Icy

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Daniel si limitò ad ignorarmi per quei due giorni in cui rimase a Monaco con me, prima di partire per il Canada.

La sua lontananza mi destabilizzava.

Ma, ma mano mi stavo riprendendo e tra poco sarei potuta tornare a casa, non prima ovviamente, di aver risolto la questione con lui.
Quando lo vidi andare via con la sua valigia in mano, mi sentii di nuovo sola.
Perché anche se Daniel era distante, averlo vicino mi trasmetteva sicurezza.

Era la prima volta, dopo essermi separata da Andrea, che rimanevo sola.

Avevo paura che potesse raggiungermi in qualche modo.
Prima o poi me l'avrebbe fatta pagare ed io non sarei riuscita a difendermi se fossi stata da sola.
Per questo rimasi con tutte le finestre serrate per due giorni interi, perché mi sentivo al sicuro solamente così.

Quando Ludovica finalmente arrivò, due giorni dopo la partenza di Daniel, ci misi dei minuti prima di fidarmi abbastanza per aprirgli la porta e lasciarla entrare.
"Reb"
Sussurrò vedendomi visibilmente distrutta.
Mi abbracciò ed io trattenni il fiato.
Era da due anni che non la vedevo, sempre a causa del mio ragazzo, averla qui, tra le mie braccia, mi stava facendo realizzare di poter tornare veramente alla mia vecchia vita.

Niente più Andrea.

Feci accomodare la mia amica offrendole la misera pasta al pomodoro che avevo cucinato svogliatamente quella mattina.
"Come mai tutta questa tristezza?"

Sospirai pesantemente.

"Niente, sto solamente pensando"
Giocherellai con le ultime penne rimaste nel mio piatto mentre con l'altra mano mi reggevo distrattamente il capo.
"senti Reb, non ti capisco! ti sei appena liberata di quello psicopatico e sei finalmente libera, perché non essere felice?"

"Perché ho perso la fiducia di Daniel"
Risposi ovvia.

"però lui ha dimostrato di tenere a te facendoti rimanere qui da lui"
Ludovica stava tentando inutilmente di tirare su il mio morale, il quale però non ne voleva sapere di risollevarsi.
"su quello non avevo dubbi però"

"allora dimostragli che anche tu tieni a lui"

Posai il piatto nel lavello ponendo fine a quella conversazione.

Come faccio a dimostrargli che ci tengo veramente a lui?

Come fa a credere il contrario?

Tutte domande.
Erano tutte domande quelle che mi frullavano in testa e che non mi davano tregua quando, con accanto la mia amica addormentata, fissavo dal vetro della finestra il solito passeggio di Monaco trovando anche il coraggio di uscire in balcone e godermi l'aria fresca.

Presi un grande respiro.


@DanielRicciardo
📍Circuit of Montréal📍

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Per i giorni successivi rimasi sempre a casa nonostante le continue lamentele della mia amica, ma non ero ancora pronta, e Ludo, da buon amica, rimase con me.
Probabilmente aveva capito la mia paura di rimanere da sola o di uscire, mi conosce così bene.

Così passai lentamente le ore aspettando il ritorno di Daniel.
Passavo il tempo tra guardare la f1 per controllare che Daniel stesse bene, a fissare il vuoto e combattere contro me stessa.

Mancava un giorno al ritorno di Daniel quando mi feci finalmente convincere da Ludo ad andare almeno a fare la spesa con lei.
"Dai! così respiri finalmente un po' d'aria"
Prese il carrello sorridente iniziandoci subito a buttare ogni tipo di cibo.
Ludo amava prendere dei dolcetti o altri snack da mangiare, soprattutto quando una di noi era di cattivo umore.
Le schifezze te lo tirano sempre su, in qualche modo.

