Guardai Andrea in faccia spaventandomi per la sua espressione.
Era cupo.
Ma cupo, non perché arrabbiato....Il mio ragazzo sembrava triste, distrutto.
Non l'avevo mai visto così.
Studiai anche il volto del medico.
Mi guardava con compassione.
Ed io non capivo, continuavo a non capire niente di ciò che stesse succedendo in quella stanza.
"Hai perso il bambino"
Mi disse Andrea come se fosse la cosa più semplice del mondo.
Lo guardai scioccata mettendomi subito a sedere sul letto.
Non riuscivo ancora a realizzare niente.
Ne dove fossi, ne cosa mi aveva appena detto.
"No signorina si fermi, deve rimanere sdraiata"
Il dottore mi bloccò sistemando la flebo che avevo al braccio.
Posò una mano sulla mia spalla facendomi lentamente tornare sdraiata.
"Deve riposarsi interamente per questi giorni"
Non riuscivo a parlare.
Guardai Andrea aspettando che mi dicesse qualcos'altro.
Mi toccai la pancia, era sempre gonfia, ma ormai vuota.
Niente più bambino.
"Ne parliamo a casa"
Lo guardai con gli occhi spalancati dalla paura e dalla rabbia.
Avevo appena perso mio figlio solamente per colpa sua.
Aveva pensato sempre e solo al suo orgoglio, mai a noi due.
Mi sentivo distrutta, se prima stavo affogando nell'oceano senza poter essere salvata, ora avevo toccato il fondo più buio mai esistito.
Non riuscivo a respirare più, perché un peso più grande mi premeva sul petto.
Avevo perso mio figlio.
In quel momento capii che non mi importava più niente di ciò che Andrea mi avrebbe fatto, per colpa del suo comportamento avevo perso una delle cosa più belle della vita e non lo perdonerò mai per questo.
Su quel letto della clinica, stanca morta, ferita sia dentro che fuori, decisi finalmente di lottare contro Andrea e di iniziare a vivere per me, per il bambino che ormai non c'era più.
Passai quei giorni di riposo sdraiata a letto, da sola, senza fare niente, ma man mano mi sentivo sempre meglio ed infatti uscii due giorni prima del previsto pronta per affrontare tutto.
Per lottare.
"Ora parliamo"
mi disse Andrea non appena varcai la porta di casa.
"va bene"
risposi perché tanto non avevo scelta.
Il medico si era raccomandato di non sforzarmi, di non farmi agitare almeno per i primi giorni, ma figuriamoci se ad Andrea potesse fregare qualcosa di me.
"TU MI HAI TRADITO! ED HAI AMMAZZATO MIO FIGLIO! CREDI DAVVERO DI POTERLA PASSARE LISCIA IN QUALCHE MODO?"
Senza preavviso mi ritrovai la sua mano ad un centimetro dal viso.
Lo aveva preparato da giorni quel pugno.
Perché Andrea è così, deve sentirsi più forte e per farlo deve attaccare.
Il primo cazzotto lo indirizzò al muro ad un millimetro dalla mia faccia.
"Rebecca tutto bene?"
La voce di Charles ci fece girare verso la porta d'ingresso.
Sicuramente avrà sentito le urla e poi sentendo il rumore del suo pugno si sarà spaventato infrangendo la promessa di non intervenire in nessun caso.
"Ah è con lui che mi hai tradito? MERDA!"
Sta volta lo schiaffo mi arrivò dritto in faccia facendomi piegare in due per il dolore, ma non potevo rimanere per terra perché Andrea avrebbe fatto del male a Charles e questo non glielo avrei permesso.
"Charles vai via"
Strillai mentre il mio ragazzo si avvicinava pericolosamente alla porta.
"Stai bene?"
Strillò il monegasco fregandosene di ciò che gli avevo appena detto.
Quando Andrea stava per aprire la porta mi alzai di scatto mettendomi tra lui e Charles, beccandomi un bello spintone al posto del monegasco.
Mi ero promessa che nessun altro si sarebbe fatto male per colpa di Andrea, no, non glielo avrei permesso.
