebbero potuto farmi molto più che male....
"Dimmi"
ripetè invitandomi a parlare mentre cambiò canale già annoiato dalla partita.
"Riguarda il bambino"
Riuscii a dire parlando però sempre a scatti, non ero capace di fare frasi più lunghe di così in quel momento.
Il solito groppo in gola non me lo permetteva.
"che c'è? Non sta bene?"
Andrea si alzò immediatamente dal divano venendomi incontro.
Tentò di afferrami le mani tremanti, ma feci un passo indietro spaventata mettendo una distanza di sicurezza tra di noi.
Non volevo avere le sue mani addosso.
Allora, finalmente aprì gli occhi, si fermò a guardarmi meglio, notò quanto fossi spaventata da lui.

Spense la tv, facendo calare il silenzio in casa, dandomi la sua completa attenzione.

"Oh no, sta alla grande"
Lo rassicurai toccandomi la pancia già gonfia.
Lui seguì con gli occhi le mie mani fissando la mia pancia per alcuni secondi.
Tornò sorridente.
"Allora? Dai Reb voglio rilassarmi! vai al dunque"
Lo guardai dritto negli occhi celesti e presi un grande respiro.
Provai a dirlo, ma nessuna parola uscì dalla mia bocca.
Mi morsi il labbro inferiore fino a farmi male.

Poi un'altro grande respiro.
Più profondo.
Riempii totalmente i polmoni d'aria.
Poi lo dissi tutto di un fiato.
Velocemente.

"Non so se sia tuo il bambino"

Vidi la sua testa alzarsi completamente verso di me e non più verso la mia pancia gonfia, mentre un sorriso spaventoso comparve sul suo volto.
Misi un'altro passo tra noi due avvicinandomi all porta dietro alla quale sapevo ci fosse Charles.
Lanciò via il telecomando della televisione e con un solo passo azzerò le distanze tra noi due, sovrastandomi in tutta la sua altezza.

"Che cosa significa che non sai se sia mio? Mi stai dicendo che mi hai tradito?"
annuii lentamente.
In uno scatto di rabbia posò la sua mano sul mio collo alzandomi da terra.
I miei piedi cercavano inutilmente il pavimento o qualsiasi appoggiò per farmi tornare a respirare, ma Andrea mi aveva alzato almeno 20 cm sopra da terra.
Strizzai gli occhi per lo spavento mentre cercavo disperatamente di trovare un po' di ossigeno.
Annaspai alla ricerca della salvezza.
"Spera che sia mio Rebecca perché se no ammazzerò sia te che il bambino"
Rimasi dei secondi appesa al suo braccio
finché non vide che ero a limite.
Ero diventata paonazza ed ormai non stavo neanche più ponendo resistenza.

Quando toccai terra, non ebbi neanche la forza per rimanere in piedi e mi accasciai totalmente sul pavimento fresco.
Portai una mano alla gola cercando di non pensare al dolore lancinante che stavo provando in quel momento.
Respiravo a fatica.

Andrea non si mosse neanche per aiutarmi. Rimase in piedi a guardarmi dall'alto, perché secondo lui meritavo questo ed altro, perché mi aveva risparmiato ed io avrei dovuto solo che ringraziarlo per questo. 
Non gli importava se stessi male, se potesse anche in qualche modo aver fatto del male al bambino.

Lui voleva vendicarsi.

Lui aveva una voglia matta di vendetta.

Volevamo farmi capire chi comandasse e cosa fosse importante secondo lui, ed io non ero compresa tra le cose importanti.
Io ero una pedina per far vedere ai giornali ed a tutti che lui fosse il fidanzato perfetto, con la famiglia perfetta e la relazione perfetta.

Tutte stronzate per la stampa.

"E sappi che da oggi in poi girerai con una guardia attaccata!
Non vedrai ne uomini, né donne!
starai da sola perché è quello che si meritano quelle come te!
Appena nascerà il bambino, te la farò pagare in qualche modo ed ora vieni"
disse a denti stretti prendendomi per un braccio ed alzandomi di forza da terra.

Mi lasciai spostare come un burattino senza spiccicare parola perché ancora dovevo realizzare di essere quasi morta soffocata.
"Andiamo subito a fare il test, non voglio aspettare altro tempo"
mi portò fuori casa ed io riuscii a dire in qualche modo a Charles che stessi bene, prima che intervenisse come mi aveva promesso.

Prima che creasse un'altro casino.

Ora non restava che scoprire chi fosse il padre del bambino.
Dan?
O Andrea?

Reborn🧡La tua prossima ossessione. Scoprilo ora