Il contratto e il traditore

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Quando la regina si era svegliata la mattina dopo la notte tormentata, aveva trovato Biancaneve svenuta sul pavimento della sala, con una mela a pochi passi da lei, morsicata al suo centro. Il pomo era rosso scuro, proprio come quello avvelenato, ma non poteva essere lo stesso... la regina lo aveva nascosto, aveva sperato che non avrebbe fatto altri danni! Grimilde voleva disperarsi, voleva urlare a squarcia gola e piangere, ma non aveva più voce e presto aveva smesso di pensare e iniziato ad agire. Quando i nani l'avevano trovata, erano giunte delle voci anche dall'esterno: a quanto pare i cavalieri avevano seguito le sue tracce nel bosco e poi attraversato il fiume, vedendo il cavallo della regina legato ad un albero vicino ad una piccola casa. Da quel momento in poi fu una grande confusione per la vulnerabile mente della regina: aveva ordinato ai suoi uomini di preparare il necessario per ripartire, poi si era occupata di saldare bene il corpo di Biancaneve al suo per la cavalcata, legandola a sé con delle corde prese dal gruppo dei minatori. I nani avrebbero voluto fare di più per aiutare Biancaneve, ma non avevano avuto modo di confrontarsi con Grimilde, che aveva eretto un muro nella conversazione, concludendo con freddezza la loro discussione. 

Non era sua intenzione essere insensibile, ma aveva ben altro a cui pensare. Aveva promesso che sarebbe tornata con buone notizie al più presto, altrimenti avrebbe mandato una carrozza per portare i nani al palazzo, ospitando il gruppo come ringraziamento delle loro buone azioni, poi in tutta fretta era partita per raggiungere la capitale del regno. Non riusciva a ragionare a mente fredda, perché in quel momento avrebbe voluto prendere Edgar e distruggerlo con le sue stesse mani. Era stata così stupida, aveva sottovalutato il potere della tentazione e della magia nera, e per questo motivo era colpa sua che se ora Biancaneve si trovava in quelle condizioni. Perché? Si chiese, perché avevano messo in mezzo la principessa? Avrebbe rinunciato facilmente alla sua sicurezza, mettendo a repentaglio la sua vita, per riportare indietro la dolce principessa dal regno dei sogni in cui era intrappolata. Non si era mai sentita tanto inutile ed inetta nella sua vita.

Il viaggio al castello avrebbe comportato una notte di sosta, ma Grimilde, colta dalla follia, distrutta mentalmente dalla preoccupazione, aveva ordinato ai suoi cavalieri di seguirla senza fermarsi, per giungere il prima possibile alla fortezza. Ci sarebbero volute ore, nessuno si fermò nonostante il gruppo fosse esausto, e al suo arrivo non persero tempo a chiamare medici di corte e servi per disporre l'amata principessa in camera sua. Inutile dire che chiunque vedesse Biancaneve in quelle condizioni, cominciasse a piangere o impallidire e fu allora che la regina comprese profondamente quanto fosse benvoluta la fanciulla dai capelli color ebano. Durante il processo di sistemazione della giovane addormentata, Grimilde non si separò mai da lei, non poteva permetterselo non sapendo di chi poteva fidarsi a corte. Era un momento disperato per lei, aveva deciso che si sarebbe occupata di stringere un nuovo patto col demone Astrael pur di riportare indietro la principessa.

Nel frattempo che i medici controllavano le condizioni fisiche di Biancaneve, aveva ordinato ad un cavaliere di cercare il consigliere di corte, per condurlo nel suo ufficio privato e aspettare il suo arrivo. I medici chiesero più volte che cosa fosse successo, ma la regina era stata irremovibile dalla sua convinzione che non potesse divulgare troppe informazioni sull'accaduto. Nessuno si oppose e tutti si limitarono ad accertarsi che Biancaneve fosse viva e stesse bene fisicamente.

Presto a palazzo giunsero altri cavalieri che confermarono il ritrovamento di Mariella, l'ancella di Biancaneve: era sana e salva, ma confusa. Non era stata capace di spiegare come si era ritrovata legata in un vicolo: aveva perso la memoria. Mentre Mariella e Biancaneve venivano tenute sotto stretto controllo, Grimilde ordinò a tutto il personale non richiesto di palazzo di abbandonare l'ala del castello appartenente alla principessa e presto si diresse con passo deciso verso l'ufficio del consigliere in arresto. Edgar quando vide le porte spalancarsi sbiancò e si fece piccolo sotto lo sguardo irato della regina: in cuor suo sapeva di essere stato scoperto, ma non lo avrebbe mai ammesso, così quando la regina ordinò di controllare la stanza, cercando armi e qualsiasi possedimento di Edgar, comprese lettere e altre carte scritte, lui rimase fermo nella sua posizione senza proferire parola.

Biancaneve e GrimildeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora