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PARTE 1
Elizabeth pov

«Assolutamente no! Io non farò per un mese questi lavori con Noah!»

La mia voce rimbomba nell'ufficio del preside, che per mia sfortuna è anche mio padre. Stringo i pugni lungo i fianchi e lo fisso, sperando che si renda conto dell'assurdità della sua decisione.

«Vale lo stesso per me» interviene Noah, con quel suo solito tono strafottente. È appoggiato contro la parete, le braccia incrociate sul petto e un sorrisetto compiaciuto sulle labbra. Lo odio.

Mio padre sospira, ma il suo sguardo non vacilla. «Mi dispiace, ragazzi, ma dovete imparare a capire le conseguenze delle vostre azioni.»

Oh, certo. Come se fosse colpa nostra. Solo perché abbiamo avuto un piccolo... diverbio in palestra. Se proprio vogliamo essere precisi, è stato Noah a provocarmi per primo. Io ho solo risposto a tono.

E ora, come punizione, dovremo collaborare per un mese a un progetto scolastico.

Uscendo dall'ufficio, sbatto la porta con troppa forza.

«Senti, io non ho intenzione di fare nessun lavoro con te» mi dice Noah, con un ghigno irritante stampato in faccia.

«Oh, Noah, non preoccuparti, non è assolutamente un problema per me» replico, incrociando le braccia.

«Bene. Allora siamo d'accordo.»

Inspiro a fondo. So che discutere con lui non ha senso, quindi faccio una proposta. «Facciamo un patto.»

Noah alza un sopracciglio. «Mh?»

«Tu la smetti di starmi addosso e io mi faccio aiutare da Lucas.»

Lui scoppia a ridere. «Oh certo, il tuo fidanzatino.» Mi guarda con divertimento. «Mi va bene, a patto che tu non rompa le palle a me.»

«Affare fatto.»

Non perdo tempo: devo andare subito da Lucas. Lo trovo nel cortile della scuola, insieme ai suoi amici. Ogni volta che lo vedo, mi innamoro un po' di più. È seduto su una panchina, il sole gli illumina il viso, mettendo in risalto i suoi lineamenti perfetti e il suo sorriso rilassato.

Appena mi avvicino, Jasper, il suo migliore amico, mi squadra con un sorrisetto divertito. «Allarme rosso.»

«Fottiti, Jasper» ribatto ridendo. Con il tempo ho imparato a sopportare le sue battute, anche perché ormai lo considero come un fratello.

Lucas mi guarda, già consapevole che sto per chiedergli qualcosa. «Oh no, riconosco quell'espressione. Che ti serve?»

«Sono stata dal preside.»

«Tuo padre?»

Sbuffo. «Purtroppo.»

Lui inarca un sopracciglio. «E cosa ti ha detto di tanto grave?»

«Mi ha assegnato un progetto con Noah.»

Il suo sguardo si indurisce. «Oh... e io a che ti servo?»

«Abbiamo fatto un accordo.»

Lucas sospira, capendo subito dove voglio arrivare. «Lasciami indovinare: tu fai tutto il lavoro e lui non ti infastidisce.»

Annuisco con enfasi. «Esattamente! Ma non voglio fare tutto da sola, quindi... mi aiuterai, vero?»

Lui scuote la testa, ma alla fine sorride. «Va bene, oggi passo da te e mi spieghi meglio.»

Se non fossimo in pubblico, lo bacerei all'istante.

A casa, gli illustro il progetto nei minimi dettagli. Quando capisce la durata dell'impegno, sgrana gli occhi.

«COSA? Dobbiamo lavorarci un mese? Ma tuo padre è impazzito?»

«No, vabbè, amore, se non vuoi farlo, non preoccuparti...» mormoro, scrollando le spalle.

Lui scuote la testa. «No, no, tranquilla. Ti aiuterò. Però dobbiamo organizzarci bene, sai che ho gli allenamenti e i tornei.»

«Lo so, cercherò di non pesarti troppo.»

Lui mi osserva per un attimo, poi chiede: «Ma perché tuo padre ha assegnato proprio a voi due questo progetto?»

Oh no. Sta per partire con una delle sue solite scenate di gelosia.

«Beh... Noah ha iniziato a provocarmi, così io ho reagito. E alla fine, beh... abbiamo cominciato a urlarci contro in palestra.»

Lucas stringe la mascella. «Ti ha alzato le mani?»

«No, certo che no!»

«Effettivamente a scuola non lo farebbe mai.»

La sua risposta mi fa rabbrividire. È vero. Noah sa esattamente dove fermarsi per evitare guai seri.

Il giorno dopo, alla mensa scolastica, io e Lucas siamo immersi nel progetto. Se ci lavoriamo più ore del previsto, magari finiremo prima.

Alla fine della giornata, usciamo con i suoi amici e Sarah, la mia migliore amica.

Durante la cena, Max, il fidanzato di Sarah, butta lì una frase che mi fa rizzare le antenne: «Oggi tuo padre mi voleva sospendere.»

Sarah lo fissa, scettica. «E mo'? Che hai combinato?»

Max ride, poi si appoggia allo schienale della sedia. «Ho tirato un pugno a Noah.»

Mi irrigidisco.

«Ah, allora non te lo meritavi» commenta Lucas con nonchalance.

«Perché gli hai tirato un pugno?» chiede Jasper, sorpreso.

Max sbuffa. «Perché ci provava con Sarah.»

Lei alza gli occhi al cielo. «Oh, smettila. Esageri sempre.»

«Non esagero affatto. L'hai visto come ti guarda? È un maniaco.»

Sarah rimane in silenzio per un istante, poi incrocia le braccia. «Sì, ma non fare il geloso. A quello stronzo nemmeno lo degno di uno sguardo. È un puttaniere.»

Su questo, sono d'accordo con lei. Peccato che mio padre debba sempre complicarmi la vita.

Il giorno dopo, durante l'ora di storia, mi arriva un bigliettino. Senza nemmeno aprirlo, so già di chi è. Lo svolgo con un sospiro esasperato.

Come va il compito col tuo stupido fidanzato? Se prendo un brutto voto, me la prendo con te.

Deficiente.

Mi volto verso Noah e gli mostro il dito medio. Lui ride, divertito.

Non ho mai capito perché venga a scuola se non ha mai aperto un libro in vita sua. Cazzi suoi comunque. Spero solo che un giorno mio padre si decida a espellerlo.

Alla fine della lezione, mentre mi avvio in classe con Lucas per continuare il compito, mi accorgo che Noah è già lì. Non da solo. Si sta baciando contemporaneamente con due ragazze.

Mi scappa un'espressione di disgusto.

Poi, improvvisamente, la porta si apre ed entra mio padre.

La campanella non è nemmeno suonata.

«Mi sa che non sono stato abbastanza chiaro» dice, piantando gli occhi su di me.

Inspiro, cercando di mantenere la calma. «Parla con me?»

«Sì, e gradirei che mi dessi del lei.»

Oh, certo, signor preside. Sai dove puoi ficcartelo, il "lei"?

Mi trattengo a fatica dal ridere. «Mi scusi, signor preside.»

Lui incrocia le braccia. «Elizabeth, il compito lo devi fare con Noah. Sennò non ha senso che ve l'abbia assegnato.»

Fantastico. Un mese con Noah Gilbert. Sto già impazzendo.

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