Mi diede un'altra spinta questa volta ancora più forte ed io finii tra le braccia di Charles che mi prese al volo prima che potessi sbattere al muro.
Mi sentii per un secondo al sicuro tra la presa stretta delle sue braccia sui miei fianchi.
Poi però abbassai lo sguardo e vidi una rosa tatuata sulla mano del ragazzo dietro di me, quella rosa, la sua rosa.
La stessa rosa che qualche tempo fa rimasi ad osservare per ore mentre lui dormiva beatamente accanto a me.
Quella rosa, quella che pensavo potesse addirittura sbocciare sulla sua mano, perché tutto intorno a Daniel può trovare un modo per farlo.
Sentii poi il suo profumo, lo stesso che mi si era appiccicato addosso dopo la notte passata in barca.
Guardai infine la sua semplice maglietta e poi lui.
Aveva uno sguardo spaventato mentre cercava di aiutarmi a non cadere, le gambe mi stavano cedendo lentamente.
Si fermò quando si accorse del sangue sul mio labbro asciugandomelo con delicatezza, controllando la ferita ed il segno rosso sulla mia guancia.
Non ci mise molto a capire che fosse la mano di Andrea.
"Non è il momento di fare i piccioncini"
intervenne Charles mettendosi davanti ad Andrea che imbestialito stava prendo la carica per picchiare sia me che Daniel.
"Senti è meglio se ti calmi, non c'è motivo"
"ha ucciso mio figlio!"
Strillò Andrea indicandomi con disprezzo.
Lo stesso disprezzo con cui lo guardo io da più di due anni.
"Io? Io? Ma le riesci a capire le parole del medico? Per colpa del tuo carattere di merda ho avuto un aborto cretino! la colpa è tua e solamente tua! E ora provi a darmi la colpa per non stare bene di salute? Sei solo uno stronzo egoista e vaffanculo con me hai chiuso! Io non sto più vivendo da anni perché dovevo essere la tua cazzo di ragazza!"
"Tu.."
si avvicinò puntandomi il dito al petto.
Ma dal suo sguardo capii che fosse ferito dalle mie parole, ferito come se dei coltelli gli avessero appena infilzato il cuore.
"Tu non hai capito che non puoi dirmi cose del genere"
alzò la mano portandola verso il mio collo, ma prontamente la mano con sopra disegnata quella candida rosa, bloccò il suo polso salvandomi dalla sua presa.
"Stai fermo"
disse Daniel.
Andrea lo guardò in faccia, cominciò a capire, collegava nella sua mente i pezzettini del puzzle e quando arrivò alla conclusione scoppiò a ridere di gusto.
Charles rabbrividì visibilmente sentendo la sua risata, mentre Daniel, spaventato quanto il monegasco, decise di mettersi in mezzo tra me ed Andrea.
"Robe da pazzi, ora te la fai con i piloti. Tu! te ne devi andare subito dalla mia vista!"
Entrò dentro casa e con un solo gesto prese la mia valigia tirandomela addosso insieme ai vestiti.
Poi chiuse la porta alle sue spalle.
Avevo vinto io quella sera.
Raccolsi la mia roba, ma una fitta alla testa mi fece cadere in ginocchio.
Dovevo ascoltare il dottore, passo dopo passo sarei tornata in forma.
"Ferma ti aiuto"
disse Daniel prendendo velocemente tutti i vestiti, mettendoli poi nella valigia già piena.
"Grazie"
dissi tra una lacrime ed un'altra.
Mi alzai da terra, ma un'altro giramento di testa mi fece barcollare.
Le sue forti mani mi presero prontamente la vita tenendomi in piedi.
Perché infondo è ciò che Daniel ha sempre fatto da quando ci siamo incontrati.
Tenermi in piedi.
Non farmi cadere.
"Vieni da me, devi riposarti"
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Reborn🧡
Romance"Riusciva a farmi ridere. E ne avevo proprio bisogno" (Charles Bukowski) È difficile uscire da un brutto periodo, ancor più quando quel periodo equivale ad una persona che in un modo o nell'altro non riesci ad allontanare da te e che quindi ti tiene...
