Capitolo 37.

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Lo sento inspirare con forza dopo ciò che ho detto e poi rilasciare il sospiro dalla bocca.
Mi fa venire nuovamente i brividi.

«Adesso ammetti che appartieni a me.»

Chiudo gli occhi e scuoto la testa. Lui mi vede.

«Ammettilo!»

Esclama e risveglia qualcosa dentro di me che mi provoca un imbarazzo immenso.
Ho sempre avuto la sensazione di avere il controllo, di essere al comando.. Lui me lo sta togliendo.

Arrendendomi alla sua richiesta, lo ripeto di nuovo.

«.. appartengo.. a te..»

Spero che Bucky non ricordi nulla. Lo spero con tutta me stessa.
Mi aspetto che lui mi lasci andare, invece sento un improvviso freddo sulle cosce e sul fondoschiena; mi ha alzato la gonna.

Avvampo e mi giro immediatamente per coprirmi.

«Hey, no!»

Come un bruto senza educazione, mi spinge di nuovo sul cuscino e la terza pacca sul sedere mi fa gemere.

Sono convinta di avere l'impronta della sua mano stampata sulla pelle.

«Avevi detto che avresti smesso!»

Ma le sue mani mi toccano, mi tengono giù e in un attimo strappano la mia camicetta bianca e me la tolgono.
Me lo ritrovo di nuovo sopra mentre io ansimo e mi bacia l'orecchio e la guancia.

«E tu hai detto di appartenermi.»

Deglutisco e in un attimo il soldato mi abbassa le mutandine e mi accarezza di nuovo.

Sono così esposta che mi sento andare a fuoco. Il contrasto tra la mia eccitazione bollente e quel tocco gelido mi manda in visibilio.

«Fermati.. Ti prego.»

Sto mugolando e come se avessi appena detto un'eresia, lui mi colpisce di nuovo. E stavolta le sue dita toccano anche la mia intimità e io sussulto ancora.

La mia momentanea debolezza gli permette di prendere i miei polsi e tenermeli fermi dietro la schiena con la stretta del suo braccio d'acciaio.

«Mi appartieni.. Mi appartieni.. Mi appartieni..»

Ripete come un salmo e prima che io potessi aggiungere altro, lo sento spingere dentro di me e prendermi senza esitazione, senza delicatezza.
Il suo bacino sbatte contro di me ed è finita.
Io sono finita. Perché non ho fatto davvero di tutto per fermarlo.
Forse un po' lo volevo.

Spalanco la bocca per lasciar uscire un grido ed il mio corpo si paralizza.
È un bruto, non mi da tempo per riprendere fiato e mi impone la sua presenza finché i miei muscoli, come posseduti da un qualche spirito euforico, non mi spingono a lasciarmi andare. A lasciare che lui mi prendesse senza fare opposizione.

Sono piegata su un letto, a carponi e l'uomo più pericoloso dell'HYDRA mi sta prendendo e io non faccio nulla per fermarlo.
La sua voce, le sue mani, la sua forza.. È tutto di lui. È come se fosse Bucky e io ho un bisogno così disperato di sentirlo e di averlo con me che non riesco a ribellarmi. Mi sento come annullata.

I miei gemiti vengono soffocati nel cuscino, ma i suoi no. Lui non si trattiene come Bucky; i suoi versi sono rochi e graffianti e lasciano la sua gola ad ogni spinta, annullando se possibile ancora di più le mie difese.

Il letto barcolla avanti e indietro al ritmo dei suoi bruschi movimenti e i miei fianchi dolgono, soprattutto perché lui ci si è aggrappato con la mano e non mi lascia, tenendomi ferma mentre lui si muove come gli pare e piace.

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