Capitolo 32

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Non importa quante misure di sicurezza abbia adottato Lexa, ancora non la faceva sentire al sicuro, no. Clarke si sentiva veramente in pace solo tra le braccia della sua ragazza, ma anche quello era diventato raro. Erano passate solo un paio di settimane da quando la bruna aveva diffuso la notizia e ogni giorno controllava con l'investigatore privato che aveva assunto e ogni giorno non c'era nulla di nuovo da riferire.

"Tesoro" disse sua madre dietro di lei. "Stai bene?"

Clarke annuì, non volendo preoccupare sua madre più di quanto non lo fosse già. Aveva parlato di tutto al telefono, esortandola a non venire. Non voleva che le accadesse qualcosa. Ovviamente Abby non aveva ascoltato ed era salita lo stesso sull'aereo.

"Sì" Clarke sorrise e cadde tra le braccia di sua madre quando le aprì. "Sono felice che tu sia qui anche se ti avevo detto di non venire".

Abby le baciò la sommità della testa. "Da dove pensi di aver preso la tua vena ostinata? Inoltre, non mi perderei un'altra vacanza con la mia figlia preferita".

Rise. "Sono la tua unica figlia" le lacrime le fecero bruciare gli occhi perché era una frase familiare che entrambi i suoi genitori dicevano spesso quando era piccola.

"Non cambia il fatto che tu sei la mia preferita" Abby le baciò di nuovo la testa. "So che sei preoccupata e spaventata, ma verrà catturato".

"Lo so, ma sono già passate settimane e non c'è traccia di lui" respirò il familiare profumo di limone del detersivo di sua madre. "È solo che... ho paura di cosa farà quando mi troverà. Se capisce quanto Lexa significhi per me, ho paura che le farà del male".

Abby si tirò indietro per incontrare il suo sguardo. "Lexa è forte e sa prendersi cura di se stessa, ma so che la ami tanto quanto lei ama te. Non sai quanto questo mi rende felice. La Vigilia di Natale è domani, quindi come riguardo adesso, proviamo a godercelo? È il nostro primo Natale con Lexa".

Clarke tirò su con il naso e sapeva che sua madre aveva ragione. Finn le aveva portato via tutto. Sarebbe stata dannata se gli avesse permesso di toglierle anche la sua vacanza preferita. "Va bene, mamma, ci proverò" si offrì perché era la cosa migliore che potesse fare.

"Questo è tutto quello che posso chiederti, tesoro" Abby l'abbracciò forte. "Ti amo così tanto e mi dispiace così tanto di non aver provato di più a mettermi in contatto con te prima".

"Va tutto bene, mamma, capisco. Sono così felice che tu sia qui adesso nonostante tutto. Avrei dovuto provarci di più anch'io" Clarke seppellì il viso nella spalla di sua madre.

"Shh, va tutto bene" Abby si passò una mano tra i capelli e Clarke si immerse nel tocco di sua madre. "Stiamo insieme adesso e non me ne andrò".

Clarke si tirò indietro sorpresa. "Cosa vuol dire che non te ne andrai? Hai un lavoro e una casa ad Arkadia".

"Sì, è vero, ma la vita di mia figlia è qui adesso e voglio essere dove sei tu" Abby si asciugò una lacrima che le cadde lungo la guancia.

"Aspetta" Clarke sbatté le palpebre un paio di volte. "Vuoi dire che ti trasferirai qui?" un sorriso si allargò leggermente sul suo viso. "Davvero?"

Abby rise. "Sì, sul serio. Sono stata trasferita qui all'ospedale e mi è stato assegnato un appartamento finché non avrò trovato un posto permanente in cui vivere" sorrise. "Volevo aspettare per dirlo a Natale, ma non vedevo l'ora".

Scosse la testa. "Sei qui già da un paio di giorni, mamma, quindi dirò che te la sei cavata abbastanza bene".

"Vero" Abby le strinse le spalle. "Ora dov'è Lexa? Pensavo che sarebbe tornata ormai".

LA CADUTADove le storie prendono vita. Scoprilo ora