C'era una cosa che Clarke aveva imparato in questo periodo in ospedale. Lexa era una paziente terribile e insisteva per tornare a casa subito. Cercava di alzarsi, muovere il braccio o si lamentava che stava sprecando la giornata. Fortunatamente, il dottore non era stato d'accordo e con un po' di persuasione da parte sua, la bruna aveva accettato di restare. Anche se questo rendeva scontrosa la donna, Clarke la trovava adorabile ed era molto paziente con lei. erano passati solo un paio di giorni, ma poteva dire che Lexa non vedeva l'ora di tornare a casa. Il medico avrebbe dovuto dimetterla più tardi se lei avesse potuto aspettare così a lungo.
"Rilassati" Clarke passò la mano tra i riccioli umidi di Lexa dopo la doccia. La donna aveva insistito, dicendo che faceva schifo e lei non poté fare a meno di essere d'accordo, con grande incredulità della bruna. "Arriverà presto, e poi potremo riportarti a casa".
"Odio quanto tempo ci vuole per essere dimessa. Perché non posso andarmene adesso?" Lexa mise il broncio e Clarke non poté resistere alla tentazione di avvicinarsi e baciarla dolcemente, assaporandone il sapore prima di tirarsi indietro per appoggiare la fronte contro quella della bruna.
"Sai perché" mormorò contro le labbra di Lexa. "Sii paziente ancora un po' e preparerò il tuo piatto preferito per cena e ti preparerò un bagno caldo".
Lexa sorrise e Clarke ridacchiò. "Sai esattamente cosa dire, vero?"
"A volte" si tirò indietro e vide Lexa fare una leggera smorfia quando muoveva la spalla. "Non sforzarti troppo". Fece scorrere delicatamente le dita lungo la spalla ferita, odiando che la donna stesse male, ma così grata che stesse bene.
Poteva andare molto peggio.
"Lo so" Lexa era irritata e Clarke non la biasimava. "Odio questa stupida benda".
"Può essere stupida, ma se non la indossi non guarirai correttamente" disse Clarke, strappando un altro sorriso a Lexa.
"Sì, dottoressa" Lexa le prese la mano e le passò le labbra sulle nocche. "Ti ho ringraziata per essere rimasta qui con me per tutto il tempo?"
"Ne hai parlato, ma ti ho detto che volevo essere qui".
"Lo so, ma comunque... significa molto. Grazie, Clarke" disse Lexa sinceramente e Clarke si sciolse vedendo lo sguardo fi assoluto amore e devozione nei suoi occhi.
"Anche se hai costantemente cercato di convincermi ad andarmene, sei comunque felice che io sia rimasta?" Clarke la prese in giro e vide le orecchie di Lexa arrossire.
"Quelle sedie sono scomode e il cibo dell'ospedale lascia molto a desiderare. In più, il vestito era orribile" Lexa fece una smorfia.
"Vero sotto tutti gli aspetti, ma l'abito non ti stava male. Devo dirlo" abbassò lo sguardo verso i pantaloni della tuta e la maglietta di Lexa. "Potresti indossare uno zaino ed essere comunque bellissima".
"Grazie, ma lo stesso si potrebbe dire di te".
"Forse" Clarke la salutò con un cenno e decise di affrontare la questione che Lexa aveva evitato di parlare. "Parleremo di quello che vuoi fare. L'investigatore ha stabilito che si trattava di incendio doloso".
"Lo so" Lexa si accasciò contro i cuscini lasciando andare la mano di Clarke per passarsela sul viso. "Solo che non so chi si abbasserebbe a questo livello e vandalizzerebbe la mia proprietà".
"Lex" Clarke fece del suo meglio per tenere sotto controllo le sue emozioni. "Il frutteto è una cosa, ma bruciare il fienile avrebbe potuto uccidere qualcuno" deglutì a fatica al ricordo di Lexa che riuscì a malapena a scappare prima che tutto crollasse. "Sei quasi morta".
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LA CADUTA
FanfictionStoria Clexa. Non l'ho scritta io, ma StormChaser1117 sul sito archieveofourown.org. Io mi occupo di tradurla in italiano, spero di farlo in modo corretto. Clarke ha avuto una storia con Finn per così tanto tempo, che si è dimenticata cosa vuol dir...