Gli incubi erano tornati con una vendetta e Lexa si sentiva assolutamente impotente. Non poteva farli andare via e nemmeno far sentire meglio Clarke. L'unica cosa che poteva fare era tenerla in braccio e rassicurarla che era al sicuro e amata. Successe ogni singola notte. Durante il giorno, gli incubi svanivano e tornava praticamente in sé. Di notte, però, la paura si manifestava nei suoi sogni e le impediva di dormire. Era d'aiuto il fatto che Abby avesse potuto trasferirsi prima e avesse trovato casa in città. Lexa sapeva che Clarke era felice di riavere sua madre lì, il che fu un sollievo perché voleva solo che fosse felice.
"Come sta oggi?" Abby le fece scivolare una tazza di caffè. Rimaneva al ranch alcuni giorni alla settimana per dare una mano perché Clarke era terrorizzata all'idea di essere lasciata sola, anche per pochi minuti.
"Resiste" Lexa si passò una mano sul viso. "È passato più di un mese e gli incubi non stanno migliorando. Non mi aspetto che scompaiano magicamente. Ho provato a parlare della possibilità di vedere un terapista, ma lei rifiuta. Proprio come quando è arrivata qui per la prima volta, Clarke ha accantonato l'idea altrettanto velocemente".
"Non sono sorpresa che non vuole vedere nessuno. Non l'ha voluto nemmeno dopo la morte di suo padre. Preferisce gestire le cose da sola. È testarda, proprio come suo padre" sospirò Abby.
"Pensavo che la morte di Finn avrebbe aiutato, ma sembra che niente aiuti".
"Sì e tu aiuti mia figlia più di quanto tu creda" Abby sorrise. "Da quello che ho capito, Clarke sta rivivendo quello che è successo quella notte nei suoi sogni" fece una pausa. "Ti ha detto... a volte vede te al posto di Finn?"
Lexa aveva appena bevuto e aveva finto per sputarlo sul bancone. "Cosa? Davvero? Non sono io che le ho fatto del male, vero?" non era sicura che avrebbe saputo come se gestirlo se fosse stato così.
"No, no, no" Abby afferrò un asciugamano e pulì dove aveva sputato. "Siediti. Preparo qualcosa per la colazione".
"Sei un ospite. Non è necessario che tu lo faccia" protestò debolmente Lexa.
"Lo voglio" Abby sorrise. "Lei vede che sparano te, non Finn".
"Oh, Clarke" gli occhi di Lexa si riempirono di lacrime. "Perché non me l'ha detto?"
"Non voleva farti preoccupare, credo. Sa quanto sei impegnata" Abby le strinse la mano. "È sempre stata protettiva nei confronti delle persone a cui tiene e vuole risparmiare loro ogni dolore".
Lexa strinse la mano a pugno. "Lo capisco, ma non posso aiutarla se non so cosa sta succedendo".
"Fai un respiro profondo. Stai facendo tutto quello che puoi" Abby fece il giro dell'isola e l'abbracciò.
Fece un paio di respiri profondi mentre alcune lacrime le scendevano lungo la guancia. "Voglio solo che stia bene".
"Clarke starà bene" Abby le baciò la testa. "Ha te e un sacco di altre persone che si prendono cura di lei".
Lexa si appoggiò all'affetto materno, assorbendolo. A parte Clarke, non aveva permesso a nessuno di confortarla, nemmeno a sua sorella. Era bello, ma le faceva sentire la mancanza dei suoi genitori.
"Non vedo proprio come potrei aiutarla" ammise Lexa in un sussurro. "Avevo un'idea che volevo realizzare per Clarke, oggi, ma non sono sicura che sarebbe stata d'accordo".
"Dillo a me" Abby fece un passo indietro, ma tenne una mano sul suo avambraccio.
"Voglio portare Clarke fuori per un vero appuntamento" Lexa sorrise tra le lacrime. "È stato un tale turbine da quando è venuta qui che non l'abbiamo mai fatto" si sporse in avanti con le braccia sul bancone. "Pendo che ora sia il momento giusto. Finn se n'è andato per sempre. È ufficialmente divorziata, vedova o come vuoi chiamarla. Voglio ricominciare da capo, ma non cancellare gli ultimi mesi. Voglio ricominciare da capo in modo che Clarke non debba guardarsi costantemente alle spalle".
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LA CADUTA
Fiksi PenggemarStoria Clexa. Non l'ho scritta io, ma StormChaser1117 sul sito archieveofourown.org. Io mi occupo di tradurla in italiano, spero di farlo in modo corretto. Clarke ha avuto una storia con Finn per così tanto tempo, che si è dimenticata cosa vuol dir...