"Ludo era meglio rimanere a casa, sta iniziando a girarmi la testa"
Mi fermai in mezzo alla corsia chiudendo gli occhi.
La luce stava iniziando a darmi fastidio.
"su non fare la vittima, ti starà vedendo il ciclo!"
afferrò nuovamente il manico del carrello trascinandomi in un'altra corsia, ma il mal di testa si intensificò.

Iniziai a vedere tutti pallini che man mano si unirono tra di loro finché non vidi sfocato.
Mi aggrappai al braccio della mia amica prima che cadesse su di me di nuovo quel buio spaventoso.

Svenni, ma ero cosciente.
Sentii le urla di Ludo e di altre persone.
Le sirene dell'ambulanza e poi la voce dei medici.
Quando riuscii ad aprire gli occhi, come avevo già previsto, mi trovavo su un letto di un ospedale.

"La ragazza sta benino"

sentii la voce di uno dei medici girandomi immediatamente verso la finestrella della mia stanza che si affacciava sul corridoio.

La mia amica prese un respiro di sollievo prendendo la bottiglietta che qualcuno le aveva appena dato.
"Grazie, Daniel"
sentii quel nome ed immediatamente i miei battiti cardiaci aumentarono.
Mi girai verso la macchina seguendo con lo sguardo le linee che si inalzavano e si abbassavano sullo schermo.

"Grazie per avermi avvisato"

La sua voce risuonò ancora, ma più vicina.
Quando Daniel aprì la porta notò subito che fossi sveglia, ma prima che potesse anche solo sorridermi entrarono due medici mettendosi tra noi due.
"Dobbiamo cambiarle la flebo"
si giustificarono.
Daniel annuì silenzioso incrociando le mani al petto mentre il suo sguardo rimaneva fisso su di me.
"mi hai fatto prendere un colpo"
Commentò fregandosene della presenza dei medici.

Lui guardava solo me, come se ci fossimo solo noi due.

"scusa"
"Q-quando Ludovica mi ha chiamato ieri sera, sono andato nel totale panico. Ho preso il primo aereo per venire subito da te"

Provai a dire qualcosa, ma la voce di uno dei medici risuonò nella stanza sovrastando la mia che era ancora debole.

"Bene la sua ragazza si è totalmente ripresa, rimarrà qui per questa sera per precauzione, ma domani potrà tranquillamente uscire"
Guardai di nuovo il ragazzo, che ormai si era seduto sulla poltrona accanto a me, cercando di capire cosa gli passasse per la testa visto che ci avevano appena scambiati per fidanzati.

Cercai di mettermi seduta per studiar meglio la sua espressione.
"Aspetta ti aiuto"
mise una mano dietro la mia schiena ed a quel contato non riuscii a bloccare i brividi che mi percorsero per tutta la spina dorsale, come al solito.

"Posso sapere perché non hai mangiato in questi giorni?"

"Perché non ero dell'umore, non è stato un bel periodo ed il mio ultimo pensiero era il cibo"
Storse le labbra in una smorfia di disapprovazione.

Daniel non riusciva ancora a capire quanto fossi distrutta.

"Mi hanno fatto delle domande sui lividi che avevi addosso...."
Spalancai gli occhi non riuscendo più a sostenere il suo sguardo interrogatorio su di me.

I lividi, le cicatrici erano i segni che mi ricordavano cosa avevo passato e superato.
Eppure io non riuscivo a non vergognarmi di loro, soprattutto con Daniel.
Sapere che i medici avevano addirittura accusato lui di avermi lasciato quei segni addosso, mi faceva venire voglia di sotterrarmi e non vedere più il suo sguardo.

"Non so se te l'ho detto, ma mercoledì devo andare in Austria e penso che sia meglio che tu venga con me"
Scossi la testa cacciando via i ricordi di come mi ero procurata tutti quei segni.

Ricordavo così bene il dolore.
Mi si era impresso addosso.

"oh va bene"
Risposi.

"Hai almeno capito cosa ti ho detto?"

"Si, sì, devo venire con te"

annuì non molto convinto.

Reborn🧡La tua prossima ossessione. Scoprilo ora