Capitolo 41.

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Sono passati due mesi da quando Toly mi ha rinchiusa in questa specie di rifugio nel bel mezzo del nulla.
Non sono riuscita a comunicare con nessuno e tantomeno ad orientarmi.

Sto impazzendo.

Sono sola per la maggior parte del tempo e quando Toly si degna di portarmi da mangiare, è sempre di pessimo umore.
Ho addosso diversi lividi delle sue sfuriate, ma preferisco quelli al trattamento che mi avrebbe riservato se il macchinario al piano di sotto fosse stato funzionante. E non lo è.

Quella sorta di poltrona della tortura è un'antenata di quelle su cui Bucky ha perso la sua memoria e sulle quali è stato torturato più e più volte.
Mi sento quasi in colpa ad esserne sfuggita, a differenza sua.

Toly ha provato per settimane a ripararla, senza immaginare che ogni volta che se ne andava, io scendevo là sotto a distruggere quello che aveva aggiustato, finché non ha lasciato perdere.

L'idiota ha dimenticato che sono un Agente dell'HYDRA anche io.
Forzare il codice della porta era stato un gioco da ragazzi.

Ora devo solo trovare un modo per tornare a casa. Ho giurato su mia madre che non avrei provato a scappare e tengo ancora troppo alla sua memoria, ma sono sicura che lei vorrebbe vedermi infrangere questo giuramento ridicolo e scappare il più velocemente possibile.

Ma dove?
Sono uscita più volte nei dintorni e non c'è altro che neve e boscaglia. Nulla che possa darmi un indizio su dove mi trovo.

Non sopravviverei un giorno là fuori da sola e poi fin'ora non ho neppure camminato bene. La ferita del proiettile si è rimarginata, ma la gamba mi ha fatto male per settimane.. Avrei avuto bisogno di punti di sutura interni, ma Toly non aveva tutta questa attrezzatura qui.

Meglio così.
Il dolore mi ha dato modo di non pensare troppo.

Non appena mi fermo, infatti, mi è impossibile non ripensare a tutto quello che è successo.
Sascha. Alek.

Bucky..

Mi manca così tanto da fare male.
La sua assenza è un dolore che conosco, ma stavolta è anche peggio. Stavolta c'è una grande possibilità che io possa non rivederlo mai più.
E la cosa mi distrugge.

«Sorpresa.»

Salto sul posto nel sentire quella voce alle mie spalle e quando mi giro, Toly mi sta guardando con un sorrisetto strano.

«Oh, sei tornato.»

Mi allontano dalla finestra e vado verso la cucina.
Se lui è qui, vuol dire che mi serve della Vodka. E questo rifugio era pieno di riserve di Vodka.

«Potresti evitare di ubriacarti ogni volta che mi vedi?»

«Io preferirei non vederti mai più, Toly, quindi no. Non posso evitarlo.»

Vedo la rabbia sul suo volto, cosa alla quale ormai sono abituata e io in tutta risposta, alzo il bicchierino per un brindisi.

«Avanti, picchiami di nuovo. Non sai fare altro, a quanto pare. Ormai sono la tua zampogna personale. A Rose, la zampogna!»

Mi scolo il bicchiere e lo riempio di nuovo.

«... Tu non vuoi proprio cambiare, eh?»

No. Ti odio e voglio odiarti per il resto della mia vita.

Gli rivolgo un sorriso sarcastico, immaginandomi la sua faccia se gli rispondessi questo.

«Mi piaccio così come sono.»

Lui sospira, si siede sul divano e si accende una sigaretta.

«Portarti qui non ha risolto nulla, comunque. La squadra di aspiranti supersoldati è decimata. Sergej è ancora in infermeria con un trauma cranico a causa dell'incidente che tu hai provocato, Viktor è morto e così anche Dimitri. Alek ora è al reparto statistica e Sascha mi guarda ogni volta come se volesse scuoiarmi vivo.»

